Teatro della Toscana 2019/2020, “Mutazioni” per un Teatro d’Arte orientato ai giovani, 13 prime nazionali, 17 produzioni, tra Pergola, Era, Teatro Studio

  

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“Il teatro dovrebbe essere ciò che il teatro non è”

 

Da qui partiamo. Con questa pasoliniana illuminazione, tratta dal Manifesto per un nuovo teatro, ci misuriamo da tempo. E, contemporaneamente, con quelle di Goldoni, Copeau, Strehler, Costa, Spadoni, Eduardo. Ovvero di tutti quei grandi che hanno messo al centro della loro esistenza la ricerca di un nuovo teatro.

Con tutto questo ci misuriamo da quando, all’inizio dell’avventura del Teatro della Toscana, abbiamo con tutti noi stessi tentato di capire, giorno dopo giorno, dove indirizzare la ricerca, ossia come poter creare le condizioni nelle quali far nascere davvero una nuova, autentica possibilità espressiva, un futuro di reale novità per questo “meraviglioso strumento di comprensione fra gli uomini” che è il Teatro.

Una chiarezza riteniamo di aver raggiunto nel percorso: “Mutazioni” non può che riferirsi a un Teatro d’Arte orientato ai giovani.

Quei giovani che sono curiosi del teatro e lo vedono come una possibilità per crescere o allargare i propri orizzonti, quelli che non ne sanno nulla, quelli che lo hanno incontrato e rifiutato, quelli che il teatro lo fanno più o meno consapevolmente e che domani saranno i veri fautori del nuovo.

Un teatro fondato su un’articolata e diversificata proposta formativa, con una costante priorità per l’avviamento al lavoro delle nuove leve attraverso la trasmissione dei mestieri teatrali e la loro applicazione al produrre, al promuovere, all’amministrare, all’organizzare. Un teatro vissuto come mezzo espressivo per tutti, come strumento per formare gli uomini. Anche per chi ci lavora.

Giunti a metà del secondo triennio ministeriale, unico Teatro Nazionale a essere stato premiato dal costante incremento di contributo da parte del MiBAC e dalla costante crescita di punteggio nella ‘classifica’ di merito, la nostra consapevolezza è che il Teatro della Toscana è oggi il nome istituzionale che raccoglie collettivamente una struttura articolata in tre Aree interconnesse e interagenti.

La Pergola di Firenze, la struttura del grande spettacolo, della grande produzione, l’area operativa dotata di Scuola, Laboratorio d’Arte, Centro Studi, Saloncino, con una stagione internazionale autunnale.

 Il Teatro Era di Pontedera, lo spazio della sperimentazione di un progetto d’area territoriale che coinvolge l’impresa privata e salvaguarda la storicità del Centro per la Sperimentazione e la Ricerca Teatrale (Csrt), integrandola con una stagione di spettacoli e con il Festivaldera.

Il Giovane Teatro, il fulcro del movimento generale che sta al centro sia dello schema organizzativo, che di quello progettuale e opera su ogni spazio rendendolo luogo polivalente di teatro, di performance, d’arte visiva.

È importante ricordare che l’attività del Giovane Teatro prevede la centralità della lingua italiana, riprendendo alcuni schemi consolidati anche all’estero, e viene realizzata in tutto dal gruppo de I Nuovi, costituito dai diplomati della Scuola Costa/Cae, integrati da diplomati di altre scuole teatrali italiane. I Nuovi si misurano con un’alternanza ciclica in tutti i mestieri del teatro, da artistici a organizzativi a tecnici, e con un tutoraggio costante degli esperti del Teatro della Toscana nei vari settori e competenze.

Dopo la fase di avviamento del ‘sistema Teatro della Toscana’ nel corso del 2018, la stagione 2019/2020 rappresenta il passaggio definitivo dal modello produttivo tradizionale, la bottega, praticato con il coinvolgimento dei giovani in esperienze produttive fondate sulla trasmissione, al nuovo modello produttivo giovani/maestri, finalizzato alla realizzazione di un teatro totale per la formazione di un attore totale e creativo.

Il modello della bottega proseguirà attraverso la riproposizione, su scala nazionale, del repertorio di eccellenza su Pirandello e sui classici, creato e guidato dalla maestria di Gabriele Lavia, punto di riferimento artistico per la Tradizione, che con i suoi Giganti della montagna, ha rappresentato la chiave di volta della “mutazione”.

Gabriele Lavia alla presentazione della Stagione 2019-20 del Teatro della Toscana

In parallelo, continuano le esperienze condotte da Maurizio Scaparro, Gianfelice Imparato, Glauco Mauri, Marco Baliani, Andrée Ruth Shammah, che si arricchiscono della collaborazione di Giancarlo Sepe il quale, anche attraverso la struttura del Teatro La Comunità di Roma, condurrà un percorso di palestra, sperimentazione e produzione su The Dubliners.

Un’altra sperimentazione sul terreno della drammaturgia ‘aperta’ sarà avviata con Giuseppe Manfridi in collaborazione con Lorenzo Macrì sui temi del mito e della recitazione in versi.

A fianco dell’attività di formazione attoriale, oltre al lavoro di Todomodo sul teatro musicale, si strutturano compiutamente altri percorsi formativi che estendono l’opera del Laboratorio d’Arte alla preparazione e specializzazione di costumisti, scenografi e tecnici, mentre l’Oltrarno di Pierfrancesco Favino acquista una propria autonomia operativa, mantenendo una collaborazione con la Fondazione.

L’esperienza di StudioTeatro, progetto di residenze artistiche che si sta realizzando al Teatro Studio ‘Mila Pieralli’ di Scandicci come scoperta del “nuovo”, viene seguita e accompagnata nella crescita, anche in una prospettiva nazionale, focalizzandosi sui gruppi che hanno dato esiti in linea coi valori del Teatro della Toscana e in vista dei processi relativi alle attività internazionali. L’attività del Teatro Studio si arricchisce, in chiave multidisciplinare, della collaborazione con il Campus della Musica.

Oltre alle attività del Centro Studi per la valorizzazione degli spazi museali della Pergola, con le frequentatissime visite/spettacolo della Compagnia delle Seggiole, sarà progettata un’attività qualificata nell’Area Metropolitana Fiorentina attraverso l’intervento del gruppo Venti Lucenti per giovanissimi e adolescenti, la collaborazione con Virgilio Sieni e la sperimentazione del Workcenter of Jerzy Grotowski and Thomas Richards, messaggero a tutto campo, che tocca con la sua esperienza le più svariate comunità del mondo, creando relazioni e confronti.

Nel 2019/2020 l’attività del Workcenter spazierà nei luoghi più disparati, dall’Europa – con la personale estiva a Parigi – al Sudamerica (Colombia e Brasile soprattutto), a New York nel Bronx, all’Asia. Rilevante è l’invito che il Workcenter ha ricevuto per tenere due settimane di full immersion pedagogica a Beijing WTown, l’incredibile città “ricostruita” vicino a Pechino, ai piedi della Grande Muraglia di Simatai. Il Workcenter è la prima istituzione formativa occidentale, e la seconda in senso assoluto, a essere invitata in questo particolare luogo.

