Repressioni amorose di casta. ‘Sir (Cenerentola a Mumbai)’ di Rohena Gera, distribuzione Academy Two

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Repressioni amorose di casta. ‘Sir (Cenerentola a Mumbai)’ di Rohena Gera, distribuzione Academy Two

di Giuseppe Tumminello 22-06-2019

La regista/sceneggiatrice Rohena Gera nel suo primo lungometraggio – presentato a Cannes nella sezione della ‘Semaine de la Critique’ 2018 ­– ci restituisce con lievità e sensibilità una storia d’amore interdetto, un incontro di anime solitarie, per toccare la questione scottante del classismo cristallizzato nella società indiana più tradizionale. Si noti che il film in India non è ancora uscito nelle sale cinematografiche.

Girato quasi tutto in sequenza Sir (Cenerentola a Mumbai), segue un ordine cronologico. In un’intervista, Gera afferma che anche nelle riprese ha voluto rispettare la successione sequenziale, in modo che “gli attori avessero il tempo necessario per portare le loro emozioni nelle interpretazioni”; dichiara anche di essersi ispirata al capolavoro di Wong Kar-Wai, In the Mood for Love, dove i protagonisti condividono un sentimento che non possono vivere apertamente.

Il film inizia con Ratna (Tillotama Shome, già apprezzata in Monsoon Wedding di Mira Nair), una giovane donna, sposatasi a 19 anni e rimasta vedova dopo due mesi, che prepara la valigia per trasferirsi dal suo piccolo villaggio in campagna alla megalopoli di Mumbai, dove lavorerà come cameriera per il ricco e bello Ashwin (Vivek Gomber). Dalle prime sequenze apprendiamo che Ashwin ha annullato il suo imminente matrimonio, dopo aver scoperto che la fidanzata ha avuto una relazione con un altro. Di ritorno da New York, dove faceva lo scrittore di articoli di riviste e post di blog, rincasa a Mumbai per riprendere a lavorare come supervisore nei cantieri della ditta di famiglia.

Tutto si gioca negli interni claustrofobici di un appartamento lussuoso dei grattacieli di Mumbai, come un concerto di musica da camera suonato fra le mura di casa, uniche testimoni di una passione crescente. In questo spazio intimo, fuori dal brulichio del quotidiano, ciascuno ha il suo ruolo, la sua zona circoscritta; convivono estranei due mondi opposti: Ashwin/Ratna; padrone/serva; ricchezza/povertà; città/campagna; delusione/riscatto.

Confinata in cucina e nella sua piccola camera di servizio, Ratna incarna la cameriera perfetta, sempre pronta, disponibile, rispettosa della privacy del suo padrone che chiama formalmente Sir. Entra, si toglie le scarpe, prepara da mangiare, serve i pasti, il tè, pulisce, mangia seduta sul pavimento della cucina, beve in bicchieri separati, dorme in un materasso poggiato a terra in un angolo della casa, non usa lo stesso bagno del padrone. Ratna accetta con gratitudine e gioia questo lavoro, che è per lei, vedova, una rivincita. Secondo le usanze del villaggio dovrebbe portare il lutto per tutta la vita, invece vive in lei la volontà ferrea di coltivare le sue passioni: segue un corso di cucito per diventare stilista e aiuta anche la sorella Choti a pagare gli studi perché non sia costretta ad accettare un matrimonio imposto. Il suo primo gesto di sfida al patriarcato è indossare dei braccialetti.

Dall’altro lato, il rampollo Ashwin si sforza di riprendersi dalle delusioni amorose: esce per lavorare ai cantieri, gioca a squash con gli amici, ogni tanto va anche in discoteca e rimorchia qualche bella ragazza, organizza feste. A casa si trattiene esclusivamente nel suo studio o nel salotto, sempre al computer, al telefono o a guardare la tv.

Il plot si sviluppa attraverso impercettibili inserti aggiuntivi alla ripetitività delle azioni. Anche i dialoghi sono brevi e ritualizzati, sfociando a volte in rarefatte confessioni e confidenze, soprattutto per la spontanea intraprendenza di Ratna. I sentimenti prendono forma ed espressione nei silenzi, che solo in apparenza rallentano il ritmo della storia. I gesti quotidiani, sempre uguali, filtrati dalla luce artificiale di porte e finestre chiuse, sono interrotti da vivaci giri in scooter tra le vie chiassose di Mumbai, tra i suoi bazar colorati, alla ricerca di stoffe pregiate per le lezioni di cucito, e dalle soste sulla terrazza dell’appartamento, spazio di libertà riflessiva.

