Il circo resistente dell’Uomo Calamita al Centro Zo di Catania

, ,   

Il circo resistente dell’Uomo Calamita al Centro Zo di Catania

di Giuseppe Condorelli 22-05-2019

CATANIA – “Venghino siore e siori! Venghino ad assistere ad uno spettacolo eccezionale…” Sembra proprio di sentirlo il vecchio banditore di una volta annunciare la magia del circo. Con tanto di sottofondo di swing leggero (rigorosamente italiano), l’atmosfera di piazza e l’autunno inoltrato a spargere le sue foglie in mezzo al fumo e alla confusione degli anni ‘30. Era lontano il tempo in cui il circo “arrivava con le ciliege”, ricorda con rammarico la voce narrante de “L’uomo calamita”, lo spettacolo tra circo, musica e letteratura, scritto e interpretato da Giacomo Costantini, Fabrizio “Cloyne” Baioni e Wu Ming 2 (ovvero Giovanni Cattabriga) in scena sul palco del Centro Zo per il Cirque de Printemps – Festival di Circo Contemporaneo.

Si perché il racconto che fa da sfondo – una vicenda verosimile ambientata in un tempo nero (in tutti i sensi) nel paese inventato di Corniolo, da cui i fascisti hanno cacciato gli zingari insieme al loro circo – si innesta con la Storia vera di proclami ed espulsioni, di divieti e di resistenza di quei decenni. E anche se la narrazione procede a volte a strappi, per episodi che avrebbero bisogno di un amalgama maggiore, di una continuità più fluida – ma si tratta ancora di uno spettacolo in fieri che deve essere ancora perfezionato, come hanno sottolineato gli stessi interpreti alla fine – tutta la simpatica e tragicomica fragranza dell’atto unico riesce a rimanere integra. E non è affatto pretestuoso l’interesse precipuo per la Storia che, al contrario, ha sempre caratterizzato la narrativa di Wu Ming un collettivo di scrittori nato nel 2000: dallo splendido esordio con “Q”, passando per “Altai” attraverso i due romanzi del Trittico Atlantico – “Manituana e “L’armata dei sonnambuli” – e al recentissimo “La macchina del vento” (tutti per Einaudi), senza disdegnare il fumetto, la musica e le letture sceniche: insomma sono gli stessi de “Razza partigiana”, il disco-reading del 2009. E allora, sostenuto e accompagnato dalle bordate di batteria punk-rock di Fabrizio “Cloyne” – potente e rabbiosa lamentazione per il fratello trucidato dai nazi – “L’uomo Calamita” (che è pure un racconto illustrato dalle matite di Marie Cécile e pubblicato da “Strane Dizioni”) fa il suo discretissimo ingresso sul palco: un po’ one man band, un po’ automa da steampunk italiota con la sua corazza strumento sotto cui si cela lo straordinario physique du role di Giacomo Costantini. E sono questa volta le parole del banditore-direttore-narratore ad inseguire i “numeri” dell’Uomo Calamita: “uno che vale cinque chili di sale”, sorta di supereroe antifascista di un circo sovversivo e clandestino e re assoluto dei numeri circensi: in bilico magnetico su una sedia a quattro metri d’altezza; a suonare con le sue bolas su una sorta di xilofono gigante, a sfidare un coltello affilato anche con l’aiuto del pubblico, in attesa di un finale pieno di suspense in cui, appeso a testa in giù dentro un parallelepipedo pieno d’acqua, replicherà il celebre numero della tortura cinese dell’acqua di Houdini uscendone, magicamente libero dalle manette, per consegnarsi all’ovazione del pubblico. Sarà pure tutta una illusione ma il tributo alla dissidenza de “L’Uomo calamita” è davvero senza trucco.

Autore: Giuseppe Condorelli

Condividi