Altra innovativa linea strategica, che procede in parallelo con quella dei Giovani, è quella che si sta portando avanti sull’area della Valdera, attraverso un doppio processo: da una parte, al Teatro Era, l’innesto di una sezione significativa di spettacoli di tradizione sull’esperienza del Centro per la Sperimentazione e la Ricerca Teatrale, guidato da Roberto Bacci e Luca Dini, luogo storico a livello nazionale e internazionale; dall’altra, la definizione di un vero e proprio “cantiere” teatrale, che completi il raggio d’azione del Teatro della Toscana insieme ai Comuni di Pontedera, Peccioli e Ponsacco, con il contributo di Peccioliper, Fondazione Pisa e Belvedere Spa.

Il cantiere Valdera è una piattaforma di lavoro in cui i professionisti dello spettacolo diventano maestri dei mestieri del teatro. Una modalità che incentiva una nuova attenzione sulla formazione e risponde all’esigenza di comprendere i meccanismi legati al teatro come sintesi di arte e artigianato.

Processi di questo tipo, in particolare legati alla drammaturgia, hanno dato i primi risultati positivi soprattutto nel lavoro di formazione alla scrittura teatrale diretto da Michele Santeramo, attraverso workshop partecipati tra Pontedera e Peccioli. Dall’attenzione al testo parte tutta l’esperienza del Festivaldera, che si è arricchita, a un anno dalla sua creazione, della presenza di figure di rilievo nazionale come Marco D’Amore, Luca Zingaretti, Valeria Solarino, Edoardo Leo, Sergio Rubini.

 Giovani, lingua italiana, drammaturgia, mestieri del teatro: si mettono a fuoco le priorità, la struttura della Fondazione e l’interazione tra le tre Aree, con il costante apporto di esperienze che trovano nell’istituzione Teatro della Toscana il luogo d’incontro e confronto per proposte e progetti.

Un percorso accompagnato e monitorato costantemente dall’Università degli Studi di Firenze, per le verifiche e gli adeguamenti di cui necessita un percorso così complesso e articolato.

Tale percorso consolida le vere e fattive consonanze costruite con Teatri e Compagnie ‘partner’, compagni di viaggio e di progetto, con i quali si realizzano le produzioni e le attività, toccando con i risultati del nuovo modello produttivo le città che vengono individuate come ‘capitali del teatro’.

Strutture che si identificano con persone che condividono un’idea e con essa un rischio culturale reale per costruire il vero teatro del futuro, tenendo come riferimento i classici e la nuova drammaturgia, con uno sguardo particolare anche al tema della scienza e delle nuove tecnologie.

Questo avviene a livello nazionale e a livello internazionale.

A livello nazionale con i teatri Ambra Jovinelli di Roma con Fabrizia Pompilio, Franco Parenti di Milano con Andrée Ruth Shammah, Nuovo di Verona con Paolo Valerio, La Comunità di Giancarlo Sepe sempre a Roma e con le compagnie Nuovo Teatro di Marco Balsamo, Mauri Sturno, Elledieffe, Gli Ipocriti, Vela classica/Ghione.

A livello internazionale con i teatri e le relative strutture di formazione con cui si è stabilita una partnership esclusiva e si condivide la visione di un teatro che sia realmente europeo. Un gesto artistico con significati fortemente politici che si avvale, per la sua realizzazione, della consulenza di Juan Carlos Martel e Elisabetta di Mambro.

I primi interlocutori della rete internazionale sono il Théâtre de la Ville di Parigi, il Teatre Lliure di Barcellona, il Watermill Center di New York, la Norwegian Theater Academy, l’Accademia ArtEZ di Amsterdam, con i quali si è avviato uno scambio di esperienze e progetti per i giovani, grazie a contatti ‘non convenzionali’ con maestri e professionisti, per aprire lo sguardo anche al di fuori dell’ambito teatrale.

In questa chiave è da leggere la Carta 18-XXI, manifesto di principi che mettono al centro i giovani che hanno compiuto 18 anni nel 2018, condivisa con il Théâtre de la Ville, il Lliure, il São Luiz di Lisbona e altri teatri e strutture scientifiche d’Europa.

Si definisce così un sistema integrato di coproduzioni che genera a livello internazionale relazioni, prima ancora che spettacoli. Si parte con Mary Said What She Said con Isabelle Huppert (2019) e Jungle Book (2020), entrambe regie di Robert Wilson, in partnership con il Théâtre de la Ville di Parigi, per aprirsi poi ad altre iniziative produttive quali, per citarne alcune, i nuovi spettacoli di Dimitris Papaioannou e Euripides Laskaridis o Casting Giulietta di Juan Carlos Martel.

In conclusione, sono queste le basi che rendono naturale la nascita della Compagnia dei Giovani della Pergola, una compagnia composta dai nostri migliori giovani attori, i quali costituiranno il nucleo per tutte le produzioni della Fondazione.

Quello che nasce da questo progetto sovverte ancora una volta i termini e i modi consolidati del sistema teatrale, individuando un modello produttivo semplice che valorizzi le risorse nascenti e che chieda a tutti gli attori del processo produttivo e creativo una grande prova di umiltà, per realizzare “il teatro che ancora non c’è”.

 

Marco Giorgetti

Direttore Generale

Fondazione Teatro della Toscana

Teatro della Pergola, Teatro Studio ‘Mila Pieralli’ Scandicci 2019/2020

9 prime nazionali – 13 produzioni

Il domani è oggi

Il teatro come fattore attivo nella società, luogo di incontro e arricchimento. Anche nella stagione 2019/2020 la Pergola di Firenze si conferma non interessata alla semplice erogazione di spettacoli, quanto, piuttosto, alla ricerca di un rapporto con il nostro pubblico. Presente e futuro. Centrale, per tutti noi, è la costruzione e cura di una comunità coesa, raccolta attorno alla storia, proiettata nel domani, del Teatro della Pergola. Continua, quindi, l’investimento sulla qualità professionale degli artisti in cartellone, in un rapporto da sempre fruttuoso tra tradizione e innovazione, anche grazie al progetto StudioTeatro a Scandicci.

Produzioni e coproduzioni ricercano la qualità artistica attraverso i nomi di artisti riconosciuti a livello nazionale, con uno sguardo internazionale rivolto alle eccellenze europee. E si comincia proprio da un’esclusiva per l’Italia: Isabelle Huppert interprete per Robert Wilson in Mary Said What She Said di Pinckney (11-13 ottobre). Poi, Gabriele Lavia dirige e interpreta I giganti della montagna di Pirandello (24 ottobre-3 novembre). Maurizio Scaparro riallestisce con Pino Micol Memorie di Adriano di Yourcenar (5-10 novembre). Emanuele Gamba dirige Daniela Poggi in occasione di Emily Dickinson – Vertigine in altezza di Valeria Moretti (22-30 novembre). Roberto Andò dirige Gianfelice Imparato e Carolina Rosi in Ditegli sempre di sì di De Filippo (27 dicembre-5 gennaio). Glauco Mauri e Roberto Sturno sono guidati da Andrea Baracco in Re Lear di Shakespeare (10-19 gennaio). Claudio Longhi affronta Elias Canetti ne La commedia della vanità (18-23 febbraio). Ferzan Özpetek porta a teatro le sue Mine vaganti (31 marzo-5 aprile). Quanto al ricambio generazionale attraverso il rapporto giovani/maestri, foriero di una nuova modalità produttiva, I Nuovi – Giovane Teatro della Toscana sono impegnati in un percorso di approfondimento e indagine con Giancarlo Sepe, che porta a ridare vita al suo storico The Dubliners da Joyce (14-19 aprile; 28 aprile-8 maggio).

