La normalità raccapricciante di una coppia di dittatori. ‘Gli Sposi – Romanian Tragedy’ di David Lescot al Teatro della Tosse di Genova

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La normalità raccapricciante di una coppia di dittatori. ‘Gli Sposi – Romanian Tragedy’ di David Lescot al Teatro della Tosse di Genova

GENOVA – Non sempre occorrono scenografie dall’invasiva visibilità, compagnie con molti interpreti, un testo noto per creare del vero, piacevole teatro. Ne è prova tangibile Gli Sposi, un dramma in cui si ride e sorride molto, portato in scena da Elvira Frosini e Daniele Timpano, compagni nel lavoro e nella vita. Da anni propongono drammaturgie scritte da loro, e hanno saputo con bravura ritagliarsi un piccolo spazio in un microcosmo borderline tra off, performance e teatro tradizionale. Questa è la prima volta che propongono un testo altrui, ma che potrebbe essere stato pensato da loro. Nulla sul palcoscenico se non i due, ogni tanto si servono di un paio di microfoni con asta, pochi altri oggetti di uso domestico appaiono e scompaiono. Ma dopo pochi istanti, ci si rende conto della profondità di uno spazio che, nella sua nudità, rappresenta lo sfondo perfetto per un dramma di questa portata.

La bravura del giovane autore francese David Lescot sta nell’aver creato uno spettacolo partendo da un qualche cosa di attuale o quantomeno non dimenticato (l’uccisione dei due dittatori rumeni avvenne meno di 30 anni orsono, il 25 dicembre 1989) con i ritmi della commedia brillante: eppure il dramma c’è ed è delineato con bravura ed intelligenza. Siamo di fronte a due coppie o, meglio, alla stessa vista nel suo rapporto familiare e nei momenti di vita politica. Il ritratto dipinto è innegabilmente negativo e tende a dimostrare con questo tragico esempio che la storia dell’umanità ha avuto, tra i tanti, protagonisti anche mediocri, persone capitate al momento giusto nel posto giusto, uomini e donne che non avevano i numeri per ricoprire certi incarichi, eppure a cui nessuno aveva tentato di fare lo sgambetto. Nicolae Ceausescu ed Elena Petrescu provenivano da una povera regione della Romania, erano figli di persone umili, erano nati in zone di campagna. Si sposarono, ebbero tre figli, divennero dei veri tiranni che procuravano la morte dei loro compatrioti anche per futili motivi.

Ora ci si domanda per quale ragione la comunità internazionale li abbia lasciati tanto tempo al potere (bastava che USA o URSS non avessero voluto, e in poche ore sarebbero decaduti), oltretutto in un periodo in cui la comunicazione era già molto attiva, in cui la televisione parlava e faceva vedere in tempo reale quello che capitava in giro per il mondo. Probabilmente perché erano utili agli affari, economici e politici, delle grandi potenze che ‘distraevano’ l’opinione pubblica con questo terribile diversivo per poter proseguire nei loro ‘affari’. La Romania non aveva un invincibile esercito, la classe politica era di scarsa qualità, non aveva importanza eccessiva come esportatrice o importatrice di merci con susseguente movimento di denaro, alla coppia al potere mancava la cultura e poco conoscevano degli equilibri e di come mantenerli sia a livello del loro paese che non nell’ambito internazionale. Eppure per oltre 20 anni sono stati temuti, odiati, a volte amati. Fu deposto (la moglie non figurava se non come sua ispiratrice) con le accuse di crimini contro lo stato, genocidio e distruzione dell’economia nazionale: breve processo e terribile uccisione in diretta televisiva, quasi a voler dimostrare che si chiudeva davvero un oscuro periodo per il paese. Segretario generale del Partito Comunista Rumeno dal 1965, è stato l’ultimo Presidente della Repubblica Socialista di Romania. Una vigorosissima rivolta popolare, ispirata negli intenti dalla caduta del muro di Berlino, ma prontamente coordinata da un gruppo di personaggi appartenenti al clan del despota (oltretutto, coadiuvati dalla famigerata polizia segreta Securitate), portò alla rapida eliminazione di Nicolae Ceausescu ed Elena Petrescu. Il popolo pensò, per poco tempo, di avere vinto: invece passò da una situazione insostenibile alla gestione di chi prese il potere come un diritto di casta.

Sulla scena, autentici mattatori, Elvira Frosini e Daniele Timpano si producono in monologhi conflittuali, creando un certo tipo di confusione che porta ad avere la sensazione di osservare una normale coppia di coniugi impegnati in litigi domestici. In effetti è proprio così. Ed è raccapricciante pensare che persone come loro potessero essere al potere, e per tanto tempo. Lei è il leader, tratta il marito con un ragazzino poco dotato intellettualmente a cui fa fare di tutto, l’uomo prende ordini e dice solo ciò che lei gli permette: prepara discorsi che è costretto a imparare a memoria e che devono avere il placet della donna, è insicuro e a tratti balbuziente, ripete le poche cose studiate con attenzione per apparire credibile di fronte a suoi ‘colleghi’ Presidenti di Stato. Sarebbe una macchietta se non potesse comandare l’uccisione di tante persone, alcune sparite davvero nel nulla. Elvira Frosini e Daniele Timpano sono bravissimi, coinvolgenti e capaci di riempire da soli gli spazi anche logistici: sono due bestie da palcoscenico (che Emma Dante non me ne voglia per la voluta citazione) pienamente meritevoli del successo che hanno saputo conquistarsi.

 

Scheda spettacolo:

Gli sposi

di David Lescot

Traduzione Attilio Scarpellini

Adattamento Elvira Frosini e Daniele Timpano

Interpreti Elvira Frosini e Daniele Timpano

Scene e costumi Alessandro Ratti

luci Omar Scala

Voce off Valerio Malorni

Collaborazione artistica Lorenzo Letizia

Assistente alla regia Camilla Fraticelli

Progetto grafico Valentina Pastorino

Realizzazione spettacolo Elvira Frosini e Daniele Timpano

Produzione Gli Scarti, accademia degli artefatti, Kataklisma teatro con il sostegno di Armunia, Spazio ZUT!, Teatro di Roma, Asti teatro Nell’ambito di Fabulamundi. Playwriting Europe – Beyond Borders?

Autore: Furio Fossati

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