‘Peterloo’, storia di un massacro. Arriva in sala il nuovo film, freddo e approssimativo, di Mike Leigh

,   

‘Peterloo’, storia di un massacro. Arriva in sala il nuovo film, freddo e approssimativo, di Mike Leigh

Mike Leigh, dimentico della sua lunga stagione di titoli di grande interesse che gli hanno valso 7 candidature agli Oscar – l’ultima per la sceneggiatura di Another Year (2010) che raccontava di una famiglia normale nell’arco di un anno problematico – sembra non riuscire più a realizzare opere realmente interessanti. Non è mai stato un narratore dal ritmo adrenalinico, i suoi lavori hanno quasi sempre una costruzione teatrale, ma in questa occasione ha forse esagerato nell’utilizzare dialoghi raramente in grado di spiegare davvero la Storia di quel terribile massacro del 1819, per giunta penalizzati da stasi prolungate. Con un taglio televisivo – sarebbe perfetto per essere trasmesso così com’è in due/tre serate – che rende piatte molte scene, Leigh ha realizzato un compitino corretto e professionale ma privo della capacità di coinvolgere. E’ verissimo, quantomeno fuori dai confini della Gran Bretagna questa storia è poco nota o addirittura sconosciuta, è importante farla conoscere senza tradire la realtà storica, ma non per questo sarebbe stato negativo raccontarla con un linguaggio più cinematografico.

Resi a tratti goffi dagli ingombranti costumi, gli attori recitano e basta, sembra proprio non vivano in maniera convinta i loro personaggi: meglio va se si guardano le prove dei comprimari, peggio se si considerano le performance dei protagonisti. Poco si conosce realmente delle contrapposte personalità, meno ancora dell’ambiente in cui vivono, di cosa fanno, delle loro famiglie. Ci sono brevi o lunghi momenti in cui la narrazione si occupa di loro, ma alla fine nulla traspare dell’identità sociale. Questo a cominciare da Henry Hunt, il radicale un po’ antipatico e pieno di sé che vide morire sotto i propri occhi tante persone che avevano creduto in lui. Chiamato dai militanti locali perché apprezzato organizzatore di una manifestazione con 100.000 persone, forse non capì che a Londra si sarebbe trovato di fronte una situazione meno tranquilla. Con le sue idee sulla non violenza, l’incapacità di accettare che di fronte allo spiegamento di forze richiesto dal segretario di stato Lord Sidmouth con il placet del governo e appoggiato dal futuro re Giorgio IV (a quei tempi Principe reggente) ci fosse un organizzato manipolo armato portò i 60.000 cittadini presenti ad essere alla mercé della violenza assoluta.

Hunt si isola dalla comunità di Manchester che lo vorrebbe conoscere meglio, non accetta di condividere il palco con altri, esce come perdente. Tutto questo è più detto che non fatto comprendere da quanto accade sullo schermo. Ogni cosa viene solo accennata, anche la serietà dei giornalisti locali che con dedizione cercano di essere cronisti e l’inviato di The Times asservito ai potenti sono elementi trattati con superficialità. Eppure il film dura oltre due ore e mezzo, probabilmente ci sarebbe stato il tempo per approfondire maggiormente la storia. Dopo la non completamente riuscita ma a tratti coinvolgente biografia del grande pittore in Turner (2011), Leigh abbandona le inquadrature ricche di luminosità per tornare allo stile visivo che probabilmente predilige, con tonalità cupe che rendono ancora più drammatiche le scene. Il grottesco era presente anche nel film precedente, ma qui raggiunge livelli forse eccessivi a partire dal principe regnante visto come un grasso gaudente che gioca a comandare senza capire il peso delle decisioni che sottoscrive: mangia, si fa coccolare mentre attorno si sviluppano tragici eventi.

Leigh decide di essere solo testimone della vicenda preferendo un certo distacco e freddezza che, alla fine, appaiono eccessivi e stancano. E’ pur vero che le regole della ricostruzione storica richiedono tempi anche lunghi, ma così facendo il regista più volte si dimentica di donare vis cinematografica al suo lavoro. Il pubblico si avvicina con fiducia, lo segue con attenzione ma varie volte si perde nell’eccessiva attenzione al dettaglio che allontana dal tema principale: la lotta del popolo per avere nuove regole elettorali (Manchester non era rappresentata al Parlamento) e per ottenere qualche miglioramento salariale, indispensabile per sopravvivere dopo essere stati ridotti in miseria dalle guerre napoleoniche, vantaggiose solo per chi ricopre un ruolo di comando (la prima scena riguarda i ricchi premi assegnati ai generali), dai dazi sulle importazioni di grano, dalle carestie, dall’industrializzazione che ha come uniche vittime gli inermi lavoratori che si vedono dimezzare il salario. Le scene finali sono molto spettacolari, e il massacro viene raccontato con immagini crude: una scelta condivisibile per mostrare il finale drammatico di un 16 agosto da dimenticare (e in parte dimenticato anche dalla storia britannica) ma che non riesce a riscattare il resto del film.

 

 

Titolo                        Peterloo

Titolo originale       Peterloo

Genere                     Drammatico, storico

Regia                         Mike Leigh

Paese/Anno            Gran Bretagna – 2018

Sceneggiatura:       Mike Leigh

Fotografia                Dick Pope

Montaggio               Jon Gregory

Scenografia                         Suzie Davies

Arredamento          Jane Brodie

Costumi                    Jacqueline Durran

Musiche                   Gary Yershon

Interpreti                 Rory Kinnear, Maxine Peake, Pearce Quigley, David Moorst, Rachel Finnegan, Tom Meredith, David Bamber, Tim McInnerny, Teresa Mahoney, Nico Mirallegro, Karl Johnson, Leo Bill, Mark Ryan, Philip Jackson

Produzione: Georgina Lowe per Bfi Film Fund, Film4, Thin Man Films

Distribuzione: ACADEMY TWO

Durata: 154 minuti

Data uscita: 21/03/2019

Autore: Furio Fossati

Condividi