#RFF 2019 | In selezione ufficiale ‘Scary Stories to Tell in the Dark’, un film di André Øvredal sceneggiato da Guillermo Del Toro

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E’ LIETA DI ANNUNCIARE

IN SELEZIONE UFFICIALE ALLA
FESTA DEL CINEMA DI ROMA

un film di ANDRÉ ØVREDAL

Sceneggiato e prodotto dal Premio Oscar®
Guillermo del Toro

Tratto dal terrificante best seller di
Alvin Schwartz

con ZOE COLLETTI MICHAEL GARZA GABRIEL RUSH AUSTIN ABRAMS DEAN NORRIS GIL BELLOWS LORRAINE TOUSSAINT

distribuito da NOTORIOUS PICTURES

durata 107′

AL CINEMA DAL 24 OTTOBRE 2019

UFFICIO STAMPA DI MILLA MACCHIAVELLI

Ilaria Di Milla M. 3493554470 | E. ilariadimilla@gmail.com

Deborah Macchiavelli M. 3335224413 | E. macchiavellideborah@gmail.com

www.dimillamacchiavelli.com |E. info@dimillamacchiavelli.com

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SINOSSI

Corre l’anno 1968 negli Stati Uniti, e il vento del cambiamento imperversa possente. Sembra lontana dai disordini dei grandi centri urbani la cittadina di Mill Valley, sulla quale, ormai da generazioni, incombe la lunga ombra della famiglia Bellows. È nella loro dimora, situata ai margini della città, che Sarah, una ragazza che cela terribili segreti, ha trasformato la sua travagliata esistenza in una serie di storie spaventose, scritte in un libro che ha travalicato i limiti del tempo. Storie che diventano fin troppo realistiche per un gruppo di giovani che, durante la notte di Halloween, andranno alla scoperta della terrificante casa di Sarah, chiamati a risolvere il mistero che avvolge alcune macabre morti avvenute nella loro cittadina.

IL FILM

Da sempre ci sono storie così potenti che possono provocare un formicolio alla spina dorsale, togliere il respiro, oscurare la notte, far venire la pelle d’oca e far nascondere i bambini (per non parlare degli adulti) sotto le coperte. Da tempo presenti nel folklore americano, queste storie oscure sono state raccontate intorno ai falò, durante i pigiama party, nei cortili delle scuole, tra amici e famiglie per puro divertimento e qualche brivido. E se queste sorprendenti leggende di terrore e di vendetta diventassero improvvisamente pura realtà? È quello che succede in Scary Stories To Tell In The Dark, una storia horror tratta dall’iconica ma profondamente inquietante serie di libri di Alvin Schwartz. Nato dal visionario team del produttore Guillermo Del Toro e del regista André Øvredal, il film è tutt’altro che un’antologia. Piuttosto è la storia di un gruppo di giovani disadattati che devono affrontare tutte le paure che si frappongono tra loro e il loro futuro. Tutto inizia nel 1968. In un periodo di tumulti, le cose rimangono relativamente tranquille a Mill Valley. Questo fino a quando gli adolescenti Stella, Ramon, Chuck e Auggie non osano esplorare l’inquietante casa infestata della loro città – l’ex casa della presunta omicida Sarah Bellows – e scoprire un libro con poteri soprannaturali smisurati. Quasi immediatamente, il libro cambia i loro destini. Uno ad uno, si ritrovano a vivere le storie che Sarah sceglie di raccontare… Harold, The Big Toe, The Red Spot e altro ancora, e sono chiamati a combattere inesorabilmente le proprie paure più terrificanti. “Volevamo ricreare alcuni dei racconti horror più spaventosi e divertenti che si trovano nei libri di Alvin Schwartz. Ma lo facciamo all’interno di una storia di un gruppo di amici negli anni ’60”, spiega Del Toro, che ha esplorato il potere del genere horror di commuovere ed emozionare, durante la sua carriera cinematografica vincitrice dell’Oscar®. Spesso soprannominato il “re dei mostri”, Del Toro ha ricercato spesso quell’emozione che le storie oscure riescono a ispirare. Ha adorato così tanto i libri di Scary Stories che ha acquistato anche diversi schizzi di Gammell decenni fa. “La bellezza di queste storie è che hanno l’eterno fascino dei racconti da falò, che fanno tremare le persone, anche quando vengono ascoltate più e più volte”, afferma Del Toro. “Nel nostro film, ai temi dell’amicizia, della compassione, aggiungiamo anche l’idea che le storie possano fare male o possano anche guarire”. Continua Del Toro: “Esistono due tipi di film horror. I primi sono quelli che spaventano la tua anima. Ma poi ci sono film horror che sono come un giro sulle montagne russe. Divertenti ed emozionanti ma che alla fine hanno uno spirito umanistico. E questo è il tipo di film che André ha realizzato, uno in cui ti diverti ad essere spaventato”. Per Øvredal, Scary Stories non è stata solo l’occasione per affrontare il suo film più grande fino ad oggi. È stata anche l’occasione tanto desiderata di rendere omaggio a quei film per bambini che hanno formato la sua educazione cinematografica. Era attratto dall’occasione di poter realizzazione un film horror PG-13, che avrebbe raggiunto molte persone, e di tutte le età, affascinate da questo genere. “Mi sono avvicinato a Scary Stories To Tell in the Dark come a un mix tra una storia dell’orrore e un inno alle avventure di Amblin che amavo da bambino”, spiega Øvredal. “Ci sono questi personaggi molto divertenti e realistici che combattono forze malvagie dei regni delle favole e dei mostri. Volevo provare a bilanciare l’energia e l’adrenalina che ottieni dall’horror con le vibrazioni positive che ho trovato nei film d’avventura di Hollywood che mi hanno fatto innamorare dei cinema da bambino”. Mentre il film prende vita tra creature raccapriccianti e incubi, Øvredal puntualizza che si tratta delle reali ansie della crescita. Un elemento umano guida l’azione fin dall’inizio. Questo accade quando Stella e i suoi amici scoprono che la famigerata Sarah Bellows potrebbe non essere stata il mostro psicopatico a cui sono stati portati a credere dalle dicerie cittadine. Ora, porre rimedio ai torti commessi contro questa persona non così diversa da loro, diventa la loro unica speranza di sopravvivere alle storie che lei sta inventando per vendetta. “Ci siamo divertiti a ricreare i mostri sullo schermo, ma i mostri peggiori in questo film sono le bugie, gli inganni e le maldicenze”, riassume Øvredal. “Questo è ciò che dà inizio al ciclo di paura della storia”.

