La lingua molteplice del Mediterraneo. ‘Odissea’, un progetto di Sergio Maifredi al Teatro Nazionale di Genova

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La lingua molteplice del Mediterraneo. ‘Odissea’, un progetto di Sergio Maifredi al Teatro Nazionale di Genova

GENOVA – Dopo la trilogia Iliade un Racconto Mediterraneo, Odissea un Racconto Mediterraneo ed Eneide un Racconto Mediterraneo, Sergio Maifredi, come logico finale di questo excursus nel microcosmo del mondo epico e spesso leggendario ha creato assieme a Mario Incudine un’emozione che dura 90 minuti in cui si vivono non le diversità, ma tutti i punti di contatto di popolazioni che sanno dialogare tra loro grazie alle tante affinità. Chi si affaccia su questo specchio d’acqua dalle caratteristiche di enorme lago parla una stessa lingua fatta di esperienze comuni, del timore e del rispetto per questa fonte di vita che sa dare anche la morte. Sviluppo delle tematiche serio ma non serioso, impegnato ma non impegnativo, a tratti allegro e mai ridanciano. E’ uno spettacolo che coinvolge, che unisce in maniera completa gli spettatori i quali si rendono conto di essere loro stessi importanti per la riuscita di questa alchimia.

Sì, c’è una vera e propria complicità tra la ventina di artisti che offrono se stessi e la loro bravura a chi si immedesima in fatti che conosce o ne scopre altri, a chi propone loro sonorità che penetrano nel profondo. Non solo musica, ma la magia del cantastorie che urla il dolore della gente, che fa rivivere anche momenti sereni, che trasmette quella cultura popolare che nell’era di Internet non è più di moda: non c’è tempo per ascoltare, si dialoga in maniera fredda e si perde la capacità di scambiarsi idee, di raffrontarsi; messaggini, botta e risposta ma non il calore di un vero rapporto tra due persone. Per meglio intendere lo spirito dello spettacolo, può essere utile citare quanto dice Maifredi: E’ uno spettacolo nato sulle sponde del mediterraneo che mette in scena gli odori dei porti, il sapore delle spezie e del sale e le voci dei popoli che sono alle origini della nostra cultura ancora una volta, restituendo parole antiche per pensieri nuovi.

Si parla una lingua in cui sono presenti influenze di arabo, genovese, siciliano, persiano, greco, spagnolo, un antico esperanto lingua di tutti e di nessuno, usata per scambi e commercio ma che solo la tradizione insegna. Nelle sapienti mani del genovese Sergio Maifredi questo insieme di spunti diventa uno spettacolo godibilissimo in cui tutto è ben calibrato, anche con una costruzione visiva accattivante. Scarne (quasi inesistenti) le scenografie, magnificamente studiate le luci che sottolineano i vari momenti, rendono di volta in volta protagonista della scena uno o più artisti, creano magie difficili da narrare: tonalità di colore che fanno sognare, l’utilizzo di ombre, di una cortina fumosa che rende soffuse le immagini ma anche un video che aggiunge ulteriore fascino a quanto proposto.

Il cinquantatreenne regista e produttore ha diretto teatri e festival, firma tutti i progetti di Teatro Pubblico Ligure da lui fondato nel 2007 di cui è il direttore artistico: con il suo avvallo aveva già realizzato l’iniziale trilogia, ora continua quest’avventura che è salpata sette anni fa col progetto Un racconto mediterraneo, che è approdato nel porto sicuro del Teatro della Corte di Genova. Anima dello spettacolo, autentico mattatore, corresponsabile di questa avventura anche registica insieme a Maifredi, coautore di musiche e testi, è Mario Incudine, artista a 360 gradi. Nato a Enna 38 anni or sono, è importante esponente della musica popolare siciliana, cantante, attore teatrale, polistrumentista che nella sua continua voglia di conoscere e sperimentare si è espresso anche attraverso la world music, genere musicale di contaminazione fra elementi di popular music e musica tradizionale. In questa occasione è stato il puntuale cantastorie, l’attento padrone di casa che introduceva e sottolineava le varie performance, l’autore di vari brani di indubbio fascino.

Due momenti diversamente coinvolgenti sono i punti di riferimento di questa avventura teatrale. Il dramma degli emigranti che partivano con la speranza di conquistare una vita migliore viene reso attraverso il ricordo del disastro di Marcinelle avvenuto la mattina dell’8 agosto 1956 nella miniera di carbone Bois du Cazier di Marcinelle con 262 morti, molti dei quali italiani. Per riconquistare toni più sereni si ‘svela’ il meccanismo della serenata, modo di dimostrare l’amore ad una fanciulla: tre canzoni eseguite di sera sotto il balcone, e se lei non appariva alla finestra il fatto era considerato di malaugurio e faceva tacciare il padre della giovane come ‘portatore di corna’.

Nome di punta del cast è Beppe Servillo che con la sua usuale bravura ed unicità riesce sempre a comunicare grandi emozioni, a vivere intensamente ogni brano proposto. Ottima conferma per il palestinese Faisal Taher, trasferitosi nel 1986 in Italia: sonorità arabe per una musica senza barriere. La cantante siciliana jazz e folk Anita Vitale, con una voce che procura brividi, ha dato il meglio di sé in un paio di pezzi in cui si accompagnava al pianoforte. Perfetta l’Orchestra popolare siciliana, portatori del folk più autentico l’Ensemble di organetti diretto dal Maestro Pippo Benevento. Un bell’omaggio a Fabrizio De Andrè ha sancito il successo di uno spettacolo vincente, attraverso un’esecuzione corale di Crêuza de mä e un’edizione molto particolare di Bocca Di Rosa tradotta e cantata in siciliano, il titolo nella lingua isolana è Vuccuzza di Ciuri.

 

Scheda spettacolo:

Odissea un canto mediterraneo

progetto di Sergio Maifredi

Interpreti               Mario Incudine, Peppe Servillo e con Antonio Vasta, Anita Vitale, Giorgio Rizzo, Antonio Putzu, Faisal Taher, Orchestra popolare siciliana, Ensemble di organetti diretto dal Maestro Pippo Benevento

regia                     Mario Incudine, Sergio Maifredi

luci                        Vincenzo Miserendino

scene                    Antiche Segherie Mastrototaro Bisceglie

assist. alla regia      Giuseppe Spicuglia

musiche                 Mario Incudine, Antonio Vasta, Kaballà

testi                      Mario Incudine, Kaballà, Sergio Maifredi e Mariangela Vacanti

arrangiamenti        Antonio Vasta e Antonio Putzu

direttore musicale : Antonio Vasta

Produzione             Teatro Pubblico Ligure, Asc Production

Autore: Furio Fossati

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