I moderni gladiatori

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I moderni gladiatori

di Pierluigi Pedretti 11-06-2019

Il Biografilm Festival, giunto alla quindicesima edizione, è un festival cinematografico dedicato alle biografie, che si tiene  dal 7 al 17 giugno a Bologna. Tra le numerose proposte di fiction e non fiction è stato proiettato sabato 8 giugno alla presenza del regista Fabio Cremaschi il documentario Pugni in faccia (in replica bolognese giovedì 13 giugno presso il Cinema Galliera), interessantissimo biopic sulla vita del pugile romano Mirco Ricci, ex campione intercontinentale WBA e italiano dei mediomassimi. Cremaschi, che ha conosciuto Ricci alle scuole elementari, dove teneva corsi di audiovisivo, narra l’intero percorso del pugile dall’infanzia alla maturità, ritraendo con affetto un bambino cresciuto nelle rischiose periferie romane e divenuto uomo tra palestre e alloggi popolari. E violenze di ogni genere.

Chissà se Antonio Franchini ebbe modo di conoscere quel quindicenne che si allenava nelle palestre dell’Urbe quando preparava il suo Gladiatori? La prima edizione del libro (Mondadori, pp. 185, euro 15, 2005) aveva in copertina una splendida foto in bianco e nero di un pugile, all’angolo, con la testa rivolta all’indietro, verso le corde, con sovrascritto: “Odio la guerra. Detesto gli eserciti. Amo combattere.” Una frase che l’autore lesse sul muro di una palestra e che ci piacerebbe fosse stata fatta propria dal Ricci, purtroppo negli anni accusato di rapina, ferito da armi da fuoco o arrestato per rapimento e droga. Napoletano sessantenne, già responsabile della narrativa Mondadori, ora in Giunti, scopritore di Saviano, si è cimentato negli anni sia nella narrativa che nella saggistica biografica (suo il famoso libro sul caso Siani, lo sventurato giornalista ucciso dalla camorra). Con Gladiatori scelse di percorrere la strada dell’ibridazione.

Infatti, non è facile definire cosa fosse all’epoca il libro. Saggio o romanzo? Reportage o testimonianza? Per non dire della fotografia. Piero Pompili, che per anni si è dedicato al mondo della lotta come agonismo, è l’autore delle bellissime sedici foto che accompagnano il testo di Franchini. I due ci guidano nelle palestre di Roma, quasi sempre nei sottoscala di palazzi e periferie, dove un’umanità marginale si allena quotidianamente per un piccolo pasto, per una gloria effimera, fatta di poche ore di successo, ottenuto al più davanti a qualche decina di spettatori. Boxe, wrestling, kickboxing, karatè, il brasiliano valetudo o KI (per lottatori senza regole e superiori ai 100 kg) vedono così impegnati in corpo a corpo, a volte spietati e anche illegali, uomini di ogni genere, che combattono accomunati dal desiderio di misurarsi, più che con gli altri, con se stessi. Con la propria forza, con i propri limiti. Come il vecchio pugile malato di Parkinson: “Io, anzi, ho bisogno di questi mali. E’ il corpo che attraverso i suoi mali mi fa capire di esistere! Perché senza sofferenza è la noia. Non mi piace, non la voglio.” L’adrenalina, l’eccitazione deve scorrere per vivere. Il combattimento, non importa con chi e come, dà il senso alla vita attraverso l’esperienza del dolore, che conduce quasi sempre alla sconfitta. Accettata perché solo chi sa che il suo destino è già segnato non può che essere il vero  vincitore. Come i gladiatori nel circo, officianti l’antico rito della lotta: “tu sei un monaco, Maggi. Tu non sei un allenatore, tu sei un sacerdote, te gli dai il coraggio di salire e di soffrire. Te sei un antico romano, Maggi, te sei un Cesare.”

Autore: Pierluigi Pedretti

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