I “Giochi stupendi” degli Instabili al Piccolo Teatro di Catania

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I “Giochi stupendi” degli Instabili al Piccolo Teatro di Catania

CATANIA – In effetti per Albert Traps poteva essere “la più bella serata della sua vita.” O almeno così aveva innocentemente dichiarato il protagonista di questi anonimi (ma non troppo) “Giochi stupendi” che la Compagnia degli Instabili, venti anni di attività densi di spettacoli, da Aristofane a Cantor, ha presentato sui legni del Piccolo Teatro della Città.

Albert Traps (il versatile Sergio Trefiletti) – ex commesso viaggiatore velocemente assurto ad una posizione dirigenziale – alle prese con il solito imprevisto, la sua macchina in panne durante un diluvio, si ritrova nel clima vintage e discretamente retrò di una villa-residence nella quale viene calorosamente accolto, quasi un ospite d’onore. Lì un drappello di pensionate, ex tra magistrati e avvocati – cinque senescenti erinni, cinque dolcissime arpie – lo invita untuosamente a partecipare ad un gioco che si rivelerà fatale. Una sorta di processo: uno svago, certo, ma che diventa sempre più serio, fino a sfociare nella imprevedibile, ma non troppo, tragedia. L’atto unico – sorretto dal garbo e dalla ecletticità di tutti i suoi interpreti – è intelligentemente costruito per accumulazione, lungo le quali è lo stesso protagonista a lasciarsi invischiare all’interno di una inesorabile trappola. Coccolato e amorevolmente servito – tra cibi succulenti e vini pregiati – dal suo stesso tribunale insieme al gigioneggiante boia-maggiordomo (Carmelo Scaccianoce), Traps comincia a raccontare di sé.

Una esistenza apparentemente banale, la sua, che all’improvviso lascia apparire pieghe insospettabili su un successo assai rapido; una vita illuminata però in quegli angoli bui (era diventato l’amante della moglie del suo vecchio capo che, avvisato dallo stesso Traps, muore d’infarto) grazie alla sagacia e alle inesorabili deduzioni delle quattro giudici (le spumeggianti Luciana Camano, Rita Patti, Gabriella Russo e Marika Russo) pur consigliato (inutilmente) alla discrezione dal suo avvocato difensore (una sciantosissima Anna Di Mauro). Attingendo ad un repertorio assai consolidato nella drammaturgia contemporanea “Giochi stupendi”, è una pièce dal sapore kafkiano (siamo comunque colpevoli) ma addolcita da una abbondante dose di ironia, un divertissement serio che la regia creativa di Nicola Alberto Orofino impreziosisce di citazioni e rimandi cinematografici: da “Frankenstein Jr.” a “La clinica della salute”, alternando in un clima costantemente surreale momenti ilari a situazioni scabrose: interrogatori al ritmo di “Limbo rock” e arringhe con tanto di rithm&blues. E le note di quel “Vivere” di imperiale memoria fascista, dopo l’esecuzione di Traps, suonano come l’ultimo sberleffo, a sottolineare la vacuità dei meccanismi giudiziari e della precarietà delle nostre sicurezze. E’ teatro, finzione: ma ci è veramente sembrata… una storia più che possibile. Occhiolino.

Autore: Giuseppe Condorelli

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