I fratelli sorelle nel West utopico di Jacques Audiard

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I fratelli sorelle nel West utopico di Jacques Audiard

“Se le capacità produttive dell’uomo moderno sono mille volte superiori a quelle dell’uomo primitivo, perché mai ci sono attualmente negli Stati Uniti quindici milioni di persone che non sono nutrite e alloggiate convenientemente, e tre milioni di bambini che lavorano?”  

(Jack London, Il tallone di ferro,1907).

Una carovana che viaggia verso Ovest nasconde un uomo braccato. Herman Warm (Riz Ahmed) è stato appena individuato dall’investigatore John Morris (Jake Gyllenhaal) che ha il compito di segnalarlo a due spietati bounty killer, i fratelli Sisters, al servizio del Commodoro (Rutger Hauer),  padrino di quelle terre estreme. Siamo in Oregon, anno di (dis)grazia 1851. Nessuna legge, se non quella delle armi e della violenza più efferata. Come ci indica la prima scena del film: lampi di armi da fuoco infrangono la notte e l’assalto alla casa si risolve in un massacro. “Quanti ne hai ucciso?” – “Sei, sette, non so” – “Beh, un bel macello!”. Così ci presenta i due protagonisti il regista Jacques Audiard, “abitué della violenza e del melodramma” dagli esordi di Regarde les hommes tomber (1994) fino agli ultimi e premiati Un prophète (2009), De rouille et d’os (2012) e Dheepan (2015).

Sul western tutto è stato girato, ma ad ogni cambio epocale c’è sempre qualcuno che riesce a mostrarci qualcosa di nuovo, riscrivendo i codici del genere. Questa volta a farlo con I fratelli Sisters – e non è la prima volta – è un europeo. Non siamo certo dalle parti di Sergio Leone, ma Audiard ha fatto un buon lavoro. Il sessantasettenne francese con straordinaria abilità fa passare il pubblico attraverso la violenza più forte per toccare nel profondo i cuori. E se nei suoi film precedenti i personaggi parlano poco, i Sisters invece discutono e tanto, siano essi a cavallo, nei saloon o mentre sparano. Ambientato fra l’Oregon e la California della corsa all’oro, il film è stato presentato in concorso all’ultima edizione della Mostra internazionale del cinema di Venezia suscitando ampi consensi di critica e di pubblico, emotivamente colpito dalla storia dei due fratelli. Eli (John C. Reilly) e il giovane Charlie (Joaquin Phoenix) vivono l’uno per l’altro da quando quest’ultimo ha ucciso il loro padre violento. Da allora il primogenito si sente in dovere di proteggere il temibile fratello. “Chiacchieri tanto. Perchè dici a tutti chi siamo?”- gli rimprovera -. “Per sapere quanto siamo temuti”, risponde Charlie. I due si muovono in quelle terre selvagge non conoscendo pietà. Sarà vero? E’ scritto nel Riccardo III di Shakespeare: “Anche la bestia più feroce conosce un minimo di pietà, ma io non ne conosco, perciò non sono una bestia”. Intanto Eli porta sempre con sé un foulard rosso regalo di una maestrina, mentre Charlie si stordisce tra prostitute e alcol.

Il loro compito è catturare Herman Warm, il chimico che possiede una formula segreta per trovare l’oro, carpirgliela con la tortura, poi ucciderlo. Le cose non saranno così semplici. Herman è un sognatore che con le sue suadenti parole smuove l’animo dell’investigatore Morris, in realtà già pronto ad accogliere esperienze diverse di vita. Egli scrive quotidianamente un diario e – come il contemporaneo Thoreau – è affascinato dalla natura e, dunque, dagli uomini. E’ disposto ad accettare l’eredità del padre – da cui era fuggito – per finanziare Herman che vuole costruire poi coi ricavi dell’oro un falansterio a Dallas. Le falangi utopiche del pensatore francese Fourier nel cuore del selvaggio West? Sì, perché proprio in quelle lontane lande appare più evidente su cosa si fondi la nazione americana: sulla violenza, la rapina e il ladrocinio, sull’accumulo di ricchezze illegali. Gli USA, simbolo dell’Occidente, sono il volto “statuale” del grande capitale. Bisogna, dunque, creare gli antidoti, non perdere la speranza, perché tutto è possibile. Anche che due feroci fratelli possano cambiare, perché la fratellanza (o sorellanza?), biologica o meno, esiste. Incontri e scontri, soprattutto coi due nuovi sodali, Herman e John, non possono alla lunga lasciare indifferenti. La redenzione è possibile, forse poco perturbante per essere vera, ma perché smettere di sognare? La mamma, infatti, è lì, incredula, pronta ad accogliere i figli pacificati dopo il loro lungo peregrinare nelle praterie d’America. Ha scritto il poeta Giovanni Bracco: “Ma non so/ se questa immensa quiete/ sia esattamente il premio promesso/ senza il bacio sugli occhi di mia madre.”

 

Autore: Pierluigi Pedretti

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