Il foro occipitale del vaudeville, al Teatro Brancati di Catania

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Il foro occipitale del vaudeville, al Teatro Brancati di Catania

CATANIA – Garbata e divertente commedia degli equivoci dai toni leggeri e dall’andamento scorrevole e godibile “Il principe del foro” è liberamente adattato da Pippo Pattavina, da “Durand et Durand”, un vaudeville di successo di Valabrègue e Ordennau del 1887, che è stato spostato nei primi del ‘900 e ulteriormente collocato in piena era fascista dal regista Ezio Donato, dando spessore e significato a un genere che comunque, pur nella leggerezza del gioco ridanciano, denuncia le ingiustizie sociali e i perbenismi, qui anche il razzismo di cui è ammantato il Regime, ridicolizzato.

Infarcito di musiche dell’epoca, come nella tradizione del Vaudeville, la commedia scorre sul filo della tensione del protagonista, Alberto Impallomeni, salumiere, per amore sotto le mentite spoglie dell’omonimo cugino, l’Avvocato Alberto Impallomeni. Fingendosi avvocato, il salumiere impalma Luisa, figlia di un imprenditore, orgogliosissimo di avere come genero un famoso principe del foro. La vicenda si complica quando l’omonimo cugino avvocato busserà alla porta di casa, mettendo in croce l’Alberto salumiere e dando vita a una serie ininterrotta di equivoci che sfoceranno, dopo un’abbondante e divertente ingarbugliamento della storia, nel lieto fine, dove le ingiustizie sociali avranno un esito apparentemente positivo…almeno in scena.

La regia di Ezio Donato, intrecciando i caratteri del Vaudeville con quelli della commedia brillante ne ha fatto scaturire un ibrido piacevole che sfiora grandi temi senza approfondirli, mantenendosi sul registro della comicità che però altresì acuisce l’umiliazione delle classi sociali, qui riscattate dal vile denaro. La delusione dell’imprenditore e della figlia trova consolazione nella ricchezza del genero, grondante salumi e formaggi, ma sempre gradita alle classi al potere. Finale agrodolce che punta il dito sulla bieca morale della borghesia. Le canzoni dell’epoca e la voce di Mussolini provenienti dalla radio ci riportano a un tragico tempo che fu, mentre la satira si flette cercando uno spessore velato dal meccanismo della risata. Ridiamo sì, ma masticando amaro. Dall’Ottocento a oggi niente è cambiato.

Il cast, nutrito e in efficace sintonia si avvale della presenza di un attore poliedrico come Pattavina, qui colto in una gustosa caricatura, ben coadiuvato dagli attori in scena, dal tesissimo innamorato salumiere di Giampaolo Romania, alla tenera ma non troppo mogliettina Luisa di Raffaella Bella, al brillante avvocato di Riccardo Maria Tarci, all’esilarante balbuziente di Aldo Toscano, alla teutonica suocera dell’avvocato di Olivia Spigarelli, alla figlia succube di Lucia Portale, alla spumeggiante segretaria di Giulia Oliva, alla spassosa caratterizzazione della domestica di Raniela Ragonese.

Un divertente momento di riflessione su “…ciò che non siamo, ciò che non vogliamo” (Eugenio Montale).

IL PRINCIPE DEL FORO

di Pippo Pattavina – tratto da Durand Durand”

Regia di Ezio Donato

Con Pippo Pattavina, Giampaolo Romania, Riccardo Maria Tarci, Raffaella Bella, Aldo Toscano, Lucia Portale, Olivia Spigarelli, Enrico Manna, Raniela Ragonese, Giulia Oliva

Scene Susanna Messina

Costumi Sorelle Rinaldi

Luci Sergio Noè

Produzione Teatro della Città – Catania, Centro di produzione teatrale

Al Teatro “Vitaliano Brancati” di Catania fino al 7 Aprile

Autore: Anna Di Mauro

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