Teatro Biondo di Palermo | Dal 27 marzo inizia il Minimo Teatro Festival con lo spettacolo ‘Un po’ di più’

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PARTE DOMANI MERCOLEDì 27 MARZO IL MINIMO TEATRO FESTIVAL
CON UNO SPETTACOLO FUORI CONCORSO: “UN PO’ IN PIU'” AL TEATRO BIONDO DI PALERMO
Parte domani mercoledì 27 marzo la nona edizione del Minimo Teatro Festival del Piccolo Teatro Patafisico di Palermo. La nona edizione del Festival Nazionale di Corti di Danza e Teatro avrà luogo proprio nel piccolo teatro dal 28 al 31 marzo. Come sempre anche quest’anno, oltre ai corti in concorso, il pubblico potrà godere di due spettacoli fuori concorso, il primo andrà in scena domani 27 marzo alle 21 alla Sala Strehler del Teatro Biondo: “Un po’ di più” di e con Lorenzo Covello e Zoé Bernabéu, spettacolo vincitore MTF 2017. Il secondo spettacolo fuori concorso è “Kriptonite” con Giuseppe Macauda, regia Orazio Condorelli, menzione speciale MTF 2017 che andrà in scena il 31 marzo alle 21 al Piccolo Teatro Patafisico di via Gaetano La Loggia 5. Dopo l’anteprima al Teatro Biondo di domani ci si sposterà per quattro intensi giorni di teatro al Patafisico dove si alterneranno sul palco gli undici corti teatrali che sono stati selezionati tra le 84 proposte arrivate da tutta Italia.
Mercoledi 27 Marzo ore 21 – Sala Strehler del Teatro Biondo (via Roma 258 – Palermo)
“Un po’ di più” di e con Zoé Bernabéu e Lorenzo Covello (50 minuti)
Luci di: Paride Donatelli
Musiche: di Stefano Grasso
Produzione: Muxarte/PinDoc
spettacolo vincitore MTF 2017 | Premio della Critica al Roma Fringe Festival 2019
Un ragazzo e una ragazza cercano risposte sull’amore con la veemenza di un gioco, con la tenacia della preghiera. Sospesi nel tempo, viaggiano tra il ricordo e l’immaginazione dell’altro, in un alternarsi di ruoli tra narratore e interprete.
Affrontano luci ed ombre con voce, corpo, equilibri precari ed elementi scenici che si rivelano a tutti gli effetti parte del discorso narrativo. Semi che portano domande, una sedia che diventa percorso e un tavolo che racconta incertezze e fragilità.
In un immaginario che unisce la liricità del sogno, la brutalità dell’abitudine e l’inevitabilità della rottura, raccontano il saper aspettare, riconoscersi, allontanarsi e forse ritrovarsi.

Autore: Redazionale

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