Molte le ospitalità: classici, riletture, e drammaturgia contemporanea, tra cui Giulio Scarpati e Valeria Solarino, Silvio Orlando, Gigio Alberti e Barbara Bobulova, Renato Carpentieri, Natalino Balasso, Giuseppe Battiston, Giuliana De Sio e Isa Danieli, Anna Maria Guarnieri e Giulia Lazzarini, Vinicio Marchioni, Daniele Russo e Alessandro Gassmann, Eros Pagni.

 

Pier Paolo Pacini

Coordinatore Area Fiorentina

Fondazione Teatro della Toscana

Matteo Brighenti

Ufficio stampa e Social

Fondazione Teatro della Toscana

Area Fiorentina

055 2264347 – 348 0394310 – stampa@teatrodellapergola.com

 

Teatro Era 2019/2020

4 prime nazionali – 6 produzioni 

Il Teatro Era è!

Le linee di sviluppo della stagione 2019/2020 del Teatro Era si diramano a partire da un rapporto solido con compagnie e nomi della scena nazionale e internazionale portato avanti dal CSRT – Centro per la Sperimentazione e la Ricerca Teatrale, che ne sottolineano l’aspetto di luogo di indagine dei linguaggi teatrali contemporanei. La presenza dell’artista e regista Jan Fabre, della danza firmata da Lisbeth Gruwez e Claire Chevallier, dell’Odin Teatret, per arrivare agli italiani Motus, Emma Dante, Lino Musella, Pippo Delbono, Alessandro Serra, delineano un panorama ricco e fertile su cui si inseriscono l’ultima creazione Svegliami e il Progetto Oblomov di Roberto Bacci.

Fondamentale, da questa prospettiva, il lavoro costante con la drammaturgia che trova in Michele Santeramo la figura di congiunzione tra la stagione teatrale, la formazione e progetti territoriali di sempre maggior respiro come il Festivaldera, di cui Santeramo è autore centrale. Il rapporto testo/contesto ha del resto l’obiettivo di ridisegnare il territorio attraverso la spinta dello spettacolo dal vivo e attività di qualità che ripartano dal Teatro Era quale luogo riconosciuto di identità e riferimento della Valdera e possano mostrare il fare teatro anche da prospettive inedite. L’idea di attivare nel tempo una rete progettuale delle eccellenze territoriali si muove verso un ampliamento relazionale costante che sta ponendo le basi per una piattaforma di pensiero, dialogo e confronto sempre più vitale e aperta.

Si struttura infine con ancora maggior solidità rispetto al passato il profilo del Teatro della Toscana quale Teatro Nazionale in cui il Teatro Era trova – tra innovazione e tradizione – ulteriori modalità di avvicinamento del pubblico anche verso proposte immaginate per comunità di spettatori eterogenee e diversificate, moltiplicando le possibilità di incroci tra sguardi e proposte di qualità. Sotto questa spinta entrano in stagione nomi del calibro di Filippo Dini, Valeria Solarino e Giulio Scarpati, Ferzan Özpetek, Gianni Clementi, Roberto Andò, Vinicio Marchioni, Luca Zingaretti.

 

Carlo Calabretta

Coordinatore Area Valdera

Fondazione Teatro della Toscana

 

Maurizio Busìa

Ufficio stampa

Fondazione Teatro della Toscana

Area Valdera

349.2307448 – maurizio.busia@gmail.com

 

TEATRO DELLA PERGOLA – STAGIONE 2019-20

SALA

EVENTO

11 Ott 2019 – 13 Ott 2019

MARY SAID WHAT SHE SAID

Isabelle Huppert in ‘Mary said what she said’

di Darryl Pinckney

Isabelle Huppert

musiche Ludovico Einaudi
costumi Jacques Reynaud
direttore di scena Charles Chemin
assistente alle scene Annick Lavallée-Benny
assistente alle luci Xavier Baron
assistente ai costumi Pascale Paume
sound designer Nick Sagar
trucco Sylvie Cailler
acconciature Jocelyne Milazzo
traduzione inglese Fabrice Scott
direzione artistica, luci e regia Robert Wilson
produzione Théâtre de la Ville – Paris
in coproduzione con Wiener Festwochen, Fondazione Teatro della Toscana, Internationaal Theater Amsterdam, Thalia Theater – Amburgo
in collaborazione con EdM Productions – Elisabetta di Mambro
foto di scena Lucie Jansch
luogo Teatro della Pergola | Via della Pergola, 30 – Firenze
durata 1 ora e 30 minuti, atto unico

PRIMA NAZIONALE

Un nuovo importante incontro tra Robert Wilson e Isabelle Huppert.
Sempre innovativo, in Mary Said What She Said Wilson offre alla grande Huppert, accompagnata dalle musiche originali di Ludovico Einaudi, il trono della Regina di Scozia e Francia Maria Stuarda, che perse la corona a causa delle sue passioni.
Vita e tormenti, tra gloria, prigione e omicidi, di una donna che ha combattuto le forze della storia per controllare il suo destino.

 

24 Ott 2019 – 3 Nov 2019

I GIGANTI DELLA MONTAGNA

di Luigi Pirandello

la Compagnia della Contessa Federica Di Martino, Clemente Pernarella, Giovanna Guida, Mauro Mandolini, Lorenzo Terenzi, Gianni De Lellis, Federico Le Pera, Luca Massaro

Cotrone detto il Mago Gabriele Lavia

gli Scalognati Nellina Laganà, Ludovica Apollonj Ghetti, Michele Demaria, Daniele Biagini, Marika Pugliatti, Beatrice Ceccherini

i Fantocci (personaggi della Favola del figlio cambiato) Luca Pedron, Laura Pinato, Francesco Grossi, Davide Diamanti, Debora Iannotta, Sara Pallini, Roberta Catanese, Eleonora Tiberia

scene Alessandro Camera

costumi Andrea Viotti

musiche Antonio Di Pofi

luci Michelangelo Vitullo

maschere Elena Bianchini

coreografie Adriana Borriello

regista assistente Francesco Sala

assistente alla regia Angelica Fei Barberini

regia Gabriele Lavia

produzione Fondazione Teatro della Toscana

in coproduzione con Teatro Stabile di Torino, Teatro Biondo di Palermo

con il contributo della Regione Sicilia

con il sostegno di ATCL Associazione Teatrale fra i Comuni del Lazio, Comune di Montalto di Castro e Comune di Viterbo

foto di scena Tommaso Le Pera, Filippo Manzini

durata 2 ore e 15 minuti, intervallo compreso

Gabriele Lavia, dopo i Sei personaggi in cerca d’autore e L’uomo dal fiore in bocca… e non solo, chiude la sua personale trilogia pirandelliana con I giganti della montagna, l’ultimo dei miti, testamento artistico di Luigi Pirandello, punto più alto e sintesi della sua poetica.

Una compagnia di teatranti guidata dalla contessa Ilse arriva alla villa detta La Scalogna dove vive uno “strano” mago che dà loro rifugio.
Alla fine del II atto scrive le ultime cinque parole della sua vita e di tutto il Teatro delle maschere nude: “Io ho paura, ho paura…”.

