L’autoinganno di un ragazzo viziato. ‘Beautiful Boy’ di Felix Van Groeningen, con Timothée Chalamet

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L’autoinganno di un ragazzo viziato. ‘Beautiful Boy’ di Felix Van Groeningen, con Timothée Chalamet

di Giuseppe Tumminello 30-06-2019

Ambientato nella California del Nord dei primi anni del 2000, Beautiful Boy, il debutto in inglese del regista belga Felix Van Groeningen (De helaasheid der dingen,  Alabama Monroe), tratta il tema della tossicodipendenza, non dal punto di vista del soggetto dipendente, ma di un’intera famiglia, in primo luogo il padre, che vive il proprio calvario lottando insieme al figlio per farlo uscire dal tunnel della droga.

Basandosi su una storia vera, il regista e il cosceneggiatore Luke Davies (premio Oscar per Lion) hanno adattato i memoriali del giornalista David Sheff, Beautiful Boy: A Father’s Journey Through His Son’s Addiction (2008), e del figlio Nic, Tweak: Growing Up on Methamphetamines (2007). Il titolo del film è ripreso dall’omonima ninna nanna di John Lennon, che David Sheff ha intervistato all’inizio della sua carriera.

Gli attori protagonisti Steve Carell/padre e Timothée Chalamet/figlio, entrambi nominati agli Oscar, affrontano con intelligenza i due ruoli complessi, aderendovi con sensibilità e riuscendo a supplire alla struttura filmica volutamente non lineare, frammentata. Il montatore Nico Leunen spiega la scelta sostenendo la necessità di rappresentare i meccanismi della memoria: “Prendiamo la storia, la demoliamo, e poi la rimettiamo insieme come se il girato fosse composto solo da elementi grezzi”. Difatti, Van Groeningen attua continui salti nello spazio e nel tempo, intersecando al racconto che si svolge nel presente sequenze riguardanti il passato e il futuro, e includendo dialoghi off, sonori fuori campo: fattori destabilizzanti per lo spettatore che rimane emotivamente distante, perché costretto a riordinare mentalmente quello che succede sullo schermo.

D’altra parte, la trama consiste in una ripetizione ciclica di recuperi e ricadute, tra letti d’ospedale, riabilitazioni in centri di disintossicazione, notti insonni, sparizioni e ritrovamenti, desiderio di cambiamento e fallimenti. Tutti sono vittime di un demone distruttivo, legati da sentimenti comuni: senso di colpa, paura di deludere gli altri e impotenza di fronte alle conseguenze devastanti della dipendenza.

Freelance per varie riviste, il padre David Sheff è sempre occupato a scrivere nel suo studio, dove tra le mura scorgiamo le foto insieme al figlio Nic da piccolo, o gli articoli incorniciati d’interviste a Steve Jobs, Keith Haring, John Lennon ecc. Un giorno, gli capita tra le mani il diario segreto dove Nic annota, con disegni di morbose figure animate, i suoi pensieri, e scopre la triste verità.

All’inizio del film apprendiamo dal dr. Brown (cameo del premio Oscar Timothy Hutton), cui si è rivolto David in preda alla disperazione, che la metanfetamina, nota come crystal meth, è la peggiore delle sostanze chimiche stimolanti, perché provoca al momento dell’assunzione una sensazione di euforia, ma quando l’effetto svanisce il consumatore deve aumentare la dose per avvertire lo stesso effetto, causando gravi danni al cervello.

La prima volta che lo vediamo, Nic Sheff è già diciottenne, a letto nella sua stanza, bello e dannato, come ci suggerisce l’inquadratura del libro The Beautiful and Damned di F. Scott Fitzgerald. Nic non è solo un bel ragazzo, ma è intelligente, ama scrivere e leggere, viene ammesso in tutti college, gioca a pallanuoto; è anche un po’ viziato, solitario e fragile. Nel momento in cui ha cominciato a sperimentare le droghe, all’età di dodici anni, il suo mondo è passato “dal bianco e nero al technicolor”. A Nic è sempre piaciuto fare uso di tutto – erba, alcol, ecstasy, cocaina, LSD, eroina e metanfetamina –, perché provandole si è sentito meglio e ha continuato a farsi, in modo da sfumare i contorni della stupida realtà e neutralizzare il buco nero che lo risucchia nel suo campo magnetico, facendogli sentire ininterrottamente l’inganno consueto dell’esistenza, e nello stesso tempo alimentare l’attrazione fatale nei confronti della follia.

