Mitipretese portano in scena ‘Roma ore 11’ | 19 aprile Teatro del Lido di Ostia

  

Venerdì 19 aprile (ore 21) al Teatro del Lido di Ostia

in scena Roma ore 11 di Elio Petri, con Manuela Mandracchia, Alvia Reale, Sandra Toffolatti,

Corinna Lo Castro. Il gruppo Mitipretese porta in scena l’Italia del dopoguerra, della disoccupazione, del boom edilizio, di datori di lavoro

che pretendono ogni tipo di lavoro dalle loro segretarie. Un’indagine sulla condizione femminile degli anni ’50 che racconta un’Italia lontana e

ingenua e allo stesso tempo, sorprendentemente, racconta anche l’Italia di oggi con le sue miserie, i suoi piccoli sogni, i suoi grandi problemi di lavoro.

ROMA ORE 11

di Elio Petri

regia Mitipretese
con Manuela Mandracchia, Alvia Reale, Sandra Toffolatti, Corinna Lo Castro
luci e impianto scenico Mauro De Santis – direzione musicale Sandro Nidi
con canti dal vivo della tradizione popolare italiana e musiche originali

Produzione la fabbrica dell’attore – Teatro Vascello

Centro Teatrale Bresciano

Premio ETI Gli Olimpici del teatro come “migliore spettacolo di innovazione”
Premio Sesterzio d’argento consegnato da Luigi Magni come “migliore adattamento teatrale di un opera cinematografica”

 

Venerdì 19 aprile (ore 21) al Teatro del Lido di Ostia in scena ROMA ORE 11 di Elio Petri, con la regia del gruppo Mitipretese. Sul palco Manuela Mandracchia, Alvia Reale, Sandra Toffolatti, Corinna Lo Castro indagano la condizione femminile attraverso un testo che ancora oggi è in grado di parlarci. «Signorina giovane, intelligente, volenterosissima, attiva, conoscenza dattilografia, miti pretese, per primo impiego cercasi». Questo l’annuncio per un unico posto di lavoro al quale avevano risposto 200 ragazze a Roma, nel 1951. La scala della palazzina di via Savoia 31, dove dovevano presentarsi, però, alle 11, crolla. Una di loro muore, 77 rimangono ferite. Da qui prende spunto ROMA ORE 11. Lo spettacolo è tratto dal libro che Elio Petri, allora giornalista, scrisse mettendo insieme il materiale di un’inchiesta da lui stesso condotta, per conto del regista Giuseppe De Santis, il quale nel 1952 ne fece un film molto bistrattato per la realtà scottante che proponeva. La pellicola, infatti, fu esclusa dal Festival del Cinema. Un reportage giornalistico, un libro, un film. Ora anche uno spettacolo teatrale. Ad essere raccontata – a 360 gradi – è l’Italia del dopoguerra, della disoccupazione, del boom edilizio, di datori di lavoro che pretendono ogni tipo di lavoro dalle loro segretarie… Ma quel mondo è davvero lontano mezzo secolo da noi? Le quattro attrici che interpretano e dirigono lo spettacolo, brave e talentuose, si trasformano in personaggi vivi e concreti. Giovani donne, le loro famiglie, i portieri dei palazzi e la varie umanità che incontrano restituiscono una ricchezza e una diversità di psicologie, un linguaggio vivo e fiorito, per niente letterario e che non scade mai nell’oleografia. E nonostante parlino di miseria e di guerra appena passata, la forza vitale di questi personaggi e la leggerezza con cui vengono raccontati fanno sì che spesso ci si sorprenda a ridere insieme a loro. È un’Italia lontana e ingenua che parla di come erano i nostri padri e le nostre madri, eppure sorprendentemente racconta anche l’Italia di oggi con le sue miserie, i suoi piccoli sogni, i suoi grandi problemi di lavoro.

Autore: Redazionale

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