IL LIBRO SPAVENTOSO

Tradizioni popolari, racconti da falò e storie spaventose hanno terrorizzato bambini e adolescenti per secoli. Sono stati a lungo un rito di passaggio, nel periodo in cui i bambini sviluppano la fiducia e persino la necessità di affrontare le loro paure, di tracciare i confini tra il bene e il male e scoprire come affrontare situazioni intense. Ma fu nei primi anni ’80 che lo scrittore e giornalista Alvin Schwartz raccolse alcune di queste leggende da incubo da antiche antologie, riviste e racconti popolari in una serie di libri che sarebbero diventati un fenomeno incredibile. Le sue Scary Stories To Tell In The Dark furono un tale successo, che presto seguirono More Scary Stories To Tell In The Dark e poi Scary Stories 3: More Stores to Chill Your Bones. Originariamente illustrate dall’artista vincitore del Caldecott Medal, Stephen Gammell, le storie hanno preso vita non solo a parole ma anche in disegni ferocemente surreali, che sembrano balzare fuori dalle pagine direttamente nell’immaginazione, dove sono rimasti. Sebbene Schwartz sia morto nel 1992, Scary Stories To Tell In The Dark è diventata una delle serie di libri più amati degli anni ’90, vendendo milioni di copie e diventando una pietra miliare culturale per un’intera generazione. La passione per questi libri ha anche scatenato un controverso movimento per vietarli dalle biblioteche scolastiche. Tuttavia, sembrava che più i libri fossero difficili da trovare, sempre più aumentassero di popolarità. Forse ciò che i bambini hanno amato di più è che queste storie parlavano liberamente. Sono state progettate per portare alla luce tutte le paure più recondite. La prima volta che si leggono, sono come un’esplosione di brividi. Ma si possono leggere ancora e ancora e le paure rimangono sempre vive. Per Guillermo Del Toro – che ha sempre visto i mostri come metafore di ciò che gli umani tengono nascosto e che crede che le storie spaventose siano fondamentali per la formazione della psiche dei bambini – i libri di Scary Stories erano una fonte di pura gioia. Quando ha saputo che la CBS Films aveva acquisito i diritti, voleva immediatamente partecipare alla creazione. “Questa è stata l’occasione per rendere omaggio al libro, raccontando una storia più grande, molto spaventosa ma anche piena di quello spirito giocoso tipico della giovinezza”, afferma Del Toro. “È stata anche un’opportunità per esaminare il peso e la responsabilità della narrazione, così rilevante nel nostro mondo dei social media oggi”. Il produttore J. Miles Dale, che ha lavorato con Del Toro nel suo acclamato La forma dell’acqua, non era nuovo alla potenza di queste storie. “Mio figlio le legge”, ricorda 6 Dale. “Mia moglie le aveva acquistate e ricordo di averle guardate, pensando “questa non è di certo la lettura della buonanotte”. Ma ho scoperto che molte persone hanno trovato queste storie formative durante l’infanzia, era di certo un terreno fertile per Guillermo”. Del Toro sapeva anche di volere un’atmosfera retrò per la storia. Ma piuttosto che tornare agli anni ’80, ambientazione di così tante avventure adolescenziali, andò indietro fino al 1968. In un anno che ha coinvolto omicidi, rivolte e sconvolgimenti culturali, un crescente senso di profonda crisi nazionale e di cambiamento stava persino iniziando a colpire città remote come Mill Valley. Per Del Toro, il 1968 rappresentava un mondo senza alcun accenno di telefoni cellulari o Internet, in cui sicuramente non potevi pubblicare le tue strane esperienze su Instagram. “L’intero ideale del sogno americano e dell’innocenza americana stava cambiando mentre il mondo diventava molto più complesso e spaventoso”, dice Del Toro. “La stessa guerra del Vietnam è una specie di fantasma che incombe sulla città. È un momento molto particolare per questi ragazzi di sottoporsi a questo rito di passaggio estremo”. Per colorare la sua storia con personaggi profondamente attraenti, Del Toro si è rivolto al duo di sceneggiatori Dan & Kevin Hageman. Noti per il loro lavoro sul film LEGO Movie, avevano da poco collaborato con Del Toro alla serie Trollhunters di Netflix. Gli piaceva l’idea del loro stile gioioso ed energetico in contrapposizione al fascino oscuro delle leggende spaventose di Schwartz. Gli Hageman, a loro volta, non vedevano l’ora di lavorare al loro primo film horror. “Non avevamo mai letto i libri perché penso che fossero stati banditi nella nostra scuola”, afferma Dan Hageman. “Ma abbiamo sempre voluto scrivere una vera e propria avventura di formazione e questo film alla fine ci ha dato la possibilità di farlo, mescolando tutte queste spaventose storie di paura che le persone di tutte le età amano”. Aggiunge Kevin Hageman: “Fin dall’inizio, Guillermo ha dichiarato di volere che la grafica seguisse lo stile di Gammell, ma voleva che il cuore del film fosse fondato sui personaggi, su amici veri e tridimensionali, a cui ci si lega, il che rende la storia ancora più spaventosa. Questo è ciò che ci ha davvero emozionato, perché sono i film che abbiamo sempre amato di più”. Il loro primo compito fu allo stesso tempo esaltante e faticoso: scegliere quali storie dei libri legare alla sceneggiatura. “Guillermo ci ha detto di andare a prendere i libri e leggerli tutti”, ricorda Kevin. “Quindi ci siamo riuniti tutti insieme per cena e abbiamo condiviso le storie che ci avevano più colpito individualmente. Abbiamo scoperto che tutti e tre amavamo molte delle stesse storie che i fan adorano di più. Ovviamente, ci sono state molte storie che ci sono piaciute e che non abbiamo potuto mettere in 7 questo film, ma abbiamo anche aggiunto molti indizi che i fan dei libri riusciranno a scovare”. Ognuna delle storie principali è stata adattata per collegarsi ai quattro amici protagonisti del film, ai loro percorsi e alle loro ansie personali. “Anche se le storie sono molto riconoscibili rispetto al libro, abbiamo anche inserito alcuni colpi di scena in ciascuna delle storie per tenere il pubblico all’erta”, spiega Dan. “Per questo, anche se hai letto i libri, non sai mai esattamente cosa sta per succedere”. Man mano che approfondivano la scrittura, gli Hageman non potevano fare a meno di chiedersi a vicenda cosa rende gli adolescenti così appassionati delle storie horror. “Abbiamo parlato molto del ricordo di quelle storie che ci hanno spaventato da bambini”, afferma Dan. “Ti lasciano un segno, ma penso in modo positivo, perché ti rendi conto che a volte fa bene essere spaventati e sopraffatti dalle emozioni. Questa è l’essenza della maturità: capire tutte le cose che le persone devono affrontare e superare per integrarsi nel mondo reale”. Gli Hageman hanno guardato anche ai loro film horror preferiti, da Poltergeist a The Ring, in fase di scrittura. Ma hanno evitato tutto il sangue e lo splatter, seguendo l’esempio di Del Toro nell’adottare un approccio psicologico più puro. “Non è necessario lo splatter per creare qualcosa di assolutamente terrificante”, osserva Kevin. “Ma volevamo renderlo il più spaventoso possibile”. Per quanto riguarda i personaggi, gli Hageman decisero di rendere protagonista la solitaria e curiosa Stella. “Penso che ciò che abbiamo adorato del fatto che Stella sia la protagonista è il fatto che sia il riflesso della cattiva Sarah Bellows in così tanti modi. Sono entrambi outsider e Stella prova compassione per Sarah. Ci è piaciuto mettere un po’ di sentimento nel bel mezzo di una storia horror”, afferma Kevin. La leggenda di Sarah Bellows è stata ispirata da una singola frase pronunciata da Del Toro, che è diventata il cardine di tutto il film: le storie possono ferire e le storie possono guarire. “Quell’idea ci ha ispirato a scrivere il personaggio di Sarah come una donna che è stata danneggiata da storie maligne, da bugie, storie che la hanno spinta a diventare il mostro che la gente diceva che fosse”, dice Kevin. La direzione dei personaggi, in particolare quella dei ragazzi, ha gratificato molto Del Toro. “Questi personaggi sono dei bambini reali le cui vite, come la maggior parte delle nostre, sono stravolte. Stanno affrontando problemi a scuola, a casa e anche la paura del futuro, mentre diventano adulti”, afferma Del Toro. “La paura è naturale; sconfiggerla è straordinario. E questi bambini devono essere straordinari per superare le prove che devono affrontare”.

