Dell’amore e di altri demoni…siciliani. Quando la famiglia diventa un cappio

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Dell’amore e di altri demoni…siciliani. Quando la famiglia diventa un cappio

di Anna Di Mauro 18-06-2019

CATANIA – Apre i battenti nella corte del Castello Ursino la rassegna estiva del teatro Stabile di Catania, dedicata alla nuova drammaturgia e agli artisti in alta percentuale siciliani, con “Pescheria Giacalone e figli”, una novità assoluta di Rosario Lisma, autore pluripremiato, che ne firma anche la regia.

Ad interpretare questo dramma travestito da commedia di una modesta famiglia siciliana tradizionale, dove l’amore-tomba soffoca le energie giovanili e tradisce chiudendo letteralmente porte e finestre, quattro valenti attori che hanno suscitato sorrisi e commozioni. In scena, tra le asfittiche e cupe mura domestiche il conflitto di Alice, giovane bibliotecaria aspirante giornalista, interpretata con asciuttezza convincente dalla grazia ferrigna di Barbara Giordano, risucchiata suo malgrado dalla vita familiare dove imperversa la madre paraplegica, interpretata con esilarante cattiveria da Lucia Sardo, nome siciliano di punta del nostro teatro e cinema contemporaneo, colta in una grottesca rappresentazione dell’amore materno, assai lontana dalla toccante madre di Peppino Impastato dei “Cento passi”, qui invece maschera e icona con tanto di sedia a rotelle dell’egoismo dei genitori, capaci per non perdere i figli di inscenare malattie e occultare le tracce di un lavoro che porterebbe la figlia a Milano, metropoli agognata. A completare il quadro della prigione l’indolenza endemica del fratello di Alice, squallidamente inetto e sordido, afflitto da manie e paranoie, e la trappola amorosa di un neurologo milanese, trapiantato in Sicilia che, attratto dalla bella Alice, si prenderà cura della madre di lei per starle vicino, apparentemente innamorato, ma di un amore che si rivelerà egoistico, come quello della famiglia.

Il testo, ricco di spunti e riflessioni stimolanti, forse in alcuni momenti con qualche forzatura nella ricerca di un umorismo en travesti, gode di una scenografia di ambienti claustrofobici, dove il bagno coabita con il salotto di casa e dove le musiche segnano i quadri in successione, forte di una bella e intensa interpretazione delle due donne, le protagoniste di questo corpo a corpo, tra ricatti affettivi e sbavature che segnano come scudisciate l’anima giovane della ragazza, tremante nel conflitto tra la vita desiderata e il sacrificio, mentre la gentilezza ed efficienza del neurologo milanese trova uno sbiadito contrasto nell’abulia del siculo Giacalone figlio, costretto a mandare avanti la pescheria del padre, non avendone né la capacità né la vocazione. I due perdenti saranno falciati dalla forza e dall’onesta vocazione di Alice? La vittima del vampirismo familiare troverà il suo riscatto, sottraendosi all’amore malato? Per contrasto Alice ci ricorda l’Eveline di Joyce, il suo sguardo cieco mentre il suo uomo si allontana, incapace di sottrarsi a un destino familiare disadorno. La distanza temporale ora sposta l’obiettivo nella direzione della realizzazione professionale dei propri talenti, aprendo nuove strade alle energie femminili. L’intento didascalico non ci impedisce di gustare una storia siciliana coinvolgente e tenera, dove l’afrore del pesce stantio invade le coscienze, costringendole a rivelarsi e spogliarsi di inutili sensi di colpa.

Vis ta vie” direbbero i francesi.

PESCHERIA GIACALONE E FIGLI

Testo e regia di Rosario Lisma

Con Lucia Sardo, Barbara Giordano, Andrea Narsi, Luca Iacono.

Assistente alla regia Gabriella Caltabiano

Scene e costumi Vincenzo La Mendola

Luci Salvo Costa

Audio Giuseppe Alì

Produzione Teatro Stabile di Catania

Al Castello Ursino di Catania fino al 27 Giugno

Autore: Anna Di Mauro

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