‘La Conseguenza’, grigio melodramma postbellico di James Kent, con Keira Knightley

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‘La Conseguenza’, grigio melodramma postbellico di James Kent, con Keira Knightley

Che James Kent sia un regista con esperienze quasi esclusivamente televisive lo si evince fin dalle prime sequenze: il taglio dell’immagine, i dialoghi un po’ troppo verbosi, la mancanza di grande movimento della macchina da presa lo confermano. Secondo lungometraggio dopo Generazione perduta – che racconta la vera storia di una ragazza inglese, del suo passaggio all’età adulta durante la Prima Guerra Mondiale e della sua lotta per entrare all’Università di Oxford preclusa alle donne – cambia la guerra, dalla prima alla seconda, ma non certo la melensaggine che trasforma un film discontinuo in un prodotto assolutamente poco interessante. La componente sentimentale, le scene di sesso, sembrano inserite senza troppa convinzione, quasi a voler dare un contentino agli spettatori. Poco conta per gli autori che del rapporto tra la donna inglese e il fascinoso architetto tedesco sia delineata solo la noiosa esteriorità, senza mai indagare il nodo conflittuale rappresentato dal fatto di essere stati nemici.

E’ vero, la guerra è finita ma è difficile dimenticare in poco tempo gli odi, i rancori che, nel caso dei due amanti, potrebbero essere giustificati da gravissimi fatti personali; il figlio della donna è stato ucciso durante un bombardamento e stessa sorte è toccata alla moglie dell’uomo. Per creare un minimo di tensione, per far vedere che ci sono ancora giovani tedeschi ottenebrati dal fascino di Hitler si utilizza il personaggio della figlia dell’uomo, che mal sopporta di avere un’estranea in casa la quale siede, mangia, dorme negli spazi dove in passato si muoveva sua madre. Non basta vedere qualche tatuaggio di appartenenza nazista per rendere profondo l’odio dei ragazzi nei confronti dei vincitori, poco si capisce delle ragioni per cui la ragazza li frequenti e rischi di essere fagocitata dal branco, ma ancora meno credibili sono alcuni sviluppi buonisti. Forse il più melò è quello che coinvolge la donna inglese mentre sta suonando il piano; la giovane si avvicina commossa: suoneranno a quattro mani il Chiaro di luna di Debussy. Il possibile sviluppo del rapporto tra le due si spegne subito nella epidermicità e prevedibilità di un film in cui ha creduto Ridley Scott (è tra i produttori), che nel soggetto de La Conseguenza aveva visto un messaggio di pace tra nemici divenuti tali solo per le decisioni dei governanti: questo non era negli intendimenti degli sceneggiatori.

Gli elementi narrativi si susseguono inutilmente: la bellissima villa sul fiume Elba requisita al proprietario per divenire magione di un ufficiale britannico tra i responsabili della ricostruzione di Amburgo, le macerie che soffocano le strade della città, la scelta umanitaria del militare che decide di non mandare via il proprietario purché rimanga nella bella soffitta, l’astio della donna sia nei confronti del marito che dell’uomo (lei è un’arrivista che vuole per se stessa il meglio), l’amore anglo-tedesco forse già vivo sotto le ceneri (la sceneggiatura non fornisce molti elementi per immaginarlo) che divampa incontrollabile tanto da convincerli a scappare dalla città per trovare un luogo in cui vivere assieme una nuova esistenza, il marito che si colpevolizza per avere dedicato poco tempo alla moglie; non solo, la stereotipata rappresentazione di altri ufficiali alleati burocrati senza cuore. E così via, in un incredibile pastrocchio in cui la credibilità ha poco spazio e ancora meno lo ha l’interesse per una storia che rotola via miseramente, andando a inabissarsi nelle sabbie mobili dell’inutilità.

Siamo di fronte a un melodramma spento e irrilevante, a un cinema in cui conta di più far scorrere la lacrimuccia (senza nemmeno riuscirci) che non raccontare vicende nella loro potenziale drammaticità e complessità. A questo si aggiunge una colonna sonora a tratti molesta, una foto prevedibile che si occupa del passato con immagini luminose e felici raccontando il presente con l’uso di tonalità scure e tristi: il film è tutto un alternarsi di queste due componenti. James Kent trasla come sa e può una sceneggiatura non sua, basata sul best seller L’alba del mondo di Rhidian Brook; il suo lavoro non è negativo, ma è privo di qualsiasi originalità: sembra il saggio finale di una scuola di cinema. Nei limiti di quanto concesso dalla sceneggiatura, un buon cast, che tra gli altri può contare su Alexander Skarsgård, Keira Knightley, Jason Clarke, Flora Thiemann, Jannik Schümann, Kate Phillips e Martin Compston, si muove a suo agio e, nonostante tutto, riesce a infondere una certa piacevolezza nel tedioso scorrere delle immagini.

Titolo                   La Conseguenza

Titolo originale       The Aftermath

Genere                  Drammatico, bellico, sentimentale

Regia                    James Kent

Paese/Anno            Gran Bretagna, Germania, USA – 2019

Sceneggiatura:       Joe Shrapnel, Anna Waterhouse, Rhidian Brook dal romanzo L’alba del mondo di Rhidian Brook – Sperling & Kupfer Editore

Fotografia              Franz Lustig

Montaggio             Beverley Mills

Scenografia            Sonja Klaus

Arredamento          Monica Alberte

Costumi                 Bojana Nokitovic

Musiche                 Martin Phipps

Interpreti               Alexander Skarsgård, Keira Knightley, Jason Clarke, Flora Thiemann, Jannik Schümann, Kate Phillips, Martin Compston, Fionn O’Shea, Alexander Scheer, Abigail Rice, Logan Hillier, Tom Bell

Produzione: Ridley Scott, Malte Grunert, Jack Arbuthnott per Fox Searchlight Pictures, Scott Free Productions, Amusement Park Films

Distribuzione: Twentieth Century Fox Italia

Durata: 108 minuti

Data uscita: 21/03/2019

Autore: Furio Fossati

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