Il lungo commiato di Bea al Teatro della Tosse di Genova

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Il lungo commiato di Bea al Teatro della Tosse di Genova

GENOVA – Un armadio con appesi vestiti e camicie, un comò con cassetti che contengono cose semplici, un comodino, un letto sospeso in alto che si raggiunge solo scalando gli altri mobili, un tavolino, un giradischi anni ’80, una sedia, un divano, il dolore che prende forma piano piano davanti agli occhi dello spettatore dal momento in cui fa il suo ingresso una donna: elegante, ancora bella, ha movimenti repentini che raccontano il disagio sotteso. E’ come spaesata in una realtà che, peraltro, ha imparato a conoscere ormai da anni. Cerca di mettere in ordine ogni cosa, forse nella speranza di ritrovare una serenità ed un equilibrio che non le appartengono più.

E’ questo l’inizio del dramma scritto dall’irlandese Mick Gordon, che racconta di una morte annunciata, presente in ogni dialogo, da cui si tenta di prendere le distanze affrontando la vita in maniera ‘normale’. Bea, la protagonista, è una ragazza come tante, con i desideri di una donna che è da poco entrata nell’età adulta. E’ piena di vita, vita che sa di dover abbandonare perché segnata da un male incurabile. Un tema del genere comportava il rischio di elaborare un melodramma in cui ogni dettaglio tendesse all’ineluttabile, ma l’autore è riuscito a stemperare ogni possibile eccesso emotivo inserendo episodi che suscitano il sorriso, permettendo allo spettatore di condividere la routine senza troppi patemi della ragazza, che accetta la morte pur pensandoci ininterrottamente.

Il terzo personaggio è quello che riporta a una dimensione di normalità la narrazione, che si sposta di continuo dal tragico al grottesco, creando circostanze in grado di alleggerire l’atmosfera plumbea che incombe su tutti. E’ un giovane che solo da un paio di anni si è avvicinato all’attività assistenziale, pur essendosi occupato per molto tempo, in precedenza, di una sorella malata. Ha bisogno del lavoro ma si dimostra maldestro, in particolare durante le conversazioni, inanellando una gaffe dietro l’altra. E’ proprio questo che piace alla ragazza, inducendola a scegliere il ragazzo per accompagnarla verso la morte. Assieme ballano, scherzano, sembrano spensierati, anche se la necessità delle terapie – soprattutto antidolorifici – li riporta alla dura realtà. La madre vorrebbe che lui si comportasse in maniera asettica e professionale, la figlia vive nell’attesa che si abbandoni a un sussulto di umanità, lui appare sempre più imbarazzato e incapace di scegliere fra due modi differenti di comportarsi, di intendere, di affrontare le circostanze: sbaglia sempre perché seguendo i desideri dell’una diventa senza volerlo ostile all’altra.

Parlare di morte è sempre difficile, ancor più se bisogna sottolinearne l’imminenza, terribile se riguarda una persona giovane, straziante se a condividere questo dolore è una madre che per la figlia aveva sognato un ben diverso destino. Ci si domanda quanto sia lecito non accettare il finale di partita e infierire su una persona per prolungarne in maniera forzata il calvario sapendo che non esistono speranze di guarigione. E’ atroce, in principio, dover ascoltare la descrizione delle giornate di Bea, in cui morfina e altre terapie sono protagoniste, e delle ore in cui la paziente dorme, dorme, dorme. E’ una vita imposta che la ragazza ormai rifiuta, pensando alla morte come una liberazione.

Portato in scena dall’Associazione Culturale Mulino ad Arte – compagnia teatrale under 35 che opera sul territorio nazionale dal 2009 di cui Daniele Ronco è direttore artistico – è uno spettacolo che induce a riflettere senza pesantezze, grazie a un dialogo ricco di sfaccettature in grado di sfruttare al massimo ogni spunto grottesco. Bella, e vincente, l’empatia tra Clara Galante, Sena Lippi e Daniele Ronco, determinante nell’infondere umanità nei personaggi usciti dalla penna di Mick Gordon. Marco Lorenzi, cofondatore della compagnia, ha congegnato una regia funzionale che dà massima visibilità ai singoli senza mai trascurare l’aspetto corale.

 

Scheda spettacolo:

Bea

di                          Mick Gordon

Traduzione             Francesco Scarrone

Interpreti               Clara Galante, Sena Lippi, Daniele Ronco

Scene                             Jacopo Valsania

Costumi                Roberta Vacchetta

Regia                    Marco Lorenzi

Produzione             Compagnia Mulino ad Arte

 

Autore: Furio Fossati

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