Anche Kobane è sotto attacco, il graphic journalism di Zerocalcare

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Anche Kobane è sotto attacco, il graphic journalism di Zerocalcare

@Pierluigi Pedretti (13-10-2019)

 

In memoria di Hevrin Khalaf

attivista per i diritti delle donne

trucidata dalle milizie islamiche.

“Il lungo tradimento comincia negli anni ’70 e oggi nel Nord della Siria, il Rojava curdo, si è aperto il capitolo più devastante: il massacro di un popolo e dei principi più basilari di giustizia, diritto internazionale e democrazia”. (Alberto Negri, Il manifesto, 13 ottobre 2019). Erdogan ha deciso di attaccare i curdi complice l’inanità dell’Europa e l’incapacità (e scarsa volontà) degli Usa di fermare il Sultano turco. Dopo essersi servito dei curdi per fermare il terrorismo islamico, ora l’Occidente li scarica. Un groviglio di interessi contrapposti si annoda tra Iran, Arabia Saudita, Israele, Usa e Russia minando ancor di più la già precaria situazione mediorientale, dove la posta del gioco è il petrolio. Anche le città curde più distanti dal fronte, che non avrebbero dovuto essere interessate all’azione di guerra del governo turco, sono sotto attacco. Difficile raccapezzarsi in questo complicatissimo gioco militar-diplomatico. Può aiutarci a decifrare la questione un libro particolare, uscito qualche tempo fa, Kobane calling (BAO Publishing, aprile 2016, pp.261, € 20) di Zerocalcare. Michele Rech (il suo vero nome) si è guadagnato la stima e una giusta fama di autore “engagé” si potrebbe dire se oggi non suonasse offensivo, data l’eclissi degli intellettuali, o la scarsa stima di cui godono quelli odierni. Il pubblico più avvertito sa, però, riconoscere un libro sincero, quando scritto e disegnato con il cuore e la mente.

Un settore del moderno fumetto è quello del graphic journalism a cui non si è sottratto – con il suo peculiare stile narrativo e grafico – l’autore romano. “Volevamo portare aiuti ai curdi” – ha raccontato Zerocalcare in un’intervista – “ma abbiamo capito che avevamo soprattutto da imparare da un popolo impegnato nella costruzione di una nuova società che mette al centro la liberazione della donna e la pacifica convivenza tra religioni ed etnie”. Ecco che dall’esperienza di quel viaggio è nato Kobane Calling, reportage/diario scritto e disegnato tra la fine del 2014 e l’estate del 2015 quando l’autore lascia Roma, o meglio il suo amato quartiere di Rebibbia, per raggiungere con un gruppo di amici volontari il Rojava, l’enclave curda, nei pressi del confine tra Turchia e Siria, a poca distanza dalla città assediata di Kobane. Già apparso in parte sulla rivista ‘Internazionale’, ha trovato, poi, il compimento con l’integrazione di altre pagine di inediti. La storia, pur nella sua drammaticità, è “narrata” come al solito in prima persona, a volte con umorismo e sempre con uno sguardo empatico verso il popolo curdo. Zerocalcare è soprattutto stupito dalla forza e dalla dignità che dimostrano le donne curde, che resistono tenacemente alla violenza maschilista e oscurantista dei militanti dell’Isis ma anche della Turchia.

Eh sì, perché Zerocalcare ci racconta, anche attraverso l’uso di mappe e grafici, quello che i mass media nazionali non ci dicono o tengono sottaciuto: che la Turchia è responsabile di connivenza coi militanti Isis per eliminare i curdi. Il regime di Erdogan ce lo dimostra ogni giorno con la prigione per i giornalisti indipendenti, il rifornimento di armi agli islamisti e l’acquisto clandestino di petrolio dai pozzi in mano a loro. L’Occidente silente accetta quasi tutto in nome della sacra alleanza contro la Russia, che ha in ballo altri interessi. Una lettura necessaria, non solo di controinformazione, ma anche di passioni sociali e civili da ravvivare perché non si dimentichi che in migliaia dovranno andar via dalle loro terre e moltissimi moriranno. Le donne moriranno. Senza chiedere nulla in cambio, mai. “E’ così che viviamo. E’ così che moriamo anche. Ma almeno siamo libere. Sono 40 anni che lottiamo per questo”.

Autore: Pierluigi Pedretti

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