Note di regia

Cotrone, il mago, dice di essersi fatto “turco” per il “fallimento della poesia della cristianità”. Chi è questo “strano” mago, mezzo vestito da turco, che vive nel “fallimento”, nella “caduta” del mondo, ai margini della vita e ai confini del sogno? È Luigi Pirandello, agrigentino e nato, per un’epidemia di colera da cui fuggire, in un “luogo a parte” chiamato Caos, parola greca che vuol dire “spalancato, disordinato”. Il contrario è Kósmos, “ordinato, abbellito”, da cui “cosmetico”. E il Teatro di Pirandello, certo, non è “cosmetico”.

Gabriele Lavia

5 Nov 2019 – 10 Nov 2019

MEMORIE DI ADRIANO

di Marguerite Yourcenar

riduzione Jean Launay (Editions Gallimard)

con Pino Micol

melodie e canto Evelina Meghnagi

musicisti Arnaldo Vacca e Cristiano Califano

coreografie Eric Vu An

regista assistente Ferdinando Ceriani

regia Maurizio Scaparro

produzione Teatro Ghione, Fondazione Teatro della Toscana

con il contributo Teatro Olimpico di Vicenza

durata 1 ora e 15 minuti circa, atto unico

PRIMA NAZIONALE

Torna Memorie di Adriano e, di nuovo, ci aiuta a riflettere sul nostro momento storico indicandoci, forse, uno spiraglio di speranza.
Dopo il grande successo dell’edizione con Giorgio Albertazzi, Maurizio Scaparro ha sentito la necessità di riproporlo in un nuovo allestimento, che rilegge da angolazioni nuove la storia raccontata da Marguerite Yourcenar.
A dar voce e corpo all’Imperatore, in una sua personalissima interpretazione, Pino Micol.
In un mondo dove i fondamentalismi e l’ignoranza seminano morte e distruzione, questo testo è più attuale che mai.

Note di regia

C’è una frase di Flaubert che forse, meglio di tutte, spiega il fascino immortale del protagonista di quest’opera di Marguerite Yourcenar: Quando gli dèi non c’erano più e Cristo non ancora, tra Cicerone e Marco Aurelio, c’è stato un momento unico in cui è esistito l’uomo, solo. Adriano è più di un uomo, è l’immagine, o meglio il ritratto di ciò che noi siamo oggi, nelle sue parole ritroviamo le radici del pensiero occidentale e della nostra storia.

Maurizio Scaparro

12 Nov 2019 – 17 Nov 2019

MISANTROPO

di Molière

traduzione di Cesare Garboli

con Valeria Solarino, Giulio Scarpati

e con Blas Roca Rey, Anna Ferraioli, Matteo Cirillo, Federica Zacchia, Mauro Lamanna, Matteo Cecchi

scena Luigi Ferrigno

costumi Marianna Carbone

luci Raffaele Perin

musiche Marco Schiavoni

regia Nora Venturini

produzione Gli Ipocriti – Melina Balsamo diretta da Roberto Andò

foto di scena Lanzetta – Capasso

durata 1 ora e 40 minuti, atto unico

Un uomo e una donna con torti e ragioni equamente distribuiti, protervi nel non cedere alle richieste dell’altro, attaccati tenacemente alle proprie scelte di vita, in perenne conflitto tra loro.

Giulio Scarpati e Valeria Solarino sono i protagonisti de Il misantropo di Molière diretto da Nora Venturini, una commedia amara in cui non è previsto il lieto fine.
Attorno a loro si muove un carosello di tipi umani: il politico con velleità da scrittore, i giovani bene, vanesi e modaioli, la dama di carità, ipocrita e bigotta; parodie dei vizi e dei difetti dell’alta società di ieri, di oggi e domani.

Note di regia

In questo capolavoro sempre in equilibrio tra commedia e tragedia l’aspetto privato del tormento amoroso è dal punto di vista teatrale altrettanto interessante di quello sociale, perché ne evidenzia il fattore umano e ce lo rende sempre attuale a distanza di secoli. Tragici e comici insieme, Alceste e Célimène sono nostri contemporanei come coppia sentimentalmente impossibile: non si capiscono ma si amano, si sfuggono ma si cercano, si detestano eppure faticano a separarsi. Nei loro difetti possiamo ritrovarci e riconoscerci; e ne ridiamo, guardandoci allo specchio.

Nora Venturini

19 Nov 2019 – 24 Nov 2019

SI NOTA ALL’IMBRUNIRE

di e regia Lucia Calamaro

con Silvio Orlando

e con (in ordine alfabetico) Vincenzo Nemolato, Roberto Nobile, Alice Redini, Maria Laura Rondanini

scene Roberto Crea

costumi Ornella e Marina Campanale

luci Umile Vainieri

produzione Cardellino

in collaborazione con Napoli Teatro Festival 18 – direzione artistica Ruggero Cappuccio

in coproduzione con Teatro Stabile dell’Umbria diretto da Nino Marino

ritratti Claudia Pajewski

foto di scena Maria Laura Antonelli

durata 2 ore circa, intervallo compreso

(Solitudine da paese spopolato)

I figli e il fratello maggiore, radunati in un fine settimana nella casa di campagna del padre, all’inizio del villaggio spopolato dove vive da solo da tre anni.
Lucia Calamaro scrive e dirige
Si nota all’imbrunire con Silvio Orlando nel ruolo del protagonista, quello di un uomo che vive accanto all’esistenza e non più dentro la realtà.
Emergono, qua e là, empatie, distanze, rese dei conti. Si tratta di decidere come smuoverlo da una posizione che è metafora del suo stato mentale.
Desideri e realtà: la vita, fino a un certo punto, può essere esattamente come uno decide che sia.

Note di regia

Si nota all’imbrunire, che ha trovato nella figura del padre un interprete per me al tempo insperato e meraviglioso: Silvio Orlando, trova le sue radici in una piaga, una patologia specifica del nostro tempo che io ho conosciuto anche troppo. La socio-psicologia le ha dato un nome: “solitudine sociale”. Ci piace pensare che gli spettatori, grazie a un potenziale smottamento dell’animo, chiameranno quel padre, quella madre, quel fratello, lontano parente o amico oramai isolatosi e lo andranno a trovare, per farlo uscire di casa. O per fargli solamente un po’ di compagnia.

Lucia Calamaro

 

26 Nov 2019 – 1 Dic 2019

ANFITRIONE

di Sergio Pierattini

con

Gigio Alberti
Barbora Bobulova
Antonio Catania
Giovanni Esposito
Valerio Santoro
Valeria Angelozzi

scene Laura Benzi

costumi Alessandro Lai

luci Pasquale Mari

musiche Arturo Annecchino

regia Filippo Dini

produzione Valerio Santoro per La Pirandelliana

in collaborazione con Fondazione Teatro della Toscana

foto Daniele Fiore

durata 2 ore circa, intervallo compreso

Verità e inganno, intesi e malintesi, situazioni comiche, bizzarre e spiazzanti fanno da specchio alle sempre più grottesche e disorientanti vicende di un dilettante populista dei giorni nostri. Filippo Dini dirige Anfitrione di Sergio Pierattini con Gigio Alberti, Barbora Bobulova, Antonio Catania, Giovanni Esposito, Valerio Santoro, Valeria Angelozzi. Una rilettura del classico di Plauto che diventa una riflessione profonda, quasi archetipica, del nostro essere mortali, del nostro rapporto con noi stessi, con le nostre paure. In definitiva, con il nostro doppio.

