Yuli, una danza di rivoluzione

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Yuli, una danza di rivoluzione

@ Loredana Pitino (17-10-2019)

La storia vera del primo ballerino di colore del Royal Ballet di Londra, Carlos Acosta (ancora vivente), una storia di riscatto e lotta, è il racconto del film Yuli, danza e libertà, nelle sale dal 17 ottobre.

La sceneggiatura di Paul Laverty è tratta dal libro No Way Home scritto dallo stesso Acosta, regia di Iciar Bollain.

Yuli è il soprannome che il padre aveva dato al piccolo Carlos: guerriero, combattente (in alcuni culti afroamericani, Yuli è figlio della guerra e del fuoco). La guerra che Carlos deve combattere, per volontà del padre Pedro (interpretato dalla vera rivelazione di questo film, Santiago Alfonso) è una guerra di rivoluzione. Pedro è un camionista cubano di colore, a capo di una numerosa famiglia che deve mantenere col suo duro lavoro; proviene da una lunga dinastia di “schiavi negri” per secoli oppressi, sfruttati, perseguitati, torturati, uccisi dall’arroganza dell’uomo bianco. La storia di Yuli, infatti, comincia nel film dal racconto di Pedro che porta il figlioletto piccolo nei luoghi della segregazione dove gli schiavi venivano tenuti prigionieri e costretti a lavori pesantissimi, sempre in catene, trattati come animali da lavoro, senza diritti e senza libertà. Per questo lungo tormento, che non è solo quello di Pedro, ma è quello di tutte le generazioni che lo hanno preceduto, Carlos deve volare alto; il padre sogna per lui un futuro nella danza e lo costringe a grandissimi sacrifici, che Carlos non vuole fare, per essere il primo, il più bravo; anche più bravo di un bianco.

Carlos bambino balla per le strade de L’Avana, balla il rap lacero e sporco di fango, improvvisando movimenti del corpo a ritmo di una musica viscerale. Pedro lo costringe a studiare la danza classica che è rigore e disciplina, lo allontana dalla famiglia per fargli frequentare la rinomata Escuela Nacional Cubana de Ballet, si mette contro la moglie e le figlie, ma scommette con fermezza sulla carriera del figlio.

Siamo negli anni Ottanta, è passato il tempo della Rivoluzione cubana, la miseria soffoca il popolo, la città (sulla quale la regista si sofferma con panoramiche molto attente a cogliere ogni segnale di degrado urbanistico e sociale) è raccontata nella sua decadenza. La scelta obbligata di Carlos è una scelta di rivoluzione simbolica, di sfida verso un’esistenza pre-determinata.

Carlos ottiene il riscatto per sé, ma soffre della lontananza; il conflitto col padre si accende sempre di più; Pedro arriva alla violenza verso il figlio quando scopre le menzogne di questi, si dimostra duro quando Carlos lontano lamenta il suo malessere e la nostalgia che lo attanaglia, non lo accoglie quando Carlos, legato alla madre e alle sue sorelle, legato alla sua terra, torna a Cuba.

La nostalgia è un sentimento che Pedro non può permettersi, che Carlos non deve permettersi.

La scelta narrativa della regista è originale: il film coniuga elementi di realismo documentaristico con passaggi in cui lo stesso Acosta compare come ballerino ad interpretare se stesso in una rappresentazione autobiografica non verbale di cui è coreografo e protagonista, e momenti, come la scena iniziale (qui brani dalla fantasmagorica Bajadera di Ludwig Minkus) in cui la musica non è un sottofondo, ma la protagonista insieme alla danza.

Ogni cosa è raccontata in modo asciutto e sincero, non c’è nessuna tentazione verso il racconto idilliaco, Carlos non è una cenerentola, anche perché il riscatto non è il solo tema del film e non c’è sentimentalismo alcuno. Solo la musica confeziona un velo di epos che scende sui personaggi e sui luoghi.

Davvero degna di nota l’interpretazione di Santiago Alfonso nel ruolo del padre-padrone che nasconde il suo cuore dietro la maschera dura, segnata dalla fatica e dai soprusi di secoli di segregazione e razzismo.

Pertinente l’uso della fotografia che mescola colori e luci, ombre e sfumature specularmente al racconto.

Yuli – Danza e libertà

Titolo originale: Yuli
Nazione: Spagna
Anno: 2018
Genere: Biografico, Drammatico, Musicale
Durata: 109′
Regia: Icíar Bollaín
Cast: Carlos Acosta, Mario Elias, Héctor Noas, Betiza Bistmark Calderón
Produzione: Morena Films, Potboiler Productions
Distribuzione: ExitMedia
Data di uscita: 17 Ottobre 2019 (cinema)

Autore: Loredana Pitino

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