Faustino e i Signori della droga. ‘Santa Muerte’ di Marcus Sedgwick, Pelledoca editore

,   

SANTA MUERTE

di Marcus Sedgwick

€16,00 – 232 pagine

(età 13+)

Anapra è uno dei quartieri più poveri della città messicana di Juarez: venti metri fuori città si trova una recinzione, e al di là di essa, l’America, il pericoloso obiettivo di molti immigrati. Faustino cerca di sfuggire al cartello della droga per cui ha lavorato. Il capo della banda gli ha consegnato un sacco di dollari che avrebbe dovuto nascondere, ma Faustino l’ha usato per pagare il viaggio della sua ragazza incinta oltre il confine con l’America. La libertà non è economica. Faustino ha solo 36 ore per sostituire i soldi mancanti, e il suo amico Arturo è l’unica persona che può aiutarlo a recuperare i soldi in una partita a carte mortale con gli spacciatori. Arturo deve giocare non solo per la libertà ma anche per la vita del suo amico, mentre la sua stessa esistenza è in pericolo. Per vincere, potrebbe dover imbrogliare la Morte stessa. Un thriller potente, efficace e attualissimo su migranti, signori della droga e guerra delle bande, ambientato al confine tra Stati Uniti e Messico.

 

Non sembra il posto più pericoloso della terra. Sembra un luogo fatto a metà, sembra un pensiero abortito. Sem­bra che un dio di appena tre anni abbia radunato qual­che scatola di cartone e barattoli di caffè vuoti e bottiglie di Coca-Cola nella sabbionaia del deserto di Chihuahua, e poi li abbia dimenticati lì. Abbandonati ai loro vizi. Quel dio smemorato non è tornato a occuparsi della sua creazione ma altri dèi, spietati, si avvicinano anche ora, sfrecciando su un pick-up.

Abbiamo solo un attimo frettoloso per abbracciare con lo sguardo questa terra logora. Una dozzina di strade sono asfaltate: cemento crepato e pieno di buche; le altre sono semplici solchi di terra. La maggior parte delle case non sono affatto case, ma jacales: baracche costruite con casse da imballaggio e lamiere ondulate, cartone e mer­da, con tetti fatti di nylon o carta catramata, tenuti fer­mi con vecchi pneumatici. Le più belle hanno i muri di calcestruzzo. È difficile immaginare le più brutte come vivibili. Poche hanno l’acqua corrente. Una o due si sono agganciate abusivamente alle linee elettriche, un trucco pericoloso in un mondo di cartone e legno arsi dal sole.

 

 

Autore: Redazionale

Condividi