Note di regia

Abbiamo sentito il desiderio di “riscrivere”, proprio perché abbiamo sentito la necessità di iscrivere questa storia nell’oggi, nel nostro quotidiano, con la speranza che pur mantenendo lo stesso divertimento, la stessa comicità, possa incidere ancora più prepotentemente nella nostra coscienza, nel nostro intimo, facendoci ritrovare forse, un dialogo con il nostro doppio, con quella zona remota e temibile del nostro essere, quel dio appunto, che tutto può, che tutto vede e domina, a nostra insaputa.

Filippo Dini

3 Dic 2019 – 8 Dic 2019

LA TEMPESTA

di William Shakespeare

traduzione Nadia Fusini

adattamento Roberto Andò e Nadia Fusini

con Renato Carpentieri

e con (in ordine di apparizione) Giulia Andò, Filippo Luna, Vincenzo Pirrotta, Paolo Briguglia, Fabrizio Falco, Paride Benassai, Gaetano Bruno

scena Gianni Carluccio

costumi Daniela Cernigliaro

musiche originali Franco Piersanti

flautista Roberto Fabbriciani

light designer Angelo Linzalata

suono Hubert Westkemper

collaborazione artistica Alfio Scuderi

aiuto regia Luca Bargagna

scenografi realizzatori Giuseppe Ciaccio, Sebastiana Di Gesù, Carlo Gillè

assistente ai costumi Agnese Rabatti

regia Roberto Andò

produzione Teatro Biondo di Palermo

il regista ringrazia per la collaborazione Alex Vella

durata 2 ore e 30 minuti, intervallo compreso

La tempesta, ultimo capolavoro di William Shakespeare, è un congegno teatrale prodigioso, in cui s’incrociano temi che prefigurano l’orizzonte della modernità: lo sguardo occidentale a confronto con quello dell’altro, l’incantesimo della mente e il potere come complotto e usurpazione, il mistero della giovinezza e l’incombere della fine.
Roberto Andò legge il testo attraverso il fluire, grandioso e imprevedibile, della mente di Prospero, interpretato da Renato Carpentieri, un attore giunto a quel magistero essenziale e profondo che appartiene solo ai grandi interpreti.

Note di regia

Nel capolavoro di Shakespeare, apparentemente, tutto sembra destinato alla conciliazione, non a caso si tratta di una favola. Eppure, anche nella Tempesta domina il tono della retrospezione, ma l’autore vi trasfonde uno spirito nuovo, di pietosa serenità, e la fa coincidere con la metamorfosi degli esseri umani che vi sono rappresentati. È il ritorno del romance e della parabola. Ci sono le crepe e le fessure di cui parlava Adorno a proposito dell’ultimo Beethoven, ma il paesaggio in sfacelo diviene occasione di salvezza e di rigenerazione.

Roberto Andò

 

10 Dic 2019 – 15 Dic 2019

AMADEUS

di Peter Shaffer

con

Geppy Gleijeses
Lorenzo Gleijeses

regia Andrej Konchalovsky

produzione Gitiesse Artisti Riuniti diretta da Geppy Gleijeses

in collaborazione con Fondazione Teatro della Toscana

Amadeus è la storia di una feroce gelosia. Una sorta di grandiosa vendetta privata contro un uomo prigioniero del proprio genio.
Ambientato alla fine del Settecento, il dramma racconta il presunto tentativo, senza fondamento storico, del compositore Antonio Salieri di distruggere la reputazione dell’odiato avversario Wolfgang Amadeus Mozart.
Il testo di Peter Shaffer, portato al trionfo nel 1984 dal film omonimo di Miloš Forman, viene ora interpretato da Geppy e Lorenzo Gleijeses nei ruoli, rispettivamente, di Salieri e Mozart.
La regia è affidata ad Andrej Konchalovsky.

27 Dic 2019 – 5 Gen 2020

DITEGLI SEMPRE DI SÌ

di Eduardo De Filippo

con Gianfelice Imparato, Carolina Rosi

e con Nicola Di Pinto, Massimo De Matteo Paola Fulciniti, Gianni Cannavacciuolo, Viola Forestiero, Federica Altamura, Andrea Cioffi

scene e luci Gianni Carluccio

costumi Francesca Livia Sartori

regia Roberto Andò

produzione Elledieffe – La Compagnia di Teatro di Luca De Filippo, Fondazione Teatro della Toscana

ritratto Fabio Lovino

durata 1 ora e 35 minuti, intervallo compreso

Ditegli sempre di sì è una commedia in bilico tra la pochade e un vago pirandellismo, un congegno bizzarro in cui Eduardo De Filippo si applica a variare il tema della normalità e della follia, consegnando al personaggio di Michele Murri, il protagonista, i tratti araldici della sua magistrale leggerezza.
Roberto Andò dirige Gianfelice Imparato e la Compagnia Luca De Filippo. Via via che si avvicina al finale, il fantasma delle apparenze assume un andamento beffardo, sino a sfiorare, nel brio del suo ambiguo e iperbolico disincanto, una forma spiazzante: è commedia o tragedia?

Note di regia

Il tema della pazzia ha sempre offerto spunti comici o farseschi, ma di solito è giocato a rovescio, con un sano che si finge pazzo. Invece, in Ditegli sempre di sì il protagonista è realmente pazzo, il dolore e il senso di minaccia pervadono l’opera. Tra porte che si aprono e si chiudono, equivoci, fraintendimenti, menzogne, illusioni, bovarismi, lo spettatore si ritrova in un clima sospeso tra la surrealtà di Achille Campanile e un Luigi Pirandello finalmente privato della sua filosofia, irresistibilmente proiettato nel pastiche.

Roberto Andò

 

10 Gen 2020 – 19 Gen 2020

RE LEAR

di William Shakespeare

traduzione Letizia Russo

con

Glauco Mauri
Roberto Sturno

e con (in ordine alfabetico) Dario Cantarelli, Enzo Curcurù, Linda Gennari, Paolo Lorimer, Francesco Martucci, Laurence Mazzoni, Francesco Sferrazza Papa, Aurora Peres, Emilia Scarpati Fanetti, Luca Terracciano

scene e costumi Marta Crisolini Malatesta

musiche Giacomo Vezzani, Riccardo Vanja

luci Umile Vainieri

regia Andrea Baracco

produzione Compagnia Mauri Sturno, Fondazione Teatro della Toscana

ritratto Filippo Manzini

PRIMA NAZIONALE

Eccomi qui per la terza volta, alla mia veneranda età, impersonare Lear. Perché? Mi sono sempre sentito non all’altezza a interpretare quel sublime crogiolo di umanità che è il personaggio di Lear. In questa mia difficile impresa mi accompagna la convinzione che per tentare di interpretare Lear non servono tanto le eventuali doti tecniche maturate nel tempo quanto la grande ricchezza umana che gli anni mi hanno regalato nel loro, a volte faticoso, cammino.

Glauco Mauri

Note di regia

Quello che mi ha sempre colpito di Re Lear, che è una delle tragedie più nere e per certi versi enigmatiche tra quelle di William Shakespeare, è che sotto quel nero sembra splendere qualcosa di incredibilmente luminoso e proprio questa luce sepolta dall’ombra la rende così affascinante. I tormenti di Lear, di Gloucester, i turbamenti di Edgar, i desideri di Edmund, i tremori e i terrori delle tre figlie del Re, Cordelia, Goneril e Regan, attraggono da sempre perché la complessità e in alcuni casi la violenza che produce il conflitto generazionale è per forza di cose universale.

