76. Mostra del Cinema di Venezia | L’avamposto di frontiera di ‘Waiting for the Barbarians’ e il ritorno della mafia neomelodica di Franco Maresco

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76. Mostra del Cinema di Venezia

L’avamposto di frontiera di Waiting for the Barbarians e il ritorno della mafia neomelodica di Franco Maresco

Non mancano i presupposti per considerare Waiting for the Barbarians di Cino Guerra un film interessante: un romanzo di J.M. Coetzee adattato per lo schermo dallo stesso scrittore, un ottimo cast (Mark Rylance, Johnny Depp, Robert Pattinson, Gana Bayarsaikhan, Greta Scacchi) e una trama seducente. Un magistrato, amministratore di un isolato avamposto di frontiera al confine di un impero senza nome, aspetta con impazienza la tranquillità della pensione, fino all’arrivo del colonnello Joll. Incaricato di riferire sulle attività dei barbari e sulla sicurezza al confine, Joll conduce una serie di spietati interrogatori. Il trattamento dei barbari per mano del colonnello e la tortura di una giovane donna barbara spingono il magistrato a una crisi di coscienza che lo porterà a compiere un atto di ribellione donchisciottesco.

Quando Cino Guerra ha incominciato a pensare a una trasposizione cinematografica del romanzo di Coetzee, era convinto che la vicenda fosse ambientata in un mondo e in un’epoca lontani. Tuttavia, mentre le riprese del film procedevano, la distanza nel tempo e nello spazio si è ridotta sempre più. A poco a poco l’intreccio si è trasformato in una storia sulla contemporaneità.

Ultimo film in concorso a Venezia 76, La mafia non è più quella di una volta di Franco Maresco, è stato preceduto da una notizia clamorosa. Non solo il regista non sarà presente, ma la stessa conferenza stampa è stata annullata. La pellicola non verrà presentata dai produttori, né dai protagonisti come la fotografa Letizia Battaglia, cosa mai accaduta alla Mostra del Cinema e assolutamente inspiegabile.

Nel 2017, a 25 anni dalle stragi di Capaci e via D’Amelio, Franco Maresco decide di realizzare un nuovo film. Per farlo, trova impulso in un suo recente lavoro dedicato a Letizia Battaglia, fotografa ottantenne che con i suoi scatti ha raccontato le guerre di mafia, definita dal New York Times una delle “undici donne che hanno segnato il nostro tempo”. Il regista sente il bisogno di affiancare a Letizia una figura proveniente dall’altra parte della barricata: Ciccio Mira, ‘mitico’ organizzatore di feste di piazza, già protagonista nel 2014 di Belluscone. Una storia siciliana. Nei pochi anni che separano i due film, Mira sembra cambiato. Forse cerca un riscatto, come uomo e come manager, al punto da organizzare un singolare evento allo Zen di Palermo: i neomelodici per Falcone e Borsellino. Eppure le sue parole tradiscono ancora una certa nostalgia per “la mafia di una volta”. Intanto, assistendo alle celebrazioni dei martiri dell’antimafia, il disincanto di Maresco si confronta con la passione di Battaglia in un territorio in cui la distinzione tra bene e male, tra mafia e antimafia, si è azzerata e tutto, ormai, è precipitato in uno spettacolo senza fine e senza alcun senso.

pagina curata da Sergio Cervini 06-09-2019

Autore: Redazionale

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