Scompare un gigante della cultura italiana del ‘900. Nel giorno della morte riproponiamo la magia affabulatoria di Camilleri/Tiresia

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La magia affabulatoria di Camilleri/Tiresia. Al Teatro Greco di Siracusa

di Anna Di Mauro 24-06-2018

Una frotta di bambini corre sulla scena, disponendosi all’ascolto. Entra, appoggiandosi alle spalle di una leggiadra fanciulla, il vegliardo, portatore di umanità e cultura, non più vedente, più che mai felicemente intriso di quel mito che aleggia nelle sue migliori scritture. Siede, l’affabulatore dalla voce profonda, arcaica, potente suono dell’anima letteraria che ha governato tutta la sua vita.

Io sono Tiresia. Con queste icastiche parole Andrea Camilleri, stupefacente nei suoi 92 anni potenti e luminosi, nonostante la cecità, inizia uno splendido soliloquio sul personaggio del celebre indovino cieco dalle sette vite. Accecato dagli dei per punizione e “beneficiato” del potere della veggenza (Camilleri sottolinea che non è un privilegio conoscere la vita degli uomini, inesorabilmente lastricata di lutti e dolori) il vaticinante ha dato vita a un ricco ventaglio di interpretazioni e rivisitazioni.

Asceso alla fama letteraria con “Edipo re” di Sofocle, Tiresia ha conosciuto una fertile frequentazione di poeti, letterati, filosofi, attratti dalla sua paradossale condizione che incarna il paradosso dell’esistenza. Ora è la volta di Camilleri. Nella magia del teatro greco assiepato risuona la sua cavernosa voce, con il fascino che unisce e rapisce, come testimonia Borges: “Noi tutti siamo il teatro, il pubblico, gli attori, la trama, le parole che udiamo”. Investigatore di una cecità che diventa vocazione a raccontare storie, tra Omero e Tiresia, il creatore di Montalbano, infaticabile e inedito rapsodo, sugge al mito letterario per raccontarci ancora una storia che è anche la sua storia.

Una ricerca puntuale, infarcita di citazioni di grande spessore avvolge gli spettatori irretiti. Spaziando da Orazio a Levi, a “La Terra desolata” di Eliot, con doviziosa e sentita competenza, Camilleri illustra la singolare figura del profeta senz’occhi, per volere degli dei, strappando sorrisi e lacrime per una condizione condivisa dall’autore-attore, condita da guizzi di complice ironia e da riflessioni di lacerante dolore sulla vita e sulla storia degli uomini, culminante nel grido di denuncia delle barbarie dei campi di sterminio, dove si è cercato di rendere l’uomo non uomo.

Un testamento spirituale echeggia tra le pietre dove si celebra da millenni il sacro rito del teatro, condotto con l’apparente bonarietà di un letterato-teatrante, dove il respiro della saggezza si accende della fascinazione delle immagini e delle suggestioni musicali che lo accompagnano. Nell’accostamento alla figura del vate-veggente il vaticinio urge nella tensione spirituale di un uomo che ha speso il suo tempo e la sua vita offrendo il suo contributo artistico e umano a una società lacerata da mali endemici. Il suo spirito mordace non tace. Illuminato dalla grazia dei non vedenti si protende verso un futuro di eternità. Commuove il suo volerci essere fino all’ultimo. Nel buio degli occhi si accende la luce della mente e del cuore.

Una standing ovation ha salutato il grande vecchio che ilare ha proposto un appuntamento tra cento anni.

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CONVERSAZIONE SU TIRESIA

Di e con Andrea Camilleri

Regia Roberto Andò

Progetto a cura di Valentina Alferj

Musica di Roberto Fabbriciani eseguita dall’autore

Produzione FONDAZIONE INDA Siracusa

AL TEATRO GRECO DI SIRACUSA nell’ambito del 54° Festival del Teatro Greco

 

Autore: Anna Di Mauro

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