Andrea Baracco

 

21 Gen 2020 – 26 Gen 2020

ARLECCHINO SERVITORE DI DUE PADRONI

di Carlo Goldoni

con

Natalino Balasso
Fabrizio Contri
Michele Di Mauro
Lucio De Francesco
Denis Fasolo
Elena Gigliotti
Gianmaria Martini
Elisabetta Mazzullo
Ivan Zerbinati

scene Guido Fiorato

costumi Sandra Cardini

luci Pasquale Mari

musiche Arturo Annecchino

regista assistente Simone Luglio

assistente scene Anna Varaldo

assistente costumi Chiara Lanzillotta

regia Valerio Binasco

produzione Teatro Stabile di Torino

foto di scena Bepi Caroli

durata 2 ore e 10 minuti, intervallo compreso

Dopo il Don Giovanni di Molière, Valerio Binasco frantuma la tradizione con un Arlecchino servitore di due padroni di Goldoni che guarda più alla commedia all’italiana che alla commedia dell’arte, dando voce a un’umanità vecchio stampo, paesana e arcaica, che ha abitato il nostro mondo in bianco e nero.
Il suo stile cinematografico, fatto di sintesi, unità di azione e suspense, è al servizio di una commedia della stravaganza che diventa un gioioso viaggio nel tempo, alle origini del teatro italiano e della sua grande tradizione comica, con un cast capitanato da Natalino Balasso.

Note di regia

A chi mi chiede: «Come mai ancora Arlecchino?» rispondo che i classici sono carichi di una forza inesauribile e l’antico teatro è ancora il teatro della festa e della favola. Goldoni è capace di una scrittura che è solo in apparenza di superficie; se vado nei dettagli, non solo del testo, ma soprattutto delle ragioni che spingono i personaggi a dire quelle cose e non altre, scopro una ricchezza di toni interiori che ben si adatta a essere interpretata con sensibilità contemporanea.

Valerio Binasco

28 Gen 2020 – 2 Feb 2020

WINSTON VS CHURCHILL

da Churchill, il vizio della democrazia

di Carlo G. Gabardini

con Giuseppe Battiston

e con Maria Roveran

scene Nicolas Bovey

costumi Ursula Patzak

luci Andrea Violato

suono e musica Angelo Longo

regia Paola Rota

produzione Nuovo Teatro diretta da Marco Balsamo

foto di scena Noemi Ardesi

Giuseppe Battiston incontra la figura di Churchill, la porta in scena, la reinventa, ne indaga il mistero attraverso la magia del teatro, senza mai perdere il potente senso dell’ironia.
Winston VS Churchill, diretto da Paola Rota e tratto da Churchill, il vizio della democrazia di Carlo G. Gabardini, mostra l’uomo, il politico, l’icona, la maschera.
In un presente onirico, l’intera esistenza di colui che, per certi versi, è il Novecento, è l’Europa (grazie alle sue scelte politiche, ha salvato l’umanità dall’autodistruzione durante la Seconda guerra mondiale), è compresente e finisce per parlare a noi e di noi, oggi, con una precisione disarmante.

 

4 Feb 2020 – 9 Feb 2020

LE SIGNORINE

di Gianni Clementi

con

Isa Danieli
Giuliana De Sio

la voce del Mago è di Sergio Rubini

scene Carmelo Giammello

costumi Chiara Aversano

luci Luigi Biondi

regia Pierpaolo Sepe

produzione Nuovo Teatro diretta da Marco Balsamo

foto di scena Noemi Ardesi

Le Signorine è una commedia di Gianni Clementi che sa sfruttare abilmente la comicità che si cela dietro al tragico quotidiano, soprattutto grazie a due attrici come Isa Danieli e Giuliana De Sio, dirette da Pierpaolo Sepe, che trasformano i litigi e le miserie delle due sorelle, in occasioni continue di gag e di risate.
Nella loro veracità napoletana, Rosaria e Addolorata sanno farci divertire e commuovere, raccontando con grande ironia, gioie e dolori della vita familiare.
Un testo irriverente e poetico che ci ricorda come la famiglia sia il luogo dove ci è permesso dare il peggio di noi, senza il rischio di perdere i legami più importanti.

11 Feb 2020 – 16 Feb 2020

ARSENICO E I VECCHI MERLETTI

di Joseph Kesserling

con

Anna Maria Guarneri
Giulia Lazzarini

regia Geppy Gleijeses

liberamente ispirata alla regia di Mario Monicelli

produzione Gitiesse Artisti Riuniti diretta da Geppy Gleijeses

Una commedia nera, in equilibrio tra farsa e noir, tensione e puro divertimento.
Geppy Gleijeses (ispirandosi liberamente alla prima regia teatrale del grande Mario Monicelli, di cui nel 2020 ricorre il decimo anniversario della scomparsa) dirige
Arsenico e vecchi merletti di Joseph Kesserling con due monumenti del teatro italiano: Anna Maria Guarneri e Giulia Lazzarini.
Un carnevale di paradossi, una sfilata di tipi umani grotteschi, a cominciare dalle zie Abby, apparentemente due care vecchiette.
Nel 1944 Frank Capra ne trasse un film cult con Gary Grant.

 

18 Feb 2020 – 23 Feb 2020

LA COMMEDIA DELLA VANITÀ

di Elias Canetti

con

Fausto Russo Alesi
Donatella Allegro
Michele Dell’Utri
Simone Francia
Diana Manea
Eugenio Papalia
Aglaia Pappas
Simone Tangolo
Jacopo Trebbi

scene Guia Buzzi

video e ritratto Riccardo Frati

luci Vincenzo Bonaffini

costumi Gianluca Sbicca

regia Claudio Longhi

produzione Emilia Romagna Teatro Fondazione, Teatro di Roma, Fondazione Teatro della Toscana, LuganoInScena

nell’ambito del progetto Elias Canetti. Il secolo preso alla gola

Claudio Longhi porta in scena Elias Canetti: quasi trenta attori coinvolti per proporre al pubblico italiano il grande autore premio Nobel attraverso La commedia della vanità una delle sue opere meno conosciute e più attuali. Longhi restituisce al pubblico tutta l’urgenza e la profondità, ma anche il divertimento, del testo di Canetti, che descrive un mondo distopico nel quale sono banditi tutti gli specchi e i produttori degli stessi sono messi a morte. Ma a venir distrutta non è l’autocelebrazione, è l’idea stessa di identità. Sullo sfondo l’incubo di una dittatura nascente acclamata a gran voce dalla massa.

Note di regia

La crisi dell’io borghese soffocato dal suo stesso istinto di conservazione, la natura ambigua della massa, l’orrore della violenza e del potere, la minaccia perturbante e ineludibile della morte, l’irriducibile istinto della sopravvivenza, il metamorfico divenire del molteplice, tutte le questioni centrali della poetica canettina si rincorrono e si annodano sull’apocalittico palcoscenico della Commedia, non per nulla progettato sulle rovine del “teatro di Marte” di krausiana memoria.

