L’alfabeto nero di Edward Gorey. ‘I piccini di Gashlycrumb’, ed. Adelphi

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Edward Gorey

I piccini di Gashlycrumb

o Dopo la gita

Traduzione di Matteo Codignola
i cavoli a merenda, 27
2013, pp. 60 , 26 ill. in b.n nel testo
isbn: 9788845928383
Temi: Letteratura nordamericana, Letteratura per l’infanzia

L’alfabeto più nero di Edward Gorey. E, paradossalmente, il suo libro più amato dai bambini.

I piccini di Gashlycrumb (in originale The Gashlycrumb Tinies: or, After the Outing), una delle opere più note di Edward Gorey, totalmente intrisa del suo gusto grottesco e macabro, è una sorta di bizzarro abbecedario di morti infantili.

Al posto dei consueti abbecedari didattici, ricchi di parole dolci, di nomi di alberi, frutta ed animali, troviamo un elenco in rima di 26 piccole morti di altrettanti bimbi. Il nome di ogni bimbo comincia con una lettera dell’alfabeto differente, partendo dalla A di Amy che cadde dalle scale per arrivare alla Z di Zillah che trincò troppo alla svelta.

I piccoli protagonisti sono immortalati e raggelati in istanti significativi, che assumono un aspetto particolare alla luce della breve didascalia che li accompagna. La semplice immagine di un bambino seduto ad un tavolo nell’attesa di mangiare una pesca assume un tono completamente differente appena apprendiamo che il piccolo morirà soffocato.

In qualche caso vediamo i corpicini martoriati dei piccoli defunti, come nella cruenta immagine di Kate, “colpita da una scure”, ma nella maggior parte dei casi osserviamo i bimbi qualche istante prima della tragedia, con un senso del ritmo e della suspense quasi hitchcockiano. Basti vedere la morte di Tito (“che volò in tre tronconi”). L’immagine di Tito raffigura un bimbo che sta per aprire un apparentemente innocuo pacco regalo. Ma la didascalia ci avvisa implicitamente che quel pacco non è così innocuo. E’ evidente che quel plico salterà in aria. E la tensione cresce come quando Hitchcock ci avvisa che c’è una bomba sotto il tavolo e noi aspettiamo che esploda. Speriamo che il bimbo non apra il pacco e ci interroghiamo su quello che è avvenuto prima, sulla provenienza del plico e su ciò che sta per accadere. E continuiamo a fissare il bambino, come se ad un tratto l’immagine si dovesse animare ed il pacco dovesse esplordere. Ma l’attimo raggelato è sempre l’istante che precede il fatidico evento.

Lo stesso accade con la maggior parte dei bimbi, fotografati qualche attimo prima di una sorte sfortunata, nei loro innocui giochi e attività (nascondersi sotto il tappeto o scendere le scale può essere ugualmente pericoloso). In qualche caso la morte avviene fuori campo, all’esterno dei limiti della vignetta, e capita di dover riflettere qualche istante prima di comprenderne la dinamica. In pochi rari casi vediamo la triste fine di un bimbo in tutta la sua esplicita brutalità.

E’ evidente il raffinato umorismo presente dietro situazioni così macabre, in grado di unire l’esasperazione dei luoghi comuni sulla pericolosità di tante situazioni per l’infanzia al gusto per il nonsense e per l’assurdo radicato in Gorey, quasi ossessivo nella meticolosa elaborazione delle vignette, in cui riesce sempre a cogliere il momento perfetto da immortalare.

Lo stile grafico dell’autore si ispira alle illustrazioni e incisioni di inizio secolo. Temi e atmosfere si possono considerare affini anche all’immaginario di Tim Burton, in particolare alla raccolta poetica del regista Morte malinconica del bambino ostrica e altre storie.

Autore: Redazionale

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