I marciapiedi insanguinati di Parigi. ‘Fratelli nemici’ di David Oelhoffen

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I marciapiedi insanguinati di Parigi. ‘Fratelli nemici’ di David Oelhoffen

Un noir interessante, una storia vista tante volte ma che riesce a coinvolgere nonostante sia facile prevederne il finale. Senza fretta, evitando di sfruttare una vacua spettacolarità, David Oelhoffen si avvicina alla vicenda senza imporre un suo punto di vista (è anche uno degli sceneggiatori) e cerca di presentarci al meglio i personaggi inserendoli nell’atmosfera della periferia parigina dove convivono criminalità e famiglie tradizionali. Non solo, anche i malviventi conducono un’esistenza quasi borghese, quantomeno tra le mura di casa propria. Ed è esattamente questa somiglianza fra vite antitetiche a mostrare quanto il confine che separa norma e delitto sia labile.

In Fratelli nemici coloro che operano nell’ambito della legge possono sembrare più deprecabili dei malavitosi che perseguono, visto che a volte fanno finta di non accorgersi delle faide in corso o armano metaforicamente la mano di uno degli ‘eroi’ neri della storia. La scelta di stare da una parte o dall’altra spesso può essere una scelta (il poliziotto che rifiuta di essere fagocitato dal sistema criminale) oppure una forma di indolenza morale, di rivalsa negativa, perché si reputa che sia più semplice e gratificante essere temuti che godere del rispetto altrui.

Alla terza regia nel lungometraggio, il cinquantenne d’oltralpe conferma un buon valore sia come sceneggiatore che come regista; assembla una storia di amicizia, spaccio, tradimenti e vendetta narrata con notevole realismo. La sua opera prima, Nos retrouvailles (2007), presentata a Cannes, raccontava del difficile rapporto tra padre e figlio. Più interessante Loin des hommes (2014), tratto da L’ospite di Albert Camus, che in Viggo Mortensen aveva un ottimo protagonista, circuitato soprattutto nei Festival non ha mai trovato distribuzione in Italia; si trattava un buon film di guerra con un taglio western ambientato nell’Algeria del 1954. Portando avanti in parallelo le attività di sceneggiatore e di filmaker, si è preso il tempo necessario per non farsi risucchiare dal cinema usa e getta, scegliendo e sviluppando solo le storie che lo interessavano davvero; non necessariamente opere d’autore, ma buoni esempi di cinema in cui la qualità ha ancora un preciso spazio.

Accurato nella costruzione di mood aderenti ai vari snodi narrativi, allestisce ambienti drammaticamente realistici, mentre la fotografia diventa coprotagonista del film. In ogni fotogramma vive la lotta incessante che ha come sfondo i marciapiedi, il cemento dei palazzi, i tetri garage sotterranei, le piazze che spesso diventano luogo di massacri. E’ un’opera che non dà allo spettatore un attimo di tregua – non necessariamente per le scene d’azione -, e che si muove dentro i quartieri periferici di una Parigi tanto luccicante e moderna quanto corrotta. Le sparatorie si susseguono con moto iterativo mentre gli antagonisti si affrontano in una ronde sovente fatale; ma la violenza non è che un destino comunemente accettato, un succedersi di eventi necessario e quasi indipendente dalle finalità delle dramatis personae, mai enfatizzato da Oelhoffen con espedienti spettacolari risaputi.

Senza dubbio un film commerciale, ma di grande qualità espressiva. In grado di dire qualcosa di nuovo nel genere noir, forse abusato, di cui ribadisce vari stereotipi, primo fra tutti quello dei rivali che diventano amici o viceversa, con il merito tuttavia di rinnovarne linguaggio e azione, o almeno di provarci. Matthias Schoenaerts e Reda Kateb sono i ruvidi protagonisti di questa storia in cui non vediamo mai affiorare pietismo o debolezza nei contendenti-amici, che si rispettano e si aiutano quando la solidarietà diventa indispensabile per la sopravvivenza di uno di loro.

Manuel e Driss sono amici da sempre, nati e vissuti nella stessa zona degradata della periferia; da adulti hanno scelto strade diverse: Driss poliziotto, Manuel malvivente in una Parigi dove i regolamenti di conti tra famiglie sono all’ordine del giorno. Quando un ‘affare’ di Manuel va storto, i due si incontrano e si rendono conto di avere bisogno l’uno dell’altro se vogliono salvarsi. Vale il rapporto umano che li unisce ma anche l’esigenza di non soccombere.

Titolo                    Fratelli nemici

Titolo originale       Frères Ennemis

Genere                  Drammatico, thriller

Regia                    David Oelhoffen

Paese/Anno            Francia, Belgio – 2018

Sceneggiatura:       David Oelhoffen, Jeanne Aptekman e David Oelhoffen adattamento, dialoghi

Fotografia              Guillaume Deffontaines

Montaggio             Anne-Sophie Bion

Scenografia            Stéphane Taillasson

Costumi                 Anne-Sophie Gledhill

Interpreti               Rory Kinnear, Maxine Peake, Pearce Quigley, David Moorst, Rachel Finnegan, Tom Meredith, David Bamber, Tim McInnerny, Teresa Mahoney, Nico Mirallegro, Karl Johnson, Leo Bill, Mark Ryan, Philip Jackson

Produzione: Marc Du Pontavice Per One World Films

Distribuzione: Europictures

Durata: 111 minuti

Data uscita: 28/03/2019

 

cura redazionale della recensione: Lucia Tempestini

 

Autore: Furio Fossati

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