Harry e i doveri del Natale. La commedia di Steven Berkoff al Teatro della Tosse di Genova

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Harry e i doveri del Natale. La commedia di Steven Berkoff al Teatro della Tosse di Genova

GENOVA – Bella proposta da parte del Teatro della Tosse di Genova che ha realizzato una nuova edizione del monologo scritto nel 1985 dal britannico Steven Berkoff, già presentato varie volte nei teatri italiani; ricordiamo quella interpretata da Alessandro Giova lo scorso anno per Teatrosophia di Roma ma, soprattutto, quella – bellissima – voluta dal Teatro dell’Elfo di Milano e Teatridithalia nel 2010 con la perfetta prova di Luca Toracca e la regia di Ida Marinelli. Artista eclettico noto anche come buon attore cinematografico – molti lo ricorderanno nel ruolo del fanatico generale Orlov, nemico di 007 in Octopussy Operazione piovra (Octopussy, 1983) con Roger Moore – è buon romanziere, drammaturgo mai banale, interprete televisivo, regista e quant’altro: superati gli 80 anni d’età, continua a scrivere con baldanza e ad impegnarsi sui set tanto da avere ben 6 film in uscita.

Da molti ritenuto autobiografico, il monologo racconta di un uomo profondamente depresso durante i 5 giorni che precedono il Natale, ma quantomeno nel finale si distacca da questo possibile riferimento. Difficile creare qualcosa di nuovo su un testo noto, tuttavia questa proposta della Tosse risulta assolutamente convincente, anche grazie alla scelta di fare interpretare Harry da chi collabora con il teatro genovese da oltre 40 anni. Enrico Campanati, da grande attore quale è, regge gli ottanta minuti del monologo riempiendo la scena con perizia, una volta ancora non ‘recitando’ ma semplicemente dialogando con se stesso, come se il pubblico non ci fosse: si tratta in questo caso di un incontro/scontro con la sua coscienza, con la realtà che vive e con un alter ego che lo colpevolizza, con una situazione di vita sempre accettata e sopportata che rischia di diventare invivibile durante le festività di Natale, dove i concetti di famiglia ed amicizia sono per i più fondamentali; il dovere sociale di mostrare una felicità trasformatasi in canone, in tautologia ritualizzata, può risultare insopportabile a chi non ha nessuno vicino.

Harry è vestito decorosamente ma senza un minimo di ricercatezza, con un maglione fantasia ideale per nascondere eventuali macchie però neutro e senza stimoli come la sua esistenza. I 6 biglietti di auguri ricevuti raccontano tangibilmente il suo fallimento nei rapporti sociali, dicono molto della sua solitudine e per l’uomo è difficile accettarne il numero esiguo, tanto che si convince a tirare fuori anche quelli ricevuti gli anni precedenti. Per una forma di premura nei confronti di amici che mai verranno a trovarlo ma che spera (o teme) lo possano fare, e nel tentativo di simulare, anche con se stesso, una realtà inesistente. Secondo, e non meno importante, personaggio è la madre, che immaginiamo all’altro capo del telefono. Si lamenta in maniera sommessa di sentirsi sola, a causa delle poco frequenti visite del figlio, ma si capisce che lei una vita se l’è saputa costruire, e anche un’autonomia affettiva; affabile ma egoista, riesce a deluderlo con il distacco emotivo che dimostra quando lui le dice che non andrà a trovarla a Natale.

La drammaturgia è divisa in 5 parti corrispondenti ai giorni che mancano al 25 dicembre: 5 cassetti che contengono le cose che identificheranno ciò che il protagonista farà quel giorno, 5 logici sviluppi di una crisi esistenziale che condurrà Harry verso un sempre più accentuato pessimismo. E’ vero, sogna di poter incontrare di nuovo Clara, forse l’unica donna che ha amato, ma teme questo (im)possibile incontro perché presagisce un ulteriore rifiuto, lo stesso cui si trova di fronte telefonando ad amici che tali non si dimostrano.

Dirige la brava Elisabetta Carosio che ha saputo creare passaggi funzionali da un quadro all’altro, anche con l’utilizzo del vibrato per la parte del monologo riguardante la voce della coscienza. Non solo, come scenografa ha inserito elementi che raccontano in modo perfetto lo spirito lo spirito e lo stile di vita di un single, per esempio il gusto maniacale della pulizia e dell’organizzazione (i cassetti lo dimostrano), con mobili dignitosi la cui morfologia rappresenta l’incapacità di evoluzione del loro proprietario.

 

Scheda spettacolo:

Il Natale di Harry

di                          Steven Berkoff

Interpreti               Enrico Campanati

Luci                       Matteo Selis

Scene                             Elisabetta Carosio

Costumi                Daniela De Blasio

Cons. Prog. Audio   Fulvio Vanacore

Suoni                    Riccardo Armeni

Regia                    Elisabetta Carosio

assistenza regia      Roberta Marino

Produzione             Fondazione Luzzati-Teatro della Tosse

Autore: Redazionale

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