Lo spettatore è coinvolto dalla tensione continua creata dalle sfumature emotive di Gera. Tutto è represso, nascosto, non detto: l’amore e la passione sono frenate dai tabù sociali, ma anche da una forma di rispetto verso l’altra persona. A poco a poco le solitudini dei due protagonisti s’incontrano, si comprendono, si cercano, si mancano. Il loro rapporto si trasforma, le regole si frantumano lasciando il campo alla complicità. Ashwin la protegge, la asseconda e la difende anche contro le arroganti offese della sua classe, come durante una festa, quando Ratna, distratta dalla bellezza del vestito di una stilista ospite, le fa cadere il vassoio addosso. Da brava segretaria Ratna impara a filtrare anche le telefonate inopportune della madre di Ashwin, o cerca di proteggerlo dall’energia negativa che possono provocare i regali che gli sono arrivati in occasione del matrimonio conclusosi in modo fallimentare, nascondendoli nella sua minuscola camera. In occasione del compleanno del padrone gli regala una camicia fatta con le sue mani e lui ricambia con un dono che la rende felice: la macchina da cucire Singer.

Si arriva al primo evidente punto di svolta quando una sera Ratna porta la cena ad Ashwin che sta guardando una fiction in tv. Il giovane mette in pausa e l’immagine si ferma sul fotogramma di un bacio che si scambiano i protagonisti: è il loro desiderio impresso sullo schermo. In tutto il film, anche il cibo parla d’amore: vettore di compensazione affettiva e arma di seduzione.

Ma è durante la festa di Ganesh, sulle note di una danza sensuale, che Ratna balla e libera i sensi e provoca il loro primo bacio. Salendo insieme sull’ascensore le loro labbra si sfiorano e Ashwin fa la sua sommessa dichiarazione d’amore dicendole di non chiamarlo più Sir ma con il suo nome.

È l’inizio della rottura. Ratna frena la passione e mette le distanze. Ashwin vorrebbe osare di più, ma tutti sono contro: è la minaccia delle caste. Lei va a vivere dalla sorella Choti, trasferitasi a Mumbai dopo il matrimonio. Trova un lavoro come stilista dall’amica di Ashwin, che ritorna a vivere a New York. Un giorno arriva una telefonata. È lui… e per la prima volta, con un nodo alla gola, Ratna risponde pronunciando con un filo di voce: «Ashwin!».

  

SCHEDA FILM

 

Titolo originale Sir

Lingua originale Hindi, inglese

Paese di produzione India

Anno 2018

Durata 96 minuti

Genere Drammatico

Data uscita in Italia 20 giugno 2019

 

CREW

Regia Rohena Gera

Sceneggiatura Rohena Gera

Produttori Brice Poisson (Inkpot Films), Rohena Gera

Coproduzione Thierry Lenouvel (Ciné-Sud Promotion)

Produttore esecutivo Rakesh Mehra

Direttore della fotografia Dominique Colin

Scenografia Parul Sondh

Costumi Kimneineng Kipgen

Make-up Serina Tixeira

Suono Arnaud Lavaleix, Guillaume Battistelli, Nicolas d’Halluin, Jean-Guy Véran (Mactari)

1° Assistente alla regia Chakshu Arora

Montaggio Jacques Comets

Assistente al montaggio Baptiste Ribrault

Sound designer Daniel Gries

Musiche Pierre Avia

Distribuzione internazionale mk2 films

Distribuzione italiana Academy Two

 

CAST

Ratna Tillotama Shome

Ashwin Vivek Gomber

Laxmi Geetanjali Kulkarni

Il padre di Ashwin Rahul Vohra

La madre di Ashwin Divya Seth Shah

Vicky Chandrachoor Rai

Nandita (la sorella di Ashwin) Dilnaz Irani

Choti Bhagyashree Pandit

Ankita Anupriya Goenka

Raju Akash Sinha

Sabina Rashi Mal

Autore: Giuseppe Tumminello

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