UN REGISTA INQUIETANTE

Del Toro era alla ricerca di un regista che fosse pronto e disposto a muoversi liberamente nell’arena creativa che Scary Stories To Tell In The Dark era destinata a fornire. Lo trovò nel regista norvegese André Øvredal. Øvredal si è fatto conoscere con il suo esilarante e oscuro mockumentary Trollhunter. L’originalità e l’umorismo impassibile del film hanno sorpreso critici e pubblico. Øvredal ha girato in seguito il thriller soprannaturale L’autopsia di Jane Doe sui coroner, padre e figlio, che scoprono un raccapricciante mistero. Su Øvredal Del Toro afferma: “André ha un grande senso dei personaggi, un grande senso dell’umorismo, un grande senso del ritmo e fa film molto spaventosi”. Per Øvredal, ricevere la sceneggiatura è stato l’inizio di una fantastica avventura. “Non conoscevo i libri di Scary Stories”, ammette, “mi sono divertito molto nel prendere confidenza con questo incredibile mondo di Alvin Schwartz e Stephen Gammell”. La possibilità di lavorare con Del Toro in questo regno di mostri da cui entrambi sono attratti così appassionatamente, è stato qualcosa che Øvredal non dimenticherà presto. “Guillermo è un maestro della narrazione da cui ho imparato tanto”, afferma. “La sua genialità nel creare creature meravigliose è stata cruciale per fare questo film. Ha un senso particolare nell’intensificare tutto ciò che tocca”. Øvredal era molto eccitato dall’idea di dare vita alla ristretta cerchia di amici che incontriamo nel film. “Mi è piaciuta l’idea di creare un gruppo di amici, ognuno dei quali proviene da ambienti veramente distinti e diversi”, spiega Øvredal. “C’è Stella, che si è sempre sentita una outsider in città, alle prese con il suo rapporto con suo padre. C’è Ramon, che è un ragazzo messicano-americano dai molti segreti. Poi c’è Auggie, che è benestante ma ha problemi con sua madre che la controlla. Alla fine ci sono Chuck e Ruth, fratello e sorella. Ruth è l’unica ragazza popolare della storia e Chuck è un personaggio energico e divertente, con uno spiccato senso dell’umorismo”. Poi c’era Sarah Bellows, ancora alla ricerca di una resa dei conti. “Sarah Bellows era una ragazza cresciuta come la pecora nera di una famiglia molto ricca. Avrebbe dovuto avere tutto, ma la sua famiglia la considerava diversa e la trattava in modo orribile a causa di ciò”, dice Øvredal. “Era sempre confinata in una piccola stanza ed è per questo che ha iniziato a inventare storie. Alla fine è diventata un capro espiatorio, cosa che l’ha spinta a cercare vendetta attraverso la paura”. “Mi piace costruire il terrore lentamente”, spiega. “Mi piace far sapere al pubblico che sta arrivando qualcosa, far aumentare la tensione e poi tenerli in ostaggio di quella tensione il più a lungo possibile”, ride. “Sono molte le cose che costruiscono quella tensione: le performance, la fotografia, il design, 9 il montaggio, la musica e ovviamente anche il suono. Tutto insieme deve portare al terrore”.

I RAGAZZI CURIOSI

STELLA

Le storie di Scary Stories To Tell In The Dark irrompono nel mondo di cinque adolescenti di una piccola città, dando vita a ciascuna delle loro paure più profonde. La solitaria outsider che prende inconsapevolmente possesso del pericoloso libro di Sarah Bellows è Stella Nichols, che è intelligente, esuberante e amante delle storie, cerca di trovare il suo posto nel mondo e la sua forza, essendo cresciuta in una famiglia in difficoltà. J. Miles Dale dice: “Esistono parallelismi tra Stella e Sarah Bellows di cui ti rendi sempre più conto man mano che la storia va avanti. Entrambe incarnano il tema del film secondo cui le storie possono ferire e le storie possono guarire, e nel caso di Stella… lei cerca di trovare un modo per trasformare le storie che fanno male in storie che guariscono”. A interpretare il ruolo è Zoe Margaret Colletti. Zoe non aveva mai letto nemmeno una storia dei libri di Alvin Schwartz quando ha sentito parlare del progetto per la prima volta, ma era molto curiosa. “Molte persone sono andate fuori di testa quando ho detto che stavo facendo un provino per Scary Stories To Tell In The Dark, ho capito che dovevo iniziare a leggerle”, spiega. “E, oh mio, erano così fantastiche e così spaventose”. Quando ha letto la sceneggiatura, è stata ancora più entusiasta di vedere come le storie erano state intrecciate in un’odissea adolescenziale che aveva catturato le meraviglie dell’amicizia quanto l’orrore di creature raccapriccianti. “Ho adorato la dinamica tra questi quattro amici e quanto sia unico ogni personaggio”, dice Colletti. Per quanto riguarda Stella, Colletti ha subito sentito un legame col personaggio. “È un personaggio insolito per essere un’adolescente, perché è una persona introversa in un momento molto buio. Ha difficoltà a connettersi con suo padre. Quello che mi piace di più di lei è che è una persona che si sente sola, invece di essere un’adolescente popolare con 30 milioni di amici che si divertono. Il liceo può essere davvero difficile per molte persone”. Quando Stella incontra uno sconosciuto che passa per la città, il gentile e seducente Ramon, tutto cambia. “Stella e Ramon trovano questo legame reciproco che entrambi aspettavano da molto tempo”, afferma Colletti. Trovano anche il libro di Sarah Bellows, non realizzando ciò che ha in serbo per entrambi, per non parlare di tutti gli amici di Stella. “Quel libro provoca molti problemi!”, ride Colletti. “Finisce per collegare le storie che Sarah Bellows aveva scritto un secolo prima direttamente alla vita dei nostri personaggi nel 1968”. Mentre Stella guarda il libro che manda in fumo la vita di coloro 10 che la circondano, si trova sempre più faccia a faccia con la sua più grande paura: ferire coloro che ama. “Il libro dà a Stella un certo potere, ma è un potere spaventoso, specialmente per una persona che si è sentita impotente per tutta la sua vita”, osserva Colletti. “Ha paura di ciò che sta portando nella vita delle persone a cui tiene”.

