Su per le antiche scale. ‘L’ora miracolosa’ al Forte di Belvedere di Firenze

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Su per le antiche scale. ‘L’ora miracolosa’ al Forte di Belvedere di Firenze

di Mattia Aloi 09-09-2019

FIRENZE – Di tutti gli spettacoli teatrali che avete visto dubito che anche uno solo possa vantare le balze urbane e i ripiani di pietra, le torri e le cupole, e i ponti sullo scintillìo del fiume, che si legano intorno a “L’ora miracolosa” allestito da La Compagnia della Seggiole. Infatti lo sfondo che ci accompagna per gran parte dello spettacolo è Firenze, che con la sua essenza di città/manufatto artistico è capace di dare il capogiro, di portarci lontano nel tempo con la sua miracolosa perfezione, superando i limiti dell’immanenza, come scrisse anche Stendhal nel libro “Roma, Napoli e Firenze” «Ero giunto a quel livello di emozione dove si incontrano le sensazioni celesti date dalle arti ed i sentimenti appassionati. Uscendo da Santa Croce ebbi un battito del cuore, la vita per me si era inaridita, camminavo temendo di cadere.» Gli spettatori che arrivano al Forte si lasciano alle spalle Firenze pronti a rivederla sotto una nuova luce, appena il buon Giovanni, un armigero sempliciotto, li conduce dentro la fortezza. Attraverso un dialogo fra Giovanni da Fucecchio e il capitano delle guardie veniamo a sapere che la città dalla quale proveniamo, la Firenze del 1600, è preda di una terribile epidemia di peste, motivo per cui la fortezza è ancora più isolata del solito. E attorno alla solitudine, alla vuotezza di un’esistenza ripetitiva e alla fuga del tempo ruotano tutti i monologhi e i dialoghi, così che il Forte Belvedere diventa una sorta di fortezza Bastiani che intrappola gli abitatori nella sua morsa. Le tematiche evocate da “Il deserto dei Tartari” di Buzzati ben si sposano con i testi che abilmente lasciano trapelare informazioni a carattere didascalico e rievocano la Storia attraverso spaccati di vita vissuta.

I cinque personaggi rimangono straordinariamente impressi per la loro caratterizzazione e soprattutto grazie alla sempre impeccabile interpretazione dei membri della Compagnia delle Seggiole: la giovane leva, proveniente da Fucecchio, ingenuo e genuino; il veterano colto, che doveva farsi prete ma è fuggito; il soldato bevone, scampato all’esecuzione per ritrovarsi a perdere la vita giorno dopo giorno fra le mura secolari della fortezza; il capitano, che nella fortezza di Santa Maria in San Giorgio del Belvedere sente che sta per concludere i suoi giorni; la cuoca della guarnigione, che porta una ventata di fiorentinità e di risate per accompagnarci in una disposizione d’animo allegra verso la conclusione della messinscena sulla spettacolare terrazza della villa medicea.

Nella ripetitività della vita di un soldato, di un impiegato, di un operaio, di chiunque di noi, quale speranza può esserci di sottrarsi all’annichilimento prodotto dalle ruote dentate del Tempo che passa inesorabile? A mio avviso qualsiasi cosa che rompa la monotonia, che ci faccia guardare le cose con una prospettiva diversa è la panacea. Uno spettacolo che ti trascina nel racconto, che ti conduce dentro un’avventura e nello stesso momento fa rivivere un luogo che a volte si dà per scontato è un vero toccasana per lo spirito e un’esortazione a non considerare vano neanche un attimo delle nostre esistenze.

L’ORA MIRACOLOSA

di Riccardo Ventrella
costumi di Giancarlo Mancini

realizzati da Pino Crescente e Silvia Anderson
allestimento Daniele Nocciolini
con Fabio Baronti, Luca Cartocci, Raffaello Gaggio, Andrea Nucci, Sabrina Tinalli

La Compagnia delle Seggiole e ONCE extraordinary events

in collaborazione con Fondazione Teatro della Toscana

Autore: Mattia Aloi

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