“Fotografi siciliani sparsi per il mondo”: una mostra a Roma per il nuovo libro di Roberto Strano. Da oggi e fino al 10 novembre

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Fotografi siciliani sparsi per il mondo”: una mostra a Roma per il nuovo libro di Roberto Strano. Da oggi e fino al 10 novembre

Palazzo Merulana, Roma ospita a partire da oggi e fino al 10 novembre la mostra fotografica “Sicilians” di Roberto Strano (inaugurazione ore 19:00 orari dal mercoledì al lunedì dalle 10:00 alle 20:00) in collaborazione con i magazine Unfolding Roma, JL Interviews e Romeing. Insieme alla mostra la mostra arriva il nuovo libro , edito da PostCart, un volume in cui vengono ritratti i grandi maestri della fotografia: Ferdinando Scianna, Giuseppe Tornatore, Enzo Sellerio, Letizia Battaglia, Franco Zecchin, Thomas Roma, Giuseppe Leone, Tano D’amico, Aldo Palazzolo, Fausto Giaccone, Renato Zacchia, Giovanni Chiaramonte, Lia Pasqualino, Antoine D’Agata, Salvatore Giglio, Melo Minnella, Walter Leonardi. Nelle situazioni più concitate guerre, proteste, manifestazioni, avere la prontezza di scattare una fotografia degna di questo nome è un talento riservato a pochi. Quelli che ce la fanno entrano a pieno diritto nell’Olimpo dei Fotografi, sì, quelli con la maiuscola. In questa categoria rientra sicuramente Roberto Strano, inserito tra i grandi fotografi del XX secolo insieme a Bresson, Scianna, Doisneau, Giacomelli, Capa,Sander, FontCuberta, Man Ray, Giacomelli.

Strano è un grande protagonista del nostro tempo, abile a cogliere l’intensità di un attimo, senza troppi orpelli, senza alcuna retorica. Nelle sue mani la macchina fotografica diventa un veicolo privilegiato per raccontare delle storie, soprattutto quelle di chi non viene più ascoltato. Scrive proprio Ferdinando Scianna in “Fotografi siciliani sparsi per il mondo”: Una trentina di anni fa il mio angelo paterno Leonardo Sciascia individuava le ragioni, complesse e contraddittorie, che hanno provocato in Sicilia una straordinaria fioritura di grandi scrittori in una potente passione per il racconto della realtà, della vita, della storia. Il realismo letterario di cui parlava Sciascia non era banale. Una ossessione per la realtà che poteva sfociare nella fantasia, nella su-realtà. E Leonardo aveva già notato che su questa linea, per esempio, si muovevano anche alcuni fotografi siciliani. Ne presi spunto per immaginare e con facilità profetizzare che c’era da aspettarsi una fioritura della fotografia in Sicilia. Non si può negare che questa fioritura, ricca e importante, ci sia stata. Diversa, naturalmente, da quella letteraria, e peculiare. Essere siciliani e andare via è stato per moltissimo tempo quasi un sinonimo. Molti fotografi siciliani sono andati via, e li ritroviamo in giroper il mondo. Ma andare via, per un siciliano, è una faccenda complicata. Nessuno tra quelli che vanno via riesce veramente a smettere, in un modo o in un altro, di essere siciliano. E nessuno tra quelli che sono rimasti ha potuto evitare un’esperienza cosmopolita. Soltanto chi ha un villaggio nella memoria, ha detto Ernesto De Martino, può vivere un’esperienza cosmopolita. Ancora meno uno che fa fotografie, linguaggio cosmopolita per eccellenza della modernità La cosa straordinaria, che ho verificato più volte, è che l’inestirpabilità, che non sempre è positiva, di un certo modo di essere siciliano la si ritrova anche in quelli che sono nipoti e pronipoti dei loro nonni e bisnonni che sono stati costretti a partire. Basta citarne uno solo, grande regista, che ha comunque a che fare con le immagini: Martin Scorsese. Ho quasi voglia di fare un’affermazione orgogliosa, forse persino arrogante. Su quale altra regione italiana si sarebbe potuto fare un libro come questo di Roberto Strano, che racconta ventuno fotografi siciliani, dell’isola e della diaspora? E lui steso ci avverte che non è nemmeno, né poteva esserlo, esaustivo. Ma che cosa significa questo libro? In che cosa consiste la sua legittimità e importanza? A me pare che due sono le molle che hanno spinto Roberto a concepire e realizzare un progetto così singolare e emozionante. Tanto per incominciare l’amore divorante per la fotografia. E la fotografia, lo sappiamo, è i fotografi. Un viaggio dentro la propria passione attraverso gli incontri. Un viaggio da fotografo. Un viaggio che racconta storie e persone con fotografie di prim’ordine. Non un semplice repertorio: un racconto. Un racconto di scoperta e di amicizia, un’iniziazione di appartenenza. Ed è questa l’altra molla chiave del libro. Questo libro è una presa di coscienza culturale, la scoperta di una tradizione variegata e tuttavia unitaria che esiste e ci spiega, ci giustifica. Che spiega e giustifica Strano e noi tutti che figli di quel mondo facciamo i fotografi. Alla quale possiamo riferirci. […] La fotografia siciliana esiste. Ed è, probabilmente, tra le più internazionali nella vicenda della fotografia italiana.” Insomma “i reportage di Strano – scrive Pietro Collini – rientrano sicuramente nella categoria dei grandi reportage sociali e denotano sempre una grande attenzione dell’autore per il rispetto e la profonda considerazione verso i suoi soggetti. Volendo entrare nel paragone con i grandi maestri, sicuramente il suo sentire la fotografia lo avvicina molto a Salgado, dal quale riprende la profonda umanità e, in parte, la tecnica di ripresa.

Nel suo modo di fare reportage, si avverte anche una preparazione non comune, uno studio delle realtà in cui si cala e dalla quale attinge immagini dal vigore eccezionale, che sa trasmettere direttamente al nostro cuore, sempre in punta di piedi e senza mai ferirci.” Roberto Strano terrà anche due nuovi workshop di reportage, dal 2 al 3 Novembre presso Immagnificio, Via Domenico Oliva 4B Roma e dal 23 al 24 Novembre presso Spazio Maddalena, Piazza della Maddalena 6, Roma. Le iscrizioni sono ancora aperte per informazioni: rivolgersi a info@robertostrano.com / joan.long82@gmail.com 333.7211434

Autore: Redazionale

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