Gli uomini avevano le ali. ‘Skellig’ di David Almond

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Gli uomini avevano le ali

di Pierluigi Pedretti 28-05-2019

A distanza di dieci anni esatti dal suo (ri)lancio in Italia, Skellig (pp.151 euro 12,50,trad. Paolo Antonio Livorati) dell’inglese David Almond si conferma un longseller della narrativa per ragazzi e non solo. Quanto mai vero questa volta quel che è scritto nella bandella dell’ultima edizione: “Uno dei più bei romanzi degli ultimi dieci anni.” E se lo dice Nick Hornby… Le Skellig, dal celtico Sceilig (roccia), sono due piccole e scoscese isole al largo delle coste sud-occidentali d’Irlanda, paradiso di uccelli marini e luogo di antica fede cristiana. La più grande delle due, Skellig Michael (La roccia di San Michele Arcangelo), è famosa per la presenza sulla sua sommità di uno straordinario monastero costruito alla fine del VI secolo. Le isole hanno sempre colpito l’immaginazione dei visitatori proprio per questo insieme di isolamento, misticismo e maestosità naturali. Non è un caso, allora, che proprio il cattolico Almond abbia deciso di scegliere come titolo del suo libro il nome delle isole e il giovane protagonista lo abbia chiamato Michael. Il romanzo era già apparso in Italia nel 2000 per Mondadori, ma non ebbe il successo che meritava. Nel 2009 lo ripropose in modo adeguato la Salani, una fra le più attive e interessanti case editrici nazionali, molto attenta alle iniziative intorno al mondo giovanile. E meno male, perché il libro va assolutamente letto. Anche dagli adulti. I migliori libri per l’infanzia sono infatti testi imprescindibili anche per un pubblico maturo. <<Lo trovai nel garage un sabato pomeriggio, il giorno dopo che ci eravamo trasferiti in Falconer Road. L’inverno stava finendo. Mamma aveva detto che ci saremmo trasferiti in tempo per la primavera. Non c’era nessun altro. Solo io. Gli altri erano in casa col Dottor Morte, in pensiero per la bambina. Era disteso al buio dietro le casse, nella polvere e nella sporcizia. Era come se fosse lì da sempre. Era lurido, pallido e secco e credevo che fosse morto. Mi sbagliavo di grosso. Presto avrei cominciato a vedere la verità, che al mondo non c’era mai stato un altro essere come lui.>>

Il piccolo Micheal si è trasferito in una casa da ristrutturare. La sua è una famiglia serena, finché un giorno alla sorellina appena nata i medici diagnosticano una brutta malattia. I genitori sono preoccupati. La madre dedica il suo tempo alla piccola, il padre è preso anche dalla sistemazione della casa. Michael si sente solo. Si mette così a girovagare dappertutto, esce nel disastrato giardino, si infila nel garage pericolante, dove attratto da alcuni rumori scopre una creatura che ha bisogno di aiuto. Sfinito, malato, costui si ciba di insetti. Michael non sa chi sia, è pallidissimo, indossa un vestito che sembra celare qualcosa sulle spalle. Semplici scapole? Il diffidente essere poco alla volte si affida a quel ragazzino cortese e solitario a cui chiede cibo cinese, birra scura e aspirina. Chi è? Cosa è? Nemmeno i pochi amici gli crederebbero. E se lo dicesse a Mina, quella strana vicina di casa, che non va a scuola, perché tanto studia a casa ed è appassionata di uccelli? Sì, di qualcuno bisogna fidarsi. Eccola così di fronte alla creatura: <<Mina gli diede un bacio sulla guancia pallida e screpolata (…)“Chi sei?” Gli sussurrò. Lui fece una smorfia di dolore. “Mi chiamo Skellig” disse.>>Lo portano allora segretamente nella soffitta di una casa abbandonata, dove nidificano grandi gufi. Skellig è un romanzo profondo per sentimenti e contenuti, ricco di riferimenti letterari (le visioni misticheggianti del poeta William Blake) e scientifici (le teorie del naturalista Charles Darwin), che ci accompagnano insieme nello svelare l’illusoria immodificabilità della specie umana. Tutto cambia, invece, nella storia degli uomini: l’evoluzione continua. Questo credono i due amici contro le certezze degli adulti. Se il coccige è il residuo della nostra coda, le scapole non sono forse i resti di antiche ali? Michael e Mina aiuteranno Skellig e lui lascerà un segno indelebile nei due ragazzi, facendo capire il senso, a volte duro, della vita. Non c’è gioia senza dolore. Il sessantottenne Almond ha scritto un romanzo originale e avvincente. Un classico. E come tutti i classici è fuori dal tempo e da un luogo specifici. Non cala i protagonisti (e il lettore) in situazioni troppo fedeli di realtà quotidiane, e nemmeno li porta in mondi lontani per far loro vivere mirabolanti avventure. Skellig è figlio sì della narrativa fantastica, ma di quella migliore, quella che, trasfigurando il reale, guarda al nostro mondo, quella che legge la sofferenza degli uomini. E dei loro figli.

Autore: Pierluigi Pedretti

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