L’altra faccia di una diva: “Il segreto di Audrey Hepburn” della compagnia Fabbricateatro di Catania

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L’altra faccia di una diva: “Il segreto di Audrey Hepburn” della compagnia Fabbricateatro di Catania

di Giuseppe Condorelli 04-09-2019

CATANIA – Il ballo solitario sulle note di “Isn’t it Romantic?” – celeberrima citazione da “Sabrina” di Wilder con cui si apreIl segreto di Audrey Hepburn” di Sal Costa che la Compagnia Fabbricateatro mette in scena sui legni atipici del “Giardino di Pippo Fava” di Catania con la regia di Elio Gimbo, sembrerebbe restituirci sulla scena l’ennesimo biopic (teatrale) su una delle massime icone del cinema di tutti i tempi: Audrey Hepburn. In realtà l’operazione di Fabbricateatro deborda dalla mera riproposizione di una vita da rotocalco per restituircene l’aspetto drammatico e contraddittorio, pur senza venire meno ad una sofisticata aria da commedia leggera, grazie soprattutto alla “spalla” Molly, segretaria tuttofare e confidente dell’attrice (una pirotecnica Cinzia Caminiti).

Dal set di “Colazione da Tiffany” su cui s’impianta la scenografia, l’atto unico poco a poco si allarga fino ad abbracciare non solo il drammatico scenario della vita della grande attrice ma la tragica cornice in cui si forma la sua stessa esistenza: l’Europa dominata dal nazismo, la guerra, la paura, la fame, il rapporto conflittuale con la madre. E’ questo periodo che racchiude il suo “segreto”, che nella pièce si dipana poco a poco attraverso lo stratagemma di una intervista.  E quell’intervista diventa quasi una confessione, il lungo monologo di una donna “che vuole essere solo dimenticata”, spalancando ciò che giace sotto la superficie troppo patinata del suo ruolo pubblico di “diva”. Audrey Hepburn visse infatti la sua fanciullezza all’ombra di totalitarismo e razzismo allo stesso modi di un’altra sua coetanea: Anna Frank. Tra gli undici e i 16 anni fu una specie di infermiera in una clinica in Olanda, “beatamente depressa” con un padre nei servizi segreti nazisti, la madre, baronessa Ella van Heemstra probabilmente una collaborazionista: Audrey balla per loro nei ricevimenti organizzati dalla famiglia. Nel 1935 dopo il divorzio dei genitori, il padre aveva comunque abbandonato la famiglia. E’ il momento più traumatico della sua vita. Ma Audrey balla pure nelle “serate nere” per sostenere la resistenza olandese, per la quale ricopre pure il ruolo di staffetta. “Il miglior pubblico che io abbia mai avuto – dirà poi – non faceva il minimo rumore alla fine dello spettacolo”. L’atto unico si muove per scene rapide – quasi istantanee – e rapidi flash-back che ammiccano alla carriera cinematografica della Hepburn, “curata – a suo dire – per la buona a nulla che sono”. Sabrina Tellico, nel ruolo della protagonista si muove e recita con straordinaria versatilità, entrando non solo letteralmente dentro l’immaginario iconico che il cinema ha restituito della Hepburn – i tubini, i cappelli, le sigarette con il bocchino lungo, le arie sbarazzine del suo personaggio più celebre, l’indimenticabile Holly Golightly di “Colazione da Tiffany” – non solo attraverso la trasformazione fisica – la seduttività degli occhi e non delle curve, il beehive, la frangetta, lo chignon – ma assumendone tutta la tragicità, indossando le molte maschere per celare quella inadeguatezza di fondo. Da questo punto di vista la Tellico incarna a pieno il senso degli spettacoli di Fabbricateatro, incentrati su individui sopravvissuti al “buco nero del nazismo”. Ma soprattutto – secondo lo stesso Gimbo – la condivisione di quelle esperienze “coincide con il segreto di tutti gli individui della compagnia: quando dividiamo la vita con qualcuno possiamo vivere il raro privilegio di vedere riconosciuto il nostro passato. Non siamo solo ciò che siamo ma anche ciò che siamo stati.” Ecco perché, nella seconda parte lo spettacolo segue percorsi paralleli, suggerendo la regia di Gimbo innesti a più ampio respiro – da Primo Levi a Jean Améry – prima del commosso e toccante monologo che lo chiude, dopo averci restituito l’immagine più vera, più umana, più commovente non dell’elegante diva di classe, ma di una donna interiormente straziata e sofferente.

Si replica il 4, 5, 14 e 15 Settembre alle ore 21.00 al Giardino Pippo Fava, in via Caronda 82

Autore: Giuseppe Condorelli

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