RAMON

Per Ramon Morales, Mill Valley dovrebbe essere solo un punto di passaggio, fino a quando non incontra Stella e viene trascinato in un’epica battaglia contro macabre forze dell’antico passato. Questo ruolo è stato affidato al texano di 19 anni Michael Garza. Garza era già un fan di Stephen Gammell. “Gammell sa come terrorizzarti, quindi la possibilità di provare a dare vita sullo schermo a queste storie… pensavo fosse eccezionale”, dice. “Mi piace molto anche il modo in cui la sceneggiatura mescola gli elementi fantastici con le cose che attraversano tutti gli adolescenti”. Il personaggio di Ramon ha incuriosito molto Garza. “È solo di passaggio, non pensa di rimanere a lungo a Mill Valley fino a quando non incontra Stella”, spiega Garza. “Penso che lui e Stella siano una specie di spiriti affini. Si sentono entrambi soli e un po’ persi e trovano conforto l’uno nell’altro”. Ramon è abituato a non sentirsi a suo agio, ma con Stella può essere completamente se stesso. “Come messicano-americano, Ramon si è abituato a essere guardato dal basso o come persona pericolosa”, osserva Garza, “Ma Stella lo vede per quello che è. Ecco perché rimane a Mill Valley. Ha le sue grandi preoccupazioni per il futuro, con la guerra del Vietnam in corso – ma non sa che si farà trascinare in una situazione così spaventosa in questa piccola città”. Sarah Bellows attinge alla più grande paura di Ramon: la paura di non fare la cosa giusta. “Ramon teme di lottare per qualcosa in cui alla fine non crede, che è qualcosa che diventa molto importante nella sua storia”, spiega Garza.

AUGGIE

Intelligente, nerd ma dolce, Auggie Hilderbrandt è il primo della cerchia ristretta di amici a essere preso di mira dal libro di storie di Sarah Bellows. A interpretare Auggie è l’astro nascente Gabriel Rush, che è già apparso in due film per il regista Wes Anderson: Moonrise Kingdom e Grand Budapest Hotel. Rush ha adorato il modo in cui la sceneggiatura ha intrecciato le storie spaventose in un’avventura più grande, in cui quattro amici si battono per salvarsi l’un l’altro. “Queste leggende urbane sono state scritte per essere raccontate, per questo è davvero interessante ciò che la sceneggiatura ha fatto con il libro, fa sì che ogni storia inizi a succedere nella vita 11 reale”, afferma Rush. “Penso che i fan saranno così entusiasti di vedere queste illustrazioni che li hanno spaventati nei libri prendere vita in questo modo”. Il periodo degli anni ’60 incuriosì molto Rush. “La differenza davvero grande allora era la velocità della comunicazione”, osserva. “Ora, se ti si presentassero alcune delle situazioni del film, apriresti Google per scoprire come affrontarle! Ma nel 1968 dovevi scoprire le risposte da solo, e forse dovevi salire su un autobus e andare in un vecchio manicomio alla ricerca di documenti. Il periodo rende il tutto più divertente”. Come i suoi amici, anche Auggie è un outsider, essendo un avido lettore e avendo dei problemi a casa. “Auggie è figlio unico e i suoi genitori sono divorziati, quindi la sua amicizia con Chuck e Stella è l’unica fonte di stabilità nella sua vita”, osserva Rush. Rush ha apprezzato in particolare il legame di Auggie con Chuck, interpretato da Austin Zajur. “Hanno una relazione divertente ed esilarante che sembrava molto realistica”, descrive Rush. “Ho adorato lavorare con Austin, spero che si veda sullo schermo”. Aggiunge il produttore Dale: “Auggie e Chuck sono un po’ come Laurel e Hardy, o Dean e Jerry, quel tipo di abbinamento comico in cui uno è un nerd divertente e l’altro è più studioso e posato e sono davvero divertenti da guardare insieme”. Tipico del personaggio di Auggie è la scelta del costume di Halloween: non un semplice pagliaccio ma Pierrot, il classico personaggio triste della commedia dell’arte con il suo viso pallido, malinconico e la camicia a balze. “Il costume di Pierrot è una metafora piuttosto calzante su chi sia Auggie. Voglio dire, lui si prende sul serio, ma agli altri sembra un clown”, riflette Rush. La più grande paura di Auggie è quella di non sapere, cosa che viene alla ribalta quando si ritrova coinvolto nella storia di The Big Toe. “Auggie è attirato dalla paura di sapere se ci sia qualcosa lì, ma non è sicuro di dove sia esattamente. Girare quella sequenza è stata una grande sfida per me, perché non ho mai fatto acrobazie del genere, combattendo contro i demoni sotto il letto!”.

CHUCK

Austin Zajur assume il suo primo ruolo da protagonista nel ruolo di Chuck Steinberg, il burlone della cerchia di Stella che la aiuta a scoprire i segreti di Sarah Bellows. Zajur è uno di quei ragazzi che aveva letto i libri di Scary Stories quando era ancora abbastanza giovane. “Oh, quelle immagini mi hanno perseguitato per tutta la vita, anche ora”, riflette. “E quello che ho adorato è che la sceneggiatura ha avuto esattamente lo stesso effetto su di me delle storie originali, il che è stato davvero bello”. Ha amato l’opportunità di ricoprire un ruolo che ha molte sfumature. “C’è molto umorismo in Chuck e Auggie, il che è stato grandioso, ma ognuno di noi ha anche grandi archi 12 narrativi e, soprattutto, ci troviamo in alcune delle situazioni più terrificanti che si possano immaginare”, afferma. Zajur descrive Chuck come “un disadattato a cui davvero non importa cosa pensano gli altri. Per lo più si preoccupa solo di Stella e Auggie. Siamo diventati tutti amici e penso che le relazioni sullo schermo nel film siano molto simili alle nostre relazioni fuori dallo schermo”. Zajur era entusiasta di tornare indietro nel tempo al 1968, e dice anche che quel periodo gli ricorda in molti modi il 2019. “Il 1968 era un periodo in cui molte cose stavano cambiando e c’era molta incertezza per i giovani, cosa che accade anche oggi”, dice. Ovviamente, come gli altri, Zajur sapeva che sarebbe arrivato il momento in cui Chuck avrebbe dovuto affrontare la sua più grande paura, che per lui arriva nelle luminose e bianche sale di un vecchio manicomio. “La più grande paura di Chuck è essere intrappolato e isolato in un luogo senza via di scampo”, spiega Zajur. “Penso che abbia anche paura che nessuno creda che lui stia dicendo la verità. E tutto ciò viene fuori in questa scena molto bella ma molto spaventosa”.