Claudio Longhi

 

25 Feb 2020 – 1 Mar 2020

I SOLITI IGNOTI

adattamento teatrale Antonio Grosso e Pier Paolo Piciarelli

tratto dalla sceneggiatura di Monicelli – Cecchi D’Amico – Age & Scarpelli

con

Vinicio Marchioni
Giuseppe Zeno

regia Vinicio Marchioni

produzione Gli Ipocriti – Melina Balsamo diretta da Roberto Andò

ritratto Valeria Mottaran

Vinicio Marchioni dirige e interpreta con Giuseppe Zeno I soliti ignoti, la prima versione teatrale del mitico film di Monicelli, uscito nel 1958 e diventato con il tempo un classico imperdibile della cinematografia italiana e non solo.
Le gesta maldestre ed esilaranti di un gruppo di ladri improvvisati sbarcano sulle scene rituffandoci nell’Italia povera ma vitale del secondo dopoguerra.
L’adattamento di Antonio Grosso e Pier Paolo Piciarelli è fedele alla sceneggiatura di Age e Scarpelli, senza rinunciare a trovate di scrittura e di regia per rendere moderna quell’epoca lontana.

Uno spettacolo divertente ed emozionante.

3 Mar 2020 – 8 Mar 2020

FRONTE DEL PORTO

di Budd Schulberg

traduzione e adattamento Enrico Ianniello

con Daniele Russo

e con Emanuele Maria Basso, Antimo Casertano, Sergio Del Prete, Francesca De Nicolais, Vincenzo Esposito, Ernesto Lama, Daniele Marino, Biagio Musella, Pierluigi Tortora, Bruno Tràmice

costumi Mariano Tufano

luci Marco Palmieri

videografie Marco Schiavoni

musiche Pivio e Aldo De Scalzi

sound designer Alessio Foglia

aiuto regia Emanuele Maria Basso

scene e regia Alessandro Gassmann

produzione Fondazione Teatro di Napoli – Teatro Bellini, Teatro Stabile di Catania

foto di scena Mario Spada

durata 2 ore e 15 minuti circa, intervallo compreso

Dopo Qualcuno volò sul nido del cuculo, Alessandro Gassmann dirige di nuovo Daniele Russo nella riscrittura di una storia “cinematografica” di Elia Kazan con Marlon Brando (otto oscar nel 1954): l’adattamento teatrale firmato da Enrico Ianniello di Fronte del porto. Lo spettacolo ci trascina nella Napoli di quasi 40 anni fa: i colori della moda sono sgargianti, la sonorità è quella dei film dell’epoca e un cast di 12 attori porta in scena un racconto corale dalla forte carica emotiva e sociale, fatta di relazioni intense e rabbiose e di atmosfere cariche di suspense.

Note di regia

Credo che in questo momento in questo Paese non ci sia storia più urgente da raccontare di Fronte del Porto. Una comunità di onesti lavoratori sottopagati e vessati dalla malavita organizzata, trova, attraverso il coraggio di un uomo, la forza di rialzare la testa e fare un passo verso la legalità, la giustizia, la libertà. Cerco sempre di ricostruire mondi credibili nei miei spettacoli, pensando a ogni tipo di pubblico, nella convinzione che ora come non mai il teatro debba essere arte popolare, di difficile esecuzione, ma di semplice fruizione.

Alessandro Gassmann

10 Mar 2020 – 15 Mar 2020

SALOMÈ

di Oscar Wilde

traduzione Gianni Garrera

con

Eros Pagni
Gaia Aprea
Anita Bartolucci

e con Alessandro Balletta, Silvia Biancalana, Paolo Cresta, Gianluca Musiu, Alessandra Pacifico Griffini, Giacinto Palmarini, Carlo Sciaccaluga, Francesco Scolaro, Paolo Serra, Enzo Turrin

scene e costumi Marta Crisolini Malatesta

disegno luci Gigi Saccomandi

musiche Ran Bagno

coreografie e aiuto regia Alessandra Panzavolta

installazioni video Alessandro Papa

assistente alla regia Lucia Rocco

assistente alle scene Francesca Tunno

assistente ai costumi Sandra Banco

direttore di scena Teresa Cibelli

adattamento e regia Luca De Fusco

produzione Teatro Stabile di Napoli, Teatro Nazionale di Genova, Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia, Teatro Stabile di Verona

foto di scena Fabio Donato

durata 1 ora e 40 minuti, atto unico

Salomè è un grande archetipo, un simbolo eterno di amore e morte. I registri del capolavoro di Oscar Wilde oscillano tra il drammatico, l’ironico, l’erotico, il grottesco. Luca De Fusco dirige Eros Pagni (Erode), Gaia Aprea (Salomè), Anita Bartolucci (Erodiade) in una Salomè inafferrabile, un enigma, che lo fa solo in apparenza somigliare a una tragedia greca, mentre in realtà ci troviamo di fronte a un’opera straordinaria, unica nel genere. Uno spettacolo che contamina teatro, danza, musica, cinema: quella forma “spuria” che il regista predilige da molto tempo.

Note di regia

Credo che l’amore/odio di Salomé per Giovanni sia figlio di quel desiderio mimetico su cui il grande antropologo René Girard ha scritto pagine memorabili. In sostanza, a mio avviso, Salomé ama talmente il profeta da volersi trasformare in lui stesso. Non può e non vuole uscire da una dimensione narcisistica dell’amore e quindi si specchia nel profeta. Questa intuizione, spero felice, porta a un finale sorprendente che preferisco non rivelare.

Luca De Fusco

 

17 Mar 2020 – 22 Mar 2020

NON È VERO MA CI CREDO

di Peppino De Filippo

con Enzo Decaro

e con (in ordine alfabetico) Giuseppe Brunetti, Francesca Ciardiello, Lucianna De Falco, Carlo Di Maio, Massimo Pagano, Gina Perna, Giorgio Pinto, Ciro Ruoppo, Fabiana Russo

scene Luigi Ferrigno

costumi Chicca Ruocco

disegno luci Pietro Sperduti

regia Leo Muscato

produzione I Due della Città del Sole

in collaborazione con Festival Teatrale di Borgio Verezzi

durata 1 ora e 30 minuti, atto unico

Leo Muscato, erede della direzione artistica della compagnia di Luigi De Filippo, ha deciso di inaugurare questo nuovo corso partendo dal primo spettacolo che ha fatto con lui, Non è vero ma ci credo di Peppino De Filippo. Una tragedia da ridere, popolata da caratteri dai nomi improbabili e che sono, in qualche modo, versioni moderne delle maschere della commedia dell’arte. Il protagonista incarnato da Enzo Decaro, Gervasio Savastano, assomiglia ai personaggi di Molière che Luigi De Filippo amava molto: l’avaro, avarissimo commendatore, con il perenne incubo di essere preda della iettatura e che finisce vittima della sua credulità.

Note di regia

Peppino De Filippo ambientò la sua storia nella Napoli un po’ oleografica degli anni ’30. Luigi aveva posticipato l’ambientazione una ventina d’anni più avanti. Noi seguiremo questo sua intuizione, avvicinando ancora di più l’azione ai giorni nostri, ambientando la storia in una Napoli anni ’80, una Napoli un po’ tragicomica e surreale in cui convivevano Mario Merola, Pino Daniele e Maradona.

