Cannes 2019 | Tornano sulla Croisette due autori legati Festival francese: Pedro Almodóvar e Ken Loach

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Cannes 2019 | Tornano sulla Croisette due autori legati al Festival francese: Pedro Almodóvar e Ken Loach

Il film diretto da Pedro Almodóvar, campione d’incassi in Spagna, racconta una serie di incontri di Salvador Mallo (Antonio Banderas), un regista cinematografico ormai sul viale del tramonto, con persone e situazioni appartenenti al passato. Alcuni sono fisici, reali, altri si accendono nel ricordo: la sua infanzia negli anni ‘60 quando emigrò con i suoi genitori a Paterna (la madre è interpretata da Penelope Cruz), un comune situato nella provincia di Valencia, in cerca di fortuna; il primo desiderio; il suo primo amore da adulto nella Madrid degli anni ‘80; il dolore della rottura di questo amore quando era ancora vivo e palpitante; la scrittura come unica terapia per dimenticare l’indimenticabile; la precoce scoperta del cinema ed il senso del vuoto, l’incommensurabile vuoto causato dall’impossibilità di continuare a girare film. Dolor y Gloria parla della creazione artistica, di quanto sia difficile separarla dalla propria vita e dalle passioni che le danno significato e speranza. Nel recupero del tempo trascorso, Salvador sente l’urgente necessità di narrarlo, e in quel bisogno, trova anche la salvezza.

Durante la conferenza stampa di presentazione della sua nuova variazione sul tema dello sfruttamento Sorry We Missed You, Ken Loach ha dichiarato:

Dopo I, Daniel Blake, mi ero ripromesso di fermarmi. Ma, durante le ricerche per quel film, mi ero imbattuto in tutta una serie di lavori moderni, autonomi o temporanei, che mi hanno portato a intavolare diverse discussioni con Paul Laverty, il mio sceneggiatore di fiducia. L’economia moderna inglese si basa si contratti spesso part-time o a zero ore, che rappresentano una nuova forma di sfruttamento. Partendo da ciò, a poco a poco è venuta fuori l’idea di un film strettamente connesso a I, Daniel Blake, una sorta di sua costola. Con Paul ci siamo concentrati sullo sfruttamento ma anche sulle conseguenze che il lavoro ha nella vita familiare e sulle relazioni personali. La classe media spesso parla di equilibrio tra lavoro e vita privata mentre la classe operaia è messa all’angolo dalla necessità, dal bisogno. Nonostante i grandi progressi della tecnologia, quelli che un operaio deve affrontare sono problemi di vecchia data. La tecnologia più avanzata entra nelle cabine di un autista di furgoni per le consegne, gli detta gli itinerari, permette al cliente di sapere dove si trova un pacco che sta attendendo o di sapere quando gli verrà consegnato. Il cliente può persino seguire il percorso del corriere per tutto il quartiere grazie ai segnali che vengono diffusi via satellite. Nessuno però si preoccupa della persona che sta alla guida del furgone, che passa da una strada all’altra per soddisfare le esigenze della tecnologia. Come si capisce da subito, la tecnologia è sì nuova ma i problemi di sfruttamento del lavoratore sono vecchi come il mondo. Con Laverty abbiamo fatto molte ricerche sul campo e abbiamo incontrato diversi corrieri, non sempre disposti a parlare per paura di perdere il loro posto di lavoro. Dalle ricerche sono emersi diversi dati preoccupanti, a partire dal numero di ore che i corrieri devono fare per guadagnarsi uno stipendio decente e dai problemi di sicurezza (la responsabilità su tutto ciò che accade pesa sulle loro spalle). Quello delle ore è un problema che riguarda anche chi come Abby fornisce assistenza a domicilio: nonostante lavorino anche 12 ore al giorno, vengono pagati come se lavorassero sei o sette ore al minimo salariale”.

Autore: Redazionale

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