RUTH

Sorella maggiore di Huck, Ruth Steinberg, è l’unica ragazza popolare in mezzo a loro, ma Sarah Bellows non risparmia neanche lei. In primo luogo, il suo amico Tommy, interpretato da Austin Abrams (Euphoria della HBO), scompare nei campi e i suoi vestiti trovati su un vecchio spaventapasseri. Ad interpretare il ruolo è Natalie Ganzhorn, la giovane canadese che è stata vista in televisione in Make It Pop e The Stanley Dynamic. Ganzhorn si è divertita moltissimo con la vivace Ruth. “Ruth è la ragazza femminile per eccellenza”, descrive Ganzhorn. “È ossessionata dall’essere perfetta, ha sempre i capelli e il trucco fatti e ha sempre abiti adorabili. E, naturalmente, ciò che teme di più è il pensiero di perdere il controllo”. Ciò ritorna a mordere Ruth, letteralmente, quando il suo personaggio incontra un ragno nella dimora di Bellows, cosa che successivamente si trasforma in una catastrofe. “Personalmente ho così tanta paura dei ragni che sapevo che non sarebbe stato necessario recitare per rendere credibile la mia scena”, ride Ganzhorn. “Ero sinceramente terrorizzata da ciò che stava accadendo al mio personaggio. Ora sono curiosa di vedere le reazioni della gente. Dato che è stato così terrificante girarla, posso solo immaginare quanto sarà terrificante guardarla”. Allo stesso tempo, Ganzhorn ama che le storie al centro di Scary Stories To Tell In The Dark riguardino molto di più dei brividi. “Penso che ci siano alcuni temi davvero interessanti, come il modo in cui trattiamo le persone diverse e non stereotipate”. Ad unirsi al giovane cast di Scary Stories To Tell in the Dark ci sono diversi attori affermati, tra cui Lorraine Toussaint (Selma, Orange Is The New Black) nei panni di Lou Lou, l’ultimo essere vivente che conosce i segreti della famiglia Bellows; Dean Norris 13 (Breaking Bad, Scandal) nei panni del padre di Stella; Gil Bellows (Patriot, Jett) nei panni del capo della polizia locale; e Kathleen Pollard nei panni di Sarah Bellows.

I CREATORI DI MOSTRI

Quando i libri Scary Stories To Tell In The Dark sono stati pubblicati per la prima volta, ciò che ha sconvolto ed elettrizzato i lettori sono state le illustrazioni di Stephen Gammell. Ognuna di quelle sembrava quasi uscire dalle pagine. C’era qualcosa di soprannaturale nei loro dettagli, come se Gammell avesse effettivamente visto, o almeno sognato, creature così mostruose nella vita reale e le avesse messe su carta. Sin dall’inizio, Del Toro e Øvredal hanno provato a trovare un modo per mantenere intatta quella sensazione sullo schermo. “Guillermo è sempre stato attratto dalla severità e dalla drammaticità dei disegni”, osserva il produttore Dale. “In effetti, aveva acquistato molte illustrazioni originali di Gammell anni prima. Lo stesso Gammell pensava che non ci fossero suoi disegni originali in giro, ma Guillermo gli disse: Oh, ne ho acquistati diversi 10 anni fa in un negozio della New Line”. Dice Del Toro della visione di Gammell: “Gammell ha un modo di fare queste linee con la matita quasi liquide. Non sono solo mostri, hanno personalità, hanno intenzionalità, hanno intelligenza e tenerezza”. Con la determinazione di preservare quegli effetti grafici il più possibile, Del Toro sapeva che avrebbe dovuto reclutare i migliori creatori di mostri di Hollywood per il progetto. “Sapevo, per quello che volevamo creare, che avevamo bisogno dei migliori artisti in circolazione”, spiega Del Toro. “Quindi, abbiamo coinvolto i migliori scultori che conosco nel settore degli effetti grafici. Ci siamo affidati alla Spectral Motion di Mike Elizalde, e Norman Cabrera e Mike Hill hanno forgiato due dei nostri mostri principali. Sono il top. Non conosco nessuno migliore di loro”. Øvredal ha imparato moltissimo da quest’esperienza. “Questa è la prima volta che lavoro con mostri a questo livello”, osserva. “Inizialmente pensavo che avremmo lavorato in digitale, ma Guillermo mi ha convinto molto presto che li avremmo dovuti creare davvero. E ne ero così felice, perché ho visto che era impegnato a fare qualcosa di altissimo livello creativo. Guardare queste creature prendere vita è stato bellissimo”. Esperto di effetti del make-up e di scultura da oltre trent’anni, Norman Cabrera ha lavorato per la prima volta con Del Toro su Hellboy. Per Scary Stories, Del Toro lo ha invitato a creare due delle creature più iconiche della collezione: Harold lo spaventapasseri e il cadavere senza piedi. Per quanto Cabrera apprezzasse i disegni di Gammell, sapeva che le sfide sarebbero state enormi. “Il trasformare l’arte della penna e dell’inchiostro in qualcosa di 14 tridimensionale, che esiste nel mondo reale, è una cosa completamente nuova”, osserva. “Improvvisamente, devi guardarlo da tutti i lati. Il nostro obiettivo era quello di mantenere la fedeltà ai disegni, pur consentendole di vivere in uno spazio reale. È stato difficile ma anche molto divertente”. Per Harold, Cabrera ha iniziato con la testa dell’attore Mark Steger (Stranger Things). “Avevo già lavorato con Mark nei panni di un mostro in altri film e sapevo che è un artista straordinario”, afferma Cabrera. “Abbiamo iniziato con il calco della sua testa e poi abbiamo scolpito i lineamenti di Harold sul suo viso, rigirandolo costantemente e guardandolo da ogni angolo possibile. Harold ha una personalità immensa”. Allo stesso modo, per The Big Toe, Cabrera e il team hanno lavorato con Javier Botet, che interpreta il cadavere scheletrico senza piedi. “Norman ha davvero seguito i disegni di Gammell”, afferma Del Toro. “Per questo abbiamo utilizzato Javier, un artista spagnolo incredibilmente magro che ci ha aiutato a far sembrare il cadavere un morto vivente”. Insieme a Cabrera c’è Mike Hill, che ha collaborato con Del Toro alla creatura acquatica di La forma dell’acqua. Per Scary Stories, ha disegnato The Pale Lady e The Jangly Man. Hill ha preso il suo lavoro in modo estremamente serio. “Le persone hanno ricordi così forti del libro che abbiamo sentito la responsabilità di ricreare quella sensazione. L’obiettivo è far amare al nuovo pubblico questi personaggi e a coloro che hanno letto i libri da bambini far sentire di ritrovare nuovamente dei vecchi amici”, afferma Hill. La Pale Lady, una donna inquietante con lunghi capelli neri, un viso pallido come il chiaro di luna e uno sguardo malinconico, era una delle preferite. È apparsa nel libro di Schwartz More Scary Stories To Tell In The Dark in una storia intitolata The Dream. “Ho davvero cercato di renderla il più preciso possibile al libro”, dice Hill. “Qualcosa di lei mi ha davvero parlato. In un certo senso sembra una bella signora anziana, ma quando quella bella signora entra nella tua camera da letto di notte… non è più così bella. Sono davvero orgoglioso di quanto il risultato finale rifletta la grafica di Gammell”. Creare il raccapricciante Jangly Man essenzialmente da zero, è stata la ciliegina sulla torta per Hill. Sebbene tratto dalla storia Me Tie Doughty Walker, in cui una testa mozzata cade da un camino, Jangly Man è un’intera forma umana ricostruita con parti del corpo mozzate. “Sarà un vero colpo d’occhio per il pubblico perché non c’è nulla di simile a lui nei libri”, afferma Hill. “È l’unico personaggio con un aspetto del tutto originale”. Hill ha lavorato a stretto contatto con Troy James (recentemente visto come Baba Yaga in Hellboy del 2019) che dà vita al personaggio. “Abbiamo iniziato con una testa in lattice espanso e poi abbiamo costruito parti del corpo in silicone: braccia, gambe, mani, petto e busto. Quando tutti questi pezzi si uniscono e lui si alza, Jangly è questa creatura terrificante alta un metro e ottanta, e penso che sarà un vero momento straordinario del film”. 15 Del Toro ha lavorato con la Spectral Motion per far percepire le creature esattamente come nei libri, usando gli effetti digitali solo nelle fasi finali. “Una cosa che abbiamo fatto è stata quella di mantenere tutte le creature molto pallide, con colori bianchi, grigi, gialli”, spiega. “In alcuni casi, abbiamo creato un effetto digitale che rende le cose più liquide e molto meno solide. È stato importante cercare di catturare quel sentimento delle illustrazioni, perché sono il motivo per cui il libro ha continuato ad esistere nel tempo”.

