L’uguaglianza nel segno del nulla. Da ‘Il cretino in sintesi’ di Fruttero & Lucentini

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L’uguaglianza nel segno del nulla. Da ‘Il cretino in sintesi’ di Fruttero & Lucentini

Fruttero & Lucentini

A differenza di Robinson Crusoe, di cui è l’esatto contrario, l’invidioso è incapace di rallegrarsi per ciò che ha dietro di sé, nella sua piccola o grande cella; ché anzi, il funesto by-product del suo vizio è appunto un’incessante svalutazione dei propri beni, delle proprie fortune, in confronto a quelle che passano e ripassano irraggiungibilmente là fuori, sulle strade del mondo, ribadendo nella sua testa il crudelissimo chiodo: «Ecco, al solito, loro tutto e io niente».

Non appena l’invidia si dà da fare, cessa di essere tale, diventa estroversa emulazione. «Ah, quella fanatica è riuscita ad avere a cena il tabaccaio emergente (il giardiniere di Charles d’Inghilterra)? E io invito a pranzo il pattumologo Verde (il barbiere di Maradona)!»
Mentre la vera invidia ignora la rivalsa dispettosa, stagna nella sterilità introversa, nell’impotenza, nella passività. Alimenta paurose distorsioni dell’ordine statistico delle cose, inventa congiure di proporzioni cosmiche («È finito il caciucco? Per forza, a me non ne va mai bene una!»), finché il letale sentimento di essere vittima di una Superiore Ingiustizia s’impadronisce capillarmente dell’invidioso. Non c’è niente da fare; gli Dei sono contro di lui.
Sua unica consolazione sarà allora lo spettacolo delle sventure altrui, quando capita che anche gl’immeritevoli vermi cui tutto va sempre per il verso giusto si beccano, era ora!, qualche calcione. L’invidioso diventa così complice segreto e plaudente di tamponamenti e tumori, rapine fiscali e a mano armata, crolli in Borsa, infiltrazioni d’acqua, strappi alla camicetta, adulterii, lombaggini e soufflé disastrosamente seduti. La sua abietta felicità dipende dall’infelicità del prossimo, e quando avviene che plebi e classi si sollevino contro «i ricchi», «i padroni», egli concede la sua gongolante adesione rivoluzionaria non tanto per portarsi a casa perlomeno uno sgabello delle Tuileries quanto perché spera che la reggia venga incenerita, demolita, rasa al suolo. Ciò che lo entusiasma è un ideale di giustizia nella privazione, di uguaglianza nel segno del meno, del vuoto, del nulla. Ciò che lo fanatizza è il progetto di estendere al mondo intero la devastazione che porta dentro di sé.

Autore: Redazionale

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