76. Mostra del Cinema di Venezia | Oggi in Concorso il film Netflix ‘Marriage Story’, il saudita ‘The Perfect Candidate’ e Brad Pitt in ‘Ad Astra’ di James Gray

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76. Mostra del Cinema di Venezia

Oggi in Concorso il film Netflix Marriage Story, il saudita The Perfect Candidate e Brad Pitt in Ad Astra di James Gray

Fra i selezionatori di questa edizione ci dev’essere qualcuno che non conosce l’aforisma di Peter Sellers: Che cos’è la felicità si saprà soltanto dopo essersi sposati; ma allora sarà troppo tardi. Netflix arriva al Lido con una comedy di Noah Baumbach dalle sfumature mélo, Marriage Story, e si spera che con questo terzo lessico famigliare si esaurisca la voglia di tenerezza che sta avvolgendo il Palazzo del Cinema nelle sue spire sciroppose d’antan.

Marriage Story, interpretato da Adam Driver e Scarlett Johansson, è il ritratto compassionevole di un matrimonio che va in pezzi. Baumbach, in sede di presentazione, ha descritto con calore la genesi dell’opera:

I film sono stati per me una cura in alcuni dei momenti più bui della mia vita e mi hanno aiutato a capire ciò che credevo andasse oltre la mia comprensione. Sedendomi in una sala cinematografica, lasciavo che il meccanismo dell’empatia insito nel cinema agisse su di me. Il divorzio è la storia che accomuna moltissimi matrimoni, ed è fonte di vergogna e isolamento. Il sistema giuridico che regolamenta il divorzio è inevitabilmente concepito per dividere. Divide le persone, la famiglia, la proprietà e il tempo. Isola ogni singolo individuo all’interno della propria storia e offusca il punto di vista dell’altra persona. Desideravo offrire una nuova prospettiva, fare una proposta più generosa. Volevo trovare la storia d’amore all’interno del crollo. La speranza nelle aule di tribunale, in mezzo ai documenti e alle regole.

L’interessante The Perfect Candidate di Haifaa Al Mansour sterza opportunamente verso temi più significativi. La candidatura inaspettata di una giovane e determinata dottoressa saudita alle elezioni comunali sconvolge la sua famiglia e la comunità locale, che si misura con la difficoltà di accettare la prima candidata donna della città.

La regista ha così commentato il film:

The Perfect Candidate è incentrato sulla figura di una dottoressa saudita che, sfidando il sistema patriarcale, si candida alle elezioni del consiglio municipale con l’obiettivo di riparare la strada che conduce all’ospedale dove lavora. Attraverso il suo percorso, voglio mostrare una visione ottimista del ruolo che le donne saudite possono ricoprire nella società unitamente al contributo che possono dare nell’atto di forgiare il proprio destino. Voglio incoraggiare le donne saudite a cogliere un’opportunità e a liberarsi dal sistema che ci ha deliberatamente ostacolato così a lungo. Il cambiamento deve necessariamente essere sostenuto e guidato dalle persone che hanno particolarmente bisogno di miglioramenti e di maggiore mobilità nella vita quotidiana. Il significato sottinteso del film ruota attorno alla necessità di celebrare e rendere omaggio alle nostre profonde tradizioni culturali e artistiche e di lasciare che esse guidino gli sforzi necessari a promuovere il processo di sviluppo e di modernizzazione del Paese. Tutte le manifestazioni artistiche pubbliche sono state proibite nella fase moderna di sviluppo del Paese. Ma con la riapertura di sale da concerto, cinema e gallerie d’arte in tutto il Regno, è importante volgere nuovamente lo sguardo alla ricca storia artistica che abbiamo quasi perduto. Esiste musica bellissima e un ricco patrimonio di immagini che dobbiamo riportare in vita, restaurare e rafforzare all’interno della nostra società. Con l’apertura dei cinema e il permesso di guidare concesso alle donne del Regno voglio mostrare lo sforzo immenso che il cambiamento reale comporterà. Le donne avranno l’opportunità di contribuire e partecipare a una società che per generazioni intere le ha estromesse. La parte più difficile per le donne ora è guardare oltre le antiquate convenzioni sociali e i modesti obiettivi che si erano prefissate precedentemente, mandare in frantumi i tabù che le attanagliano e decidere di tracciare nuovi percorsi per se stesse e le loro figlie.

Ma è con Ad Astra di James Gray che si respira finalmente un’atmosfera diversa, fatta di molecole turbinanti in remoti spazi intergalattici, là dove la materia ignota presente tra una stella e l’altra si avvicina al vuoto assoluto. E in questo vuoto spaventoso si possono ritrovare le tracce di legami scomparsi.

Il cosmonauta Roy McBride viaggia fino ai confini estremi del sistema solare per ritrovare il padre scomparso e svelare un mistero che minaccia la sopravvivenza del nostro pianeta. Il suo viaggio porterà alla luce segreti che mettono in dubbio la natura dell’esistenza umana e il nostro ruolo nell’universo.

Gray ha spiegato Ad Astra partendo da una citazione di Arthur C. Clarke, autore di 2001: Odissea nello spazio:

Esistono due possibilità: o siamo soli nell’universo, o non lo siamo. Entrambe sono terrificanti”. Allora ho pensato che non avevo mai visto un film su di noi, soli nell’universo. L’idea dei viaggi nello spazio è bella e terrificante al tempo stesso: io sono un grande sostenitore delle esplorazioni spaziali, che però a volte sono semplicemente un modo per fuggire. Questo mi ha trasportato in una dimensione intima: la storia di un padre e di un figlio. Spero che le persone capiscano che dobbiamo apprezzare le esplorazioni e amare la Terra. Bisogna preservare la Terra e i legami umani, a ogni costo.

pagina curata da Sergio Cervini 29 agosto 2019

Autore: Redazionale

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