LA CASA STREGATA DI MILL VALLEY

Quando la produzione è iniziata, André Øvredal ha riunito una squadra ad hoc per catturare al meglio ogni brivido. Tra questi il Direttore della Fotografia Roman Osin, che ha girato The Autopsy of John Doe di Øvredal, lo scenografo Dave Brisbin (The Day The Earth Stood Still), la costumista nominata per due volte all’Oscar® Ruth Myers (Emma, The Addams Family, LA Confidential), il montatore Patrick Larsgaard (che ha lavorato con Øvredal in L’autopsia di Jane Doe e Trollhunter) e i compositori Marco Beltrami (due volte candidato all’Oscar® per The Hurt Locker e Quel treno per Yuma e ai Golden Globe per A Quiet Place) e Anna Drubich (Anna Karenina). Øvredal si è divertito molto a riunirsi con Osin. “I nostri gusti sono molto simili. Entrambi amiamo le lenti ampie e gli angoli bassi. Per questo film abbiamo fatto riferimento a molte opere degli anni ’60 e abbiamo guardato un po’ a William Eggleston per l’ispirazione”, dice Øvredal, riferendosi al leggendario fotografo noto per il suo uso del colore e le sue monumentali interpretazioni di stanze di motel e le strade e le vetrine del 20° secolo. “Volevamo che tutto fosse autentico per il periodo ma anche immediato e reale, niente di nostalgico”. Mill Valley è stata creata come una cittadina comune e ordinaria degli Stati Uniti: una piccola città dall’atmosfera placida ma con le sue tensioni sottostanti appena sotto la superficie… è un luogo che, come tutte le città americane di ogni dimensione e stile, ha la sua parte di inquietanti leggende locali. In alcune città, la fonte di quelle leggende potrebbe essere un vecchio ospedale o un hotel; in altri è una fattoria o una porzione di foresta. Ma a Mill Valley vive all’interno del decadente palazzo dei Bellows. Uno dei primi grandi trionfi della produzione è stato scoprire la dimora vittoriana perfetta in una ex città petrolifera in Ontario, in Canada. “È stato il nostro location manager a trovare questa meravigliosa casa in una cittadina chiamata Petrolia, appena fuori Toronto. Ci ha stupito”, ricorda Øvredal. “Quando siamo entrati, l’interno era fantastico come l’esterno. Sembrava quasi che la casa fosse stata creata per essere la casa stregata di un film!”.

In effetti, la casa fu costruita nel 1890 da una famiglia di ricchi industriali. Hanno commissionato la struttura per riecheggiare lo stile romanico di Richardson, la grandiosa e imponente interpretazione dell’architettura gotica inventata da Henry Hobson Richardson. Con le torri arrotondate, i tetti a forma di cono, le pesanti pareti in muratura e quella sensazione di fortezza, sono tutte caratteristiche delle case infestate. Ma in questa casa nello specifico, fatiscente e abbandonata da tempo, l’atmosfera era particolarmente spaventosa. La casa era così affascinante che lo scenografo Brisbin ha deciso di ricreare gli interni come set mobili per consentire più movimento alla videocamera. “La casa di Petrolia sembrava quella del classico ricco barone malvagio, il che era semplicemente perfetto. Ma volevamo aggiungere un senso del mistero”. Brisbin continua: “Quindi, abbiamo usato la casa come base per creare i nostri interni. Abbiamo aggiunto un lungo atrio all’ingresso della scala [un omaggio a Gammell] per le scene chiave, nonché una biblioteca e una sala da pranzo. La casa aveva il suo seminterrato molto spettrale, ma poi abbiamo creato i cunicoli, che la rendono molto agghiacciante quando vedi dove Sarah viene rinchiusa dalla sua famiglia”. Oltre alla casa di Petrolia, Brisbin si è rifatto alla famosa Cupples House di St. Louis, una dimora romanica ben conservata, simile a un castello, commissionata dall’industriale Samuel Cupples alla fine del XIX secolo. Gli elementi interni gotici hanno intensificato l’atmosfera, fino alla carta da parati. “La carta da parati era molto importante nelle case della fine del XIX secolo”, osserva Brisbin. “Abbiamo trovato un meraviglioso documento del 1888 del designer francese C.F.A. Voysey che presentava dei motivi con piccoli diavoli. Sembrava perfettamente in linea con la casa dei Bellows!”. “Avere l’ambiente giusto era così importante”, afferma Michael Garza. “La casa doveva essere il trampolino di lancio per tutta la follia che accade ai nostri personaggi- Ciò che il team ha creato è stato decisamente inquietante, ma è stato anche piuttosto bello”.

