L’umorismo mercuriale dei ‘Racconti da ridere’, a cura di Marco Rossari, Giulio Einaudi editore

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Racconti da ridere

Una buona battuta rompe il ghiaccio, ma un racconto esilarante può spiegare il mondo. Perché l’umorismo varia secondo l’età, le epoche, le latitudini, il carattere, l’intelligenza. È mercuriale, imprendibile, sfuggente – per fortuna, onnipresente.

Con un racconto inedito di Margaret Atwood.

 

In quest’antologia la scintilla della risata è innescata dalle situazioni piú disparate: un conte esige un rito tutto particolare per fare l’amore, un Natale qualsiasi si trasforma in una sfida di bontà, due cugini fanno a gara per chi ha lo zio piú grasso…Una carrellata di personaggi irresistibili, idee, peripezie, giochi di parole e fantasticherie, per capire che ridere è un modo di pensare. Per poi subito ricominciare a ridere.

Un uomo si sveglia e si accorge di non avere piú il naso. Un gruppo di poeti incassa milioni di dollari mentre gli sceneggiatori hollywoodiani campano a fatica. Un bambino chiede a una contadina di vedere una Cosa. Adamo ed Eva scoprono gioie e miserie della vita di coppia. Sono alcune delle storie che compongono il caleidoscopio di questo libro. Ma che cosa vuol dire ridere? Il riso è paradosso, complicità, reazione al mondo, aggressività, rifugio politico, scherno, sopravvivenza, sintomo di un’epoca. Tutte queste cose, e tante altre, visto che fin dalla notte dei tempi la comicità si è mescolata al quotidiano, facendoci ridere di tutto e del contrario di tutto. A patto di avere senso dell’umorismo – e di sapere scrivere grande letteratura. E adesso che le granitiche collere dei commenti in rete hanno spazzato via ogni sfumatura dello humour (tanto che il ricorso alle faccine per spiegare il tono di una frase sembra imprescindibile), capire le origini dell’umorismo è fondamentale. Attraversando i secoli e le latitudini, Racconti da ridere esplora tutto lo spettro dell’ilarità, da Mark Twain a Stefano Benni, passando per Čechov e Umberto Eco, fino a Nora Ephron. Con l’intelligenza, si spera, di non prendersi troppo sul serio.

Autore: Redazionale

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