Leo Muscato

 

24 Mar 2020 – 29 Mar 2020

ANTIGONE

di Sofocle

traduzione e adattamento Laura Sicignano e Alessandra Vannucci

con

Sebastiano Lo Monaco
Barbara Moselli

e con Lucia Cammalleri, Egle Doria, Luca Iacono, Silvio Laviano, Simone Luglio, Franco Mirabella, Pietro Pace

scene e costumi Guido Fiorato

musiche originali eseguite dal vivo da Edmondo Romano

luci Gaetano La Mela

regia Laura Sicignano

produzione Teatro Stabile di Catania

Il confine tra vincitori e vinti spezzato dalla giustizia umana di una donna. Laura Sicignano dirige Antigone di Sofocle con Barbara Moselli nel ruolo del titolo e Sebastiano Lo Monaco in quello di Creonte. La pietas di Antigone, che vuole dare sepoltura al fratello Polinice contro il volere del re, la pone come estranea alle leggi della città, in diretto contatto con quelle degli dèi e dei morti. “Madonna pagana” piangente sul corpo del fratello, celebra il rito e diventa pericolosamente anarchica. Creonte e Antigone si fronteggiano in enormi solitudini, a costo di perdere ogni felicità.

Note di regia

Da Sant’Agostino a Leibniz, da Voltaire ad Hannah Arendt, l’idea del male minore ha percorso il pensiero morale occidentale. Antigone, nel momento in cui si affaccia alla vita adulta, preferisce trasformarsi in martire in nome di una radicale negazione del mondo. I giovani di questa tragedia si immolano. Il vuoto dei padri inghiotte quello dei figli, in un vortice che implode davanti agli occhi del mondo. Tutti i personaggi invocano gli dèi, ma non arriverà alcun deus ex machina a riportare la pace.

Laura Sicignano

 

31 Mar 2020 – 5 Apr 2020

MINE VAGANTI

regia Ferzan Özpetek

con

Arturo Muselli
Francesco Pannofino
Paola Minaccioni
Giorgio Marchesi

produzione Nuovo Teatro diretta da Marco Balsamo

in coproduzione con Fondazione Teatro della Toscana

ritratto Emre Yunusoglu

Il testo racconta della difficoltà di dire la propria diversità, nel quadro di una “famiglia” anticonvenzionale. Mine vaganti, il film del 2010 di Ferzan Özpetek, grande successo di botteghino e critica (2 David, 5 Nastri d’argento, 4 Globi d’oro) arriva per la prima volta in teatro, diretto dallo stesso Özpetek, al debutto nella prosa.

Con Arturo Muselli e Giorgio Marchesi nei panni dei due fratelli protagonisti, Francesco Pannofino nel ruolo del padre Vincenzo Cantone (che al cinema fu di Ennio Fantastichini) e Paola Minaccioni in quello di sua moglie Stefania.

 

21 Apr 2020 – 26 Apr 2020

PROCESSO A GESÙ

di Diego Fabbri

con

Paolo Bonacelli
Marilù Prati

e con Daniela Giovannetti, Antonia Renzella, Cecilia Zingaro, Valeria Contadino, Francesca Annunziata, Paola Sambo, Marco Prosperini, Eugenio Mastrandrea, Giorgio Sales, Yaser Mohamed, Sergio Mancinelli, Antonio Carli, Massimo Lello, Francesco La Ruffa, Pavel Zelinsky

regia Geppy Gleijeses

produzione Gitiesse Artisti Riuniti diretta da Geppy Gleijeses

ritratto Paolo Bonacelli Claudio Iannone

Processo a Gesù ci interroga sul senso della fede, sulla giustizia, sulla solidarietà. Nel 2020, nel quarantesimo anniversario della scomparsa, il capolavoro di Diego Fabbri è ancora di grande attualità: fruga nell’intimo delle nostre coscienze, stimolandoci a una riflessione profonda sulla forza della figura di Cristo oggi.

Geppy Gleijeses dirige Paolo Bonacelli, Marilù Prati e altri 20/25 attori (tra cui 10 allievi all’ultimo anno di corso delle migliori scuole di teatro d’Italia), portando lo spettatore, ateo o credente che sia, a interrogare se stesso e la propria anima.

SALONCINO ‘PAOLO POLI’

 

22 Nov 2019 – 30 Nov 2019

EMILY DICKINSON

di Valeria Moretti

con Daniela Poggi

suoni e immagini Alessio Tanchis

costumi Laboratorio d’Arte del Teatro della Pergola

aiuto regia Jonathan Freschi

impianto e regia Emanuele Gamba

produzione Fondazione Teatro della Toscana

ritratto Azzurra Primavera

luogo Saloncino ‘Paolo Poli’ – Teatro della Pergola | Via della Pergola, 30 – Firenze

durata 80 minuti, atto unico

Vertigine in altezza

Un’esistenza da incendiaria nell’America bigotta e puritana della seconda metà dell’Ottocento.
Emanuele Gamba dirige Daniela Poggi in
Emily Dickinson – Vertigine in altezza dove le parole della poetessa zampillano, oblique e vulcaniche.
Tutto si fa rivolta, mentre la vita apparentemente scorre quieta. Mondo esterno e mondo interiore si alternano nel racconto in scena, inseguendosi, accavallandosi e scontrandosi nella fulminante febbrile creatività poetica Dickinson.
A un’esistenza apparentemente priva di grandi avvenimenti, fa da contrappunto una vulcanica vita interiore.

Note di regia

Dall’infinitamente piccolo della natura tanto amata all’infinitamente grande delle passioni e degli slanci – e viceversa – Emily Dickinson corre tracciando rotte sempre nuove e inesplorate e soprattutto sempre, alla ricerca di un nuovo profondo mistero. E lo fa da par suo, mantenendo vive in sé le accensioni di una donna, una ragazza e una bambina capaci tutte di arguzia e divertimento, malizia e abbandono, gioco ed estasi.

Emanuele Gamba

 

14 Apr 2020 – 8 Mag 2020

THE DUBLINERS


Compagnia Teatro La Comunità
iNuovi

di James Joyce

e con la partecipazione di Pino Tufillaro

regia Giancarlo Sepe

produzione Fondazione Teatro della Toscana

luogo Saloncino ‘Paolo Poli’ del Teatro della Pergola | Via della Pergola, 30 – Firenze

part I The Dead – part II Ivy Day

PRIMA NAZIONALE

Una collezione di epifanie, in cui Dublino è una rivelazione di carattere religioso. Giancarlo Sepe e la sua compagnia incontrano iNuovi e ridà nuova vita al suo The Dubliners. Ovvero, due racconti da Gente di Dublino di James Joyce: The Dead (I Morti) e Ivy Day (Il giorno dell’edera). Originale e potente è la rilettura di Sepe, la cui messinscena, tra il linguaggio teatrale e quello filmico, si compone attraverso immagini di intensa suggestione visiva. In un’atmosfera grigia e fumosa personaggi stanchi e sfiniti si trascinano nella vana speranza di trovare uno slancio, un sussulto di vita.

Note di regia

L’anima della ricerca, secondo me, è proprio legata allo spazio scenico che ne condiziona ritmi e visioni. The Dubliners è una sorta di itinerario virtuoso che farà incontrare tutti i personaggi di Joyce come in una lunga panoramica, dove conosceremo le famose epifanie dell’autore, che nella mestizia delle piccole storie di piccoli uomini, caverà dall’apatia e dalla immobilità del quotidiano quella luce poetica che alimenta un popolo privo di qualunque stimolo e qualunque proiezione.

Giancarlo Sepe

Autore: Redazionale

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