I COSTUMI

La costumista Ruth Myers dice che è stata la grafica di Gammell a suscitare il suo desiderio di lavorare sul progetto. “Sarebbe impossibile fare questo film senza aver studiato bene quei disegni, che sono favolosi e così unici”, dice. “I costumi si dovevano aggiungere a quell’atmosfera”. Myers era attratta dal lavorare con Del Toro e Øvredal. “Quello che adoro è che sia con Guillermo che con André si respira un’atmosfera incredibile”, afferma. Vestire Stella, Ramon, Auggie e Chuck come tipici ragazzi della fine degli anni ’60, anche se disadattati e con il proprio stile, è stato un vero piacere. “Li vedo come quattro sognatori, che pensano di poter cambiare il mondo”, dice Myers. 17 Voleva che appartenessero a quel periodo ma non in modo ironico. “Quello che volevo davvero era che si distinguessero sullo sfondo di una città che è leggermente in declino, ma senza essere hippy o strani”, dice Myers. “Certo, il 1968 stava arrivando e i vestiti stavano diventando più unisex. I jeans stavano diventando capi di alta moda e non più per operai. Quindi, ho giocato un po’ con tutto ciò, ma nel modo in cui lo vedresti accadere in una piccola città”. Soprattutto, Myers voleva che ogni personaggio brillasse attraverso i suoi vestiti. “Tutti gli attori hanno adorato i loro costumi e questo ti dice che stai facendo bene”, dice. Stella, che è così sfacciatamente se stessa, era una delle sue preferite. “Ha un senso dello stile quasi naturale”, afferma Myers. “Ci sono cose che indossa che ovviamente si è fatta da sola. Ad esempio, ha questi pantaloni leggermente svasati che sono fatti in casa da un paio di pantaloni dritti, che mi facevano sorridere ogni volta che li vedevo”. Ruth è l’opposto di Stella. “Ruth è piuttosto alla moda, ma come si può essere alla moda nelle piccole città. Predilige il glamour classico alla Brigitte Bardot, Marilyn Monroe o Dusty Springfield. Questo è il suo modo di distinguersi in città”, osserva Myers. Natalie Ganzhorn adorava lo stile di Ruth. “Gli abiti mi hanno aiutato ad entrare automaticamente nel personaggio”, afferma Ganzhorn. “Dalla prima prova, ho adorato assolutamente tutto ciò che ho provato. C’erano così tanti bei colori, divertenti gonne a palloncino, fiocchi rosa e cose fantastiche”. Per Ramon, Myers si è rifatta alle icone degli anni ’50 e ’60. “L’ho visto a metà tra James Dean e Bob Dylan”, riflette. “Volevo che si percepisse come un outsider sexy: un po’ pericoloso ma carismatico, che è arrivato in città ma nessuno sa bene perché”. Poi c’è la coppia di Auggie e Chuck. “Mi sono divertita con il Pierrot di Auggie”, ride Myers. “Adoro il fatto che sia qualcuno che normalmente veste con gli abiti più convenzionali, ma poi irrompe con questo costume assolutamente ridicolo, sorprendente e molto affascinante”. L’apice è arrivato con Sarah Bellows, che viene portata in vita da Kathleen Pollard. “Ho iniziato con una palette che corrispondeva ai colori della casa di David Brisbin”, spiega Myers. “Per Sarah, Guillermo ha sempre detto che voleva un abito barocco, ma l’ho trasformato in una specie di giacca dritta vittoriana. Sono molto orgogliosa di quel pezzo perché sembra della sua epoca, eppure è estremamente spaventoso, un abito brutale con catene terribili!”. L’abito di Sarah ha colpito molto Øvredal. “Il design di Ruth ci ha permesso di vivere questo fantastico momento quando vedi per la prima volta Sarah”, afferma. “Emerge come una forma scura dall’ombra. Ma poi lentamente vedi che quello che indossa non è in realtà un vestito ma questa giacca dritta logora che è molto eterea. Ciò che Ruth ha inventato non è in nessuno dei libri. È totalmente originale, ed è qualcosa di cui siamo tutti entusiasti”. Øvredal voleva che ogni elemento del film – dai personaggi ai set – rievocasse il fascino primordiale di quelle storie spaventose, ma che fosse al contempo originale. Negli ultimi minuti di Scary Stories To Tell In The Dark, diventa chiaro che 18 nonostante tutto ciò che Stella ha perso e imparato tra gli eventi inquietanti di Mill Valley, c’è altro da scoprire e altre storie da raccontare. Conclude Natalie Ganzhorn: “Viene lasciata la porta aperta per altre storie, e questo ha senso perché il fascino per le storie spaventose non invecchia mai”.

IL CAST

ZOE COLLETTI – Stella

Colletti può attualmente essere vista nel ruolo della figlia ribelle di Kevin Bacon in City On a Hill di Showtime, prodotto da Ben Affleck, Matt Damon e Tom Fontana. Il suo precedente lavoro televisivo include un ruolo ricorrente nella serie acclamata dalla critica Rubicon, e come guest star Past Life di FOX e Mercy per NBC. Sul grande schermo, Colletti ha interpretato il ruolo di “Tessie” in Annie della Sony insieme a Jamie Foxx, Cameron Diaz e Quvenzhane Wallis. Ha poi recitato nel debutto alla regia di Paul Dano, Wildlife insieme a Carey Mulligan e Jake Gyllenhaal. Più recentemente, ha recitato in Skin al fianco di Jamie Bell e Danielle Macdonald, che è stato presentato in anteprima al Toronto Film Festival ed è stato distribuito nelle sale il 26 luglio 2019. Colletti sta attualmente girando A Boy Called Christmas per StudioCanal e Netflix, in cui reciterà al fianco di Kristin Wiig, Sally Hawkins e Maggie Smith.

AUSTIN ABRAMS – Tommy

È uno degli attori emergenti di Hollywood, all’età di 22 anni ha già lavorato in alcuni dei più grandi show televisivi, tra cui The Walking Dead, Shameless e Silicon Valley. Abrams attualmente recita al fianco di Zendaya nell’acclamata serie drammatica per adolescenti della HBO Euphoria. Abrams è attualmente in produzione nel film Chemical Hearts di Amazon Studios, nel ruolo di Henry Page al fianco di Lili Reinhardt. Abrams ha lavorato anche nel settore del cinema indipendente. Ha recitato nell’acclamata commedia Brad Status, al fianco di Ben Stiller e recentemente ha recitato al fianco di Kelly Macdonald e Irrfan Khan nel film indipendente Puzzle. Può anche essere visto nei film del 2017 We Don’t Belong Here, Tragedy Girls e Grass Stains. Inoltre, nel 2015 Austin ha recitato al fianco di Nat Wolff e Cara Delevingne in La città di carta, basato sull’omonimo romanzo di successo di John Green. Sul piccolo schermo, Abrams ha contribuito ad alcuni degli show più acclamati dalla critica in televisione. Più recentemente, ha interpretato il personaggio di Jackson Barber al fianco di Keri Russell nell’ultima stagione del dramma acclamato dalla critica The Americans. Ha anche interpretato il personaggio ricorrente Ron nella quinta e sesta stagione della serie di AMC The Walking Dead. 19 Prima ancora, Abrams ha interpretato l’esilarante Todd Cooper nella serie di MTV Inbetweeners. Inoltre, ha interpretato ruoli memorabili nella serie di successo della HBO Silicon Valley, nell’acclamata serie di Showtime Shameless e in SMILF, insieme a Connie Britton.