David rimane sempre disponibile e comprensivo, pur nell’ira compressa, verso il ragazzo, dimostrandogli amicizia e complicità. Quando Nic sparisce, il padre lo cerca per le vie della città, e ne ritrova la sofferenza sui volti di altri giovani drogati che incontra per strada.

Altrettanto importanti le figure materne della storia. La matrigna di Nic, Karen Barbour (Maura Tierney), è un’artista famosa e si è affezionata subito a lui, fin dal matrimonio con David. Nei casi estremi cerca di proteggere i figli più piccoli, Jasper e Daisy. Straziante è la scena in cui insegue Nic con la macchina: sulle note lancinanti di Of Once and Future Kings dei Pavlov’s Dog si ferma piangendo, rendendosi conto della sua impotenza ad aiutarlo. Vichi (Amy Ryan), la madre naturale di Nic, vive a Los Angeles, dove il ragazzo trascorre le vacanze. La vediamo spesso impegnata in conversazioni telefoniche con l’ex-marito David, che degenerano in liti astiose.

Il tema del dolore che opprime le famiglie dei tossicodipendenti è ripreso anche nel corso della scena in cui viene mostrata una donna con gli occhi pieni di lacrime, mentre confessa il senso di liberazione per la morte della figlia drogata, perché in realtà lei è sempre stata in lutto, anche quando la ragazza era viva.

A momenti si ha però il sospetto di assistere a uno spot, leggermente patinato, sul fascino (eterno) delle sostanze psicoattive, con annesse istruzioni d’uso, supportate da una colonna sonora accattivante. Niente più che un messaggio subliminale, tuttavia fastidioso. In particolare quando Nic e la sua ragazza Lauren (Kaitlyn Dever), dopo aver comprato l’eroina, procedono con una sconcertante, ostentata meticolosità – con cucchiaio, accendino, siringa – a bucarsi e fare l’amore sotto la doccia, sulle note ambient/romantiche di Nanou 2 di Aphex Twin.

Chalamet acquerella un personaggio proteiforme: disorientato, depresso, bugiardo, vitale, dinamico, vulnerabile, nevrotico e pieno di reali o simulati sensi di colpa. Paragonato per questa sua performance a James Dean, il talentuoso attore dà il meglio di sé nel rappresentare la finzione più o meno consapevole di un ravvedimento il cui proposito, rinnovato anno dopo anno, cade puntualmente nel vuoto, mentre la vita scorre.

SCHEDA DEL FILM

 

Titolo originale BEAUTIFUL BOY
Lingua originale Inglese
Paese di produzione USA
Anno 2018
Durata 111 minuti
Genere Drammatico
Data di uscita in Italia 13 giugno 2019

 

CAST ARTISTICO

David Sheff STEVE CARRELL
Karen Barbour MAURA TIERNEY
Nic Sheff (a 12 anni) JACK DYLAN GRAZER
Daisy Sheff OAKLEY BULL
Jasper Sheff CHRISTIAN CONVERY
Nic Sheff TIMOTHÉE CHALAMET
Lauren KAITLYN DEVER
Vicki Sheff AMY RYAN
Annie Goldblum AMY AQUINO
Vince CARLTON WILBORN
Julia STEFANIE SCOTT
Madre di Julia MARY PAT FARRELL
Dr. Brown TIMOTHY HUTTON

 

 

CREW

 

Regia FELIX VAN GROENINGEN
Sceneggiatura LUKE DAVIES

FELIX VAN GROENINGEN

Direttore della fotografia RUBEN IMPENS
Montaggio NICO LEUNEN
Scenografia ETHAN TOBMAN
Suono LISA PINERO
Costumi EMMA POTTER
Trucco JENNIFER BELL
Casting FRANCINE MAISLER
Prodotto da DEDE GARDNER

JEREMY KLEINER

BRAD PITT

Produttori esecutivi SARAH ESBERG

NAN MORALES

Un’esclusiva per l’Italia RAI CINEMA
Distribuzione italiana 01 DISTRIBUTION

Autore: Giuseppe Tumminello

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