‘Il profumo della signora in nero’ di Francesco Barilli (1974) al Cinema Santa Chiara di Rende il 28 maggio ore 21

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“IL PROFUMO DELLA SIGNORA IN NERO” (Italia 1974) DI FRANCESCO BARILLI IN PROGRAMMA MARTEDÌ 28 MAGGIO ALLE 21 AL CINEMA SANTA CHIARA DI RENDE PER LA RASSEGNA “L’ORA DEL LUPO” CURATA DA UGO G. CARUSO E ORAZIO GAROFALO

Non poteva mancare un thriller italiano degli anni settanta a “L’ora del lupo”, la rassegna curata da Ugo G. Caruso e Orazio Garofalo al Cinema Santa Chiara di Rende prima della  chiusura stagionale prevista per fine giugno.

Ed infatti, per questo terzultimo appuntamento, Caruso volendo rimanere fedele alla scelta di titoli in qualche modo “unici”, anomali, a se stanti, ha pensato ad un titolo probabilmente di minore risonanza nella memoria del grande pubblico, distrattamente precipitato dalla critica nel pozzo della serie B ma, per contro,  molto ammirato dai cultori del genere per la sua anomalia ed inclassificabilità.

“Il profumo della signora in nero” di Francesco Barilli, in programma martedì 28 Maggio alle ore 21 è infatti più un mistery dalle suggestioni esoteriche che un thiller o un horror tipico di quelle stagioni, anche se per talune ragioni è apparentabile certamente a quei prodotti. Il film che già nel titolo contiene una citazione da “Il profumo della dama in nero” di Marcel L’Herbier, del 1931, suggerisce anzichè mostrare, evoca piuttosto che materializzare situazioni truculente allora molto frequenti anche perchè ben ripagate dal botteghino.

Il regista, Francesco Barilli, nipote del celebre musicologo Bruno Barilli, colto dandy parmense prestato al cinema quale alter ego del concittadino Bernardo Bertolucci nelle vesti di protagonista di “Prima della rivoluzione”, opterà poi per l’attività di regista, firmando quattro anni dopo un altro thiller psicologico, “Pensione paura” per darsi in seguito a film di vario genere, soprattutto documentari.

Film particolare, come si diceva, questo di Barilli che non si appiattisce sugli stereotipi della copiosa produzione coeva fortemente rilanciata dal grande successo di Dario Argento e tenta invece una strada più personale all’interno di un genere che aveva reclutato improvvisamente un folto stuolo di epigoni. Sono infatti riconoscibili echi polanskiani nell’ambientazione condominiale che richiama “Rosemary’s baby”, capostipite del giallo paranoico-cospirazionistico e nella scelta della protagonista, la minuta, sensuale e nevratile Mimsy Farmer, tipologicamente affine a Mia Farrow, divenuta tra il precedente “Quattro mosche di velluto grigio” dello stesso Argento e il successivo “Macchie solari” di Armando Crispino l’eroina eponima del thriller italiano di quegli anni. Ma possiamo rintracciare suggestioni provenienti anche da un capolavoro come “A Venezia un dicembre rosso shocking” (“Don’t look now” – UK 1973) di Nicolas Roeg o, per restare all’Italia, a “Cosa avete fatto a Solange?” di Massimo Dallamano e soprattutto a “La corte notte delle bambole di vetro” di Aldo Lado, entrambi dello stesso periodo.

Tra gli elementi più rimarchevoli del film Caruso sottolinea l’ambientazione in una Roma estiva e luminosa eppure di notte deserta e minacciosa, l’ambientazione nel quartiere Coppedè dallo stile architettonico eclettico, già adottata dallo stesso Argento che vi ritornerà per “Inferno” e la presenza di un attore della statura di Mario Scaccia, capace di conferire quel giusto tocco di teatralità che impreziosisce il film.

La trama in sintesi è la seguente:

Silvia Hacherman, giovane direttrice e assidua lavoratrice d’un laboratorio di chimica, è stata costretta a convivere, per molto tempo e sin da quand’era bambina, con il trauma d’avere causato la morte della madre Marta.

Il ricordo dell’accaduto s’è ormai offuscato e la ragazza sembra riuscire a condurre una vita serena e piena di soddisfazioni, sia in ambito lavorativo che dal punto di vista affettivo. Una sera, nel corso d’una cena a casa d’amici, Silvia, accompagnata dal fidanzato Roberto, rimane colpita da una discussione di Andy, professore africano di sociologia, riguardo al culto delle messe nere, a suo dire ancora attive in Africa.

L’argomentazione del professore, apparentemente folkloristica e tranquilla per qualunque altra persona, resta talmente impressa a Silvia da farle ritornare alla mente alcuni momenti infantili, in particolare la morte e il ricordo della madre, vestita di nero e intenta a spruzzarsi del profumo davanti allo specchio.

La situazione precipita e da quel momento iniziano ad accadere fatti inquietanti…

Un film sicuramente da recuperare per quanti amano il genere gotico o il brivido nelle sue molteplici declinazioni.

Autore: Redazionale

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