DEAN NORRIS – Roy

Ha interpretato in modo memorabile l’agente della DEA Hank Schrader in tutte e cinque le stagioni dell’acclamata serie AMC Breaking Bad. Con i suoi colleghi attori dello show, ha condiviso la più grande onorificenza televisiva, gli Screen Actors Guild Awards, per l’eccezionale performance di un ensemble in una serie drammatica. Breaking Bad è stata insignita con Golden Globe ed Emmy Awards come miglior serie drammatica. Dopo Breaking Bad, Norris ha recitato nel ruolo di “Big Jim” Rennie, per tutte e tre le stagioni della serie di successo della CBS Under the Dome. Attualmente può essere visto in Claws, in onda su TNT e TBS. Nel 2018, Norris ha recitato al fianco di Bruce Willis in Death Wish di Eli Roth. I film di Norris includono Remember di Atom Egoyan, con Christopher Plummer; Il segreto nei suoi occhi di Billy Ray, al fianco di Chiwetel Ejiofor e Julia Roberts; Fist Fight di Richie Keen; The Counselor di Ridley Scott; Little Miss Sunshine di Jonathan Dayton e Valerie Faris; Total Recall – Atto di forza di Paul Verhoeven; Terminator 2 di James Cameron; e Uomini, donne e bambini di Jason Reitman. Ha recitato nel ruolo di Benjamin Franklin nell’epica miniserie History Channel Sons of Liberty, diretta da Kari Skogland. Tra le sue numerose apparizioni come guest: The Big Bang Theory, CSI, Medium, Scandal e The Unit.

I FILMMAKERS

ANDRÉ ØVREDAL – Regista

Si è affermato come uno dei migliori registi norvegesi con il suo debutto nel lungometraggio Trollhunter, che ha ottenuto un’immediata attenzione nazionale e internazionale al Sundance Film Festival nel 2010. In Norvegia, il film è stato acclamato dalla critica e ha avuto un grande successo al botteghino, con il risultato che Øvredal è stato designato tra i “10 registi da tenere d’occhio” di Variety nel 2011. Il primo film americano di Øvredal, Autopsy, è stato distribuito nel settembre 2016 con grande successo di critica. Dopo Scary Stories to Tell in the Dark, il suo prossimo film sarà The Long Walk, basato sul romanzo di Stephen King.

DAN E KEVIN HAGEMAN – Sceneggiatori

Sono due fratelli che hanno scritto e prodotto alcuni dei più grandi franchise animati per il cinema e la televisione. Più recentemente, sono stati produttori esecutivi e showrunner della pluripremiata serie animata premiata con l’Emmy, Trollhunters, per l’acclamato regista Guillermo Del Toro e Dreamworks Animation. Per la seconda stagione, gli Hageman hanno vinto un Emmy per la migliore sceneggiatura di uno show animato e sono stati nominati agli Emmy anche per la sua terza e ultima stagione. In precedenza, gli Hageman hanno co-creato l’acclamato film LEGO Movie con il produttore Dan Lin, i registi/sceneggiatori Lord & Miller e la Warner Brothers Animation. Il film ha vinto numerosi premi e ha generato spin-off, sequel, programmi TV e attrazioni per parchi tematici. A seguire, i fratelli hanno lavorato a stretto contatto con l’azienda danese di giocattoli per scrivere e produrre LEGO Ninjago: Masters of Spinjitzu per Cartoon Network, basato sulla linea di giocattoli LEGO. Anche questo ha rapidamente catturato l’immaginazione dei bambini di tutto il mondo e si è trasformato in un fenomeno globale. La serie animata di successo ha appena trasmesso la sua decima stagione e ha contribuito a lanciare The LEGO Ninjago Movie. Altri crediti cinematografici degli Hageman includono la creazione della storia del film d’animazione Hotel Transylvania per Adam Sandler e Sony Animation, che è diventato un franchise con tre sequel e una serie televisiva. Hanno anche scritto la storia del cartone animato di prossima uscita (nel 2020) The Croods 2, sequel del successo al botteghino di Dreamworks, The Croods. Sono produttori esecutivi e showrunner di un’imminente serie animata, ancora senza titolo, di Star Trek per CBS e Nickelodeon.

GUILLERMO DEL TORO – Produttore

Il regista premio Oscar® è tra gli artisti più creativi e visionari della sua generazione. Il suo stile distintivo è messo in mostra attraverso il suo lavoro come regista, sceneggiatore, produttore e autore. Il suo film più recente, la favola romantica La forma dell’acqua, è stato tra i film più premiati dell’anno scorso, vincendo il Leone d’oro al Festival Internazionale del Cinema di Venezia insieme ai premi Golden Globe, BAFTA, DGA e PGA. Ha guidato i 90th Academy Awards® con 13 nomination e quattro vittorie per il Miglior film, Miglior regia, Miglior colonna sonora e Miglior scenografia. Nato a Guadalajara, in Messico, Del Toro ha iniziato a sperimentare con la Super 8 di suo padre all’età di otto anni e ha continuato a girare numerosi cortometraggi prima del suo primo lungometraggio. Ha studiato sceneggiatura con il regista messicano Jaime Humberto Hermosillo e ha imparato i trucchi degli effetti speciali dal leggendario artista Dick Smith (L’esorcista, Il Padrino), che è diventato suo mentore e amico intimo. Del 21 Toro ha trascorso un decennio come truccatore per gli effetti speciali e ha fondato la sua società SFX, Necropia, con il socio Rigo Mora. Del Toro ha ottenuto per la prima volta il riconoscimento mondiale per la coproduzione messicano-americana del 1993 Cronos, un thriller audace che ha diretto dalla sua stessa sceneggiatura, vincendo il Festival di Cannes. I suoi film successivi includono Mimic, La spina del diavolo, Hellboy, Hellboy: The Golden Army, Pacific Rim e Crimson Peak. Del Toro è stato acclamato a livello internazionale come regista, scrittore e produttore del film fantasy Il labirinto del fauno del 2006 ed ha ricevuto una nomination all’Oscar® per la sua sceneggiatura originale per il film, che ha vinto l’Oscar® per Miglior direzione artistica, Miglior fotografia e Migliore make-up. Complessivamente, Il labirinto del fauno ha ottenuto oltre 40 premi internazionali ed è apparso in oltre 35 liste di critici come uno dei migliori film dell’anno. Del Toro è anche un prolifico produttore con crediti come The Orphanage, Julia’s Eyes, Biutiful e Kung Fu Panda 2. È l’autore della trilogia di romanzi, The Strain, The Fall e The Night Eternal, adattati nella serie televisiva horror, The Strain, su FX. Inoltre, Del Toro è il creatore della serie di successo di DreamWorks Animation/Netflix, Trollhunters.

ALVIN SCHWARTZ – Scrittore

È noto per aver scritto più di cinquanta libri che affrontano argomenti come il folklore e i giochi di parole, molti dei quali destinati a giovani lettori. Le sue raccolte di storie spaventose – Scary Stories to Tell in the Dark, More Scary Stories to Tell in the Dark, Scary Stories 3 e i due In a Dark, Dark Room and Other Scary Stories e Ghosts! – sono solo una parte della sua impareggiabile collana editoriale di racconti popolari.

Autore: Redazionale

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