Teatro Tordinona, Roma. Dal 6 maggio, “Beatrice risponde a Dante…” di Enrico Bernard. Con Melania Fiore

  

Beatrice risponde a Dante…per le rime

scritto e diretto da Enrico Bernard

Con Melania Fiore

Con la partecipazione (in video) di Aldo E. Castellani nel ruolo di Dante
Disegno luci e audio Riccardo Santini   Teatro Tordinona di Roma dal 6 al 12 maggio

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Nota dell’autore

Vola alto il Sommo Poeta elevandosi sopra le cose materiali verso la purezza del Settimo Cielo! Ma il suo viaggio ultraterreno si compie sulla base di una contraddizione umana: l’essere corpo che cade e decade con tutti i difetti fisici, ma anche ideologici e intellettuali della caducità stessa.

Così Beatrice, eleveta a spirito purissimo ed eccelso tra i bagliori di luce superna, viene a reclamare la sua fisicità terrena imputando al Sommo Poeta di averla trasferita tra le sfere superne per compiere una  maestosa opera lirica che però nasce dal sacrificio della femminilità. Beatrice si sente un po’ stretta nel ruolo di  donna-idolo della poesia stilnovista: le mancano le passioni e i desideri della sua natura umana e accusa la poesia di sublimare molto spiritualmente e realizzar poco fisicamente.

Trasportata di peso e – diciamolo! –  un po’ con violenza sul piano mistico e metafisico come la “donna del Paradiso”,  la lauda medievale da cui la Commedia trae qualche spunto, Beatrice costringe Dante a tornare coi piedi per terra, a guardare in faccia la realtà come del resto il Poeta stesso dice di voler fare nella sua “missione del vero”: una missione che però non si compie del tutto se non come messaggio  non sempre palese nella sua opera. Un messaggio ora occultato dietro una particolare simbologia da adepti rosacrociani, ora espressa con la  lingua, il  volgare stilnovista, “illustre, regale, cardinale e curiale” che si impone dall’alto sui volgari dialettali e che si struttura come un codice non direttamente comprensibile dal volgo che dovrebbe parlarlo: una lingua tecnocratica e aulica che necessita di “parafrasi” e di traduzione.

La Beatrice che Dante stesso ha imboccato con qualche rimprovero (mi mandasti in Paradiso mentre tu dopo breve sofferenza ti rincuorasti con qualche sgualdrinella, le fa dire Dante stesso) ora è un fiume in piena: non più trattenuta dal suo ruolo etereo, ma ritornata donna, affronta il suo uomo con le armi tipicamente femminili della punzecchiatura e della provocazione. Ironico e a tratti divertente il monologo della donna – che potremmo ora definire “scesa dal Paradiso” –  ci mostra l’aspetto umano e spogliato di ogni agiografia del Poeta nella sua solitudine creativa, coi suoi dubbi ed angosce immancabilmente terrene.

 

Aggiornamento a cura di Angelo Pizzuto

 

Autore: Redazionale

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