‘Kill the Messenger’ (USA 2014) di Michael Cuesta al Caffè Letterario LiberThè – Domus Città Giardino di Roma 10 giugno ore 20.15

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KILL THE MESSENGER (USA 2014) DI MICHAEL CUESTA, TRATTO DA UN’INCHIESTA SULLO SCANDALO CIA-NARCOS-CONTRAS DELL’EPOCA REAGANIANA, AL CINEFORUM DEL LUNEDÌ PER “SELECTED BY UGO G. CARUSO”

Lunedì 10 Giugno alle ore 20.15 per il ciclo “Selected by Ugo G. Caruso” è in programma al Cineforum del Lunedì presso il Caffè Letterario LiberThè – Domus Città Giardino (V.le Adriatico, 20) a Roma il film “Kill the Messenger” (USA 2014), in Italia, dove è passato fugacemente a fine stagione, incongruamente tradotto come “La regola del gioco”. A proporlo è Ugo G. Caruso, storico del cinema, che come altre volte, lo presenterà brevemente, in questo caso soprattutto contestualizzando il momento storico in cui si svolge la vicenda.  Il film è tratto da una storia vera, raccontata nel libro di Nick Schou, “Kill the Messenger” e attinge alla scottante inchiesta giornalistica di Gary Webb, “Dark Alliance”.

Siamo nel 1996, quando il giornalista Gary Webb del San Josè Mercury News, un foglio di provincia, viene casualmente a sapere del coinvolgimento della CIA nel traffico di droga dal Nicaragua alla California, i cui profitti servivano per armare i ribelli Contras, una tipo di intervento che il congresso aveva severamente vietato ai tempi dell’amministrazione Reagan. Ma è nel Centro America che si gioca la partita decisiva della Casa Bianca sulla Guerra fredda e così Reagan, che sfiorerà la procedura di impeachment al termine del suo mandato, autorizza i suoi più stretti collaboratori a finanziare con operazioni in nero l’attività controrivoluzionaria nei confronti del governo sandinista di Daniel Ortega.

Erano gli anni ’80, quelli dell’Impero del male. Quelli dei muchachos sandinisti e dei guerriglieri salvadoregni o guatemaltechi per i grandi media statunitensi, che lanciavano allarmi sulla penetrazione comunista nel “patio trasero” giustificando metodi, uomini e dollari impiegati a tenere lontane le orde guerrigliere. Anche Hollywood ci metteva del suo e la produzione di paccottiglia su pellicola sfornava rambi, seals, agenti spericolati e improbabili combattenti per la libertà da spacciare sugli schermi e sugli home video.

Frattanto l’enorme massa di cocaina immessa nel territorio statunitense avrà un effetto disastroso, come sappiamo, soprattutto sulle nuove generazioni e sugli strati più poveri e marginali della popolazione, in particolare nei quartieri neri di Los Angeles dove si verificherà una vera epidemia di crack. Le conseguenze interne, ovvero le migliaia di morti e l’esclusione dalla vita civile e politica di ampi strati della popolazione,   emergono poco alla volta nell’inchiesta di Webb. Le sue indagini iniziano ad essere scomode, ma nonostante gli avvertimenti di boss della droga e agenti della CIA, il reporter continua ad indagare per far venire a galla la verità. In breve si ritroverà al centro di una campagna diffamatoria e dovrà difendere il proprio lavoro, la sua famiglia e la sua stessa vita.

Il film diretto con piglio sicuro e veloce da Michael Cuesta è animato dalla stessa tensione civile di certi celebri titoli della New Hollywood degli anni settanta. Altre pellicole ultimamente hanno ricostruito momenti oscuri  della recente storia americana rovesciando le verità ufficiali ma come in questo caso, a dispetto della loro ottima fattura, senza influenzare l’opinione pubblica e creare consistenti correnti di indignazione e di protesta. Quale segno più significativo di come sia cambiata l’America e tutto il resto del mondo? E di conseguenza anche il rapporto tra il cinema e la coscienza collettiva. Il film di Cuesta nonostante la solida sceneggiatura e la pregevole  interpretazione di Jeremy Renner nel ruolo di Webb, affiancato da attori del calibro di Andy Garcia, Ray Liotta e Oliver Platt, oltre alla sensuale attrice spagnola Paz Vega, è stato un fiasco al box office USA dove ha registrato incassi inferiori alla metà del budget.   Insomma, un titolo che sembra destinato ingiustamente all’oblio e che proprio per questo e per tante altre ragioni merita di essere recuperato.

Autore: Redazionale

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