La materia plasmabile dei corpi. ‘Bestie di scena’ di Emma Dante al Teatro Nazionale di Genova

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La materia plasmabile dei corpi. ‘Bestie di scena’ di Emma Dante al Teatro Nazionale di Genova

GENOVA – Emma Dante, per fornire una prima chiave di lettura, cita una frase tratta dai Giganti della montagna di Luigi Pirandello: Nessuno di noi è nel corpo che l’altro ci vede, ma nell’anima che parla chi sa da dove. E’ abituata da sempre a creare tensione, discussioni, stroncature, entusiastici plausi perché la sua drammaturgia vuole ogni volta di raccontare storie difficili e, come nel caso di Bestie di scena, utilizzando un linguaggio che può creare incomprensioni. Ma una volta che ci si lascia trascinare da questa straordinaria messa in scena, si è uniti agli artisti sul palcoscenico in un simbiotico rapporto di ricerca. Si entra nella performance – forse questo è il termine che più racconta del modo di proporre il testo – non appena si mette piede in teatro, davanti al palcoscenico. Non esiste sipario, non sono presenti scenografie e, ben prima dell’orario di inizio, 13 ballerini/attori sono lì, vestiti, che sembra stiano provando lo spettacolo che dopo pochi minuti inizierà. Pian piano, però, gli esercizi si trasformano in passi di danza per concludere questa parte preliminare con una bellissima e corale tarantella: tutto senza l’ausilio di un supporto musicale. Si vorrebbe essere con loro per gioire di passi e di movimenti a noi tutti noti, per condividere il senso liberatorio che questa danza crea.

Poi, con un’ulteriore coreografia – ma qui è un balletto di corpi che si liberano di inutili orpelli – uno o due per volta iniziano a spogliarsi per giungere, con mimata pudicizia che li porta goffamente a coprire le pudenda, al nudo integrale. Persone di età varie, chi magrissima, chi grassa, chi acrobatico ballerino, chi piacevole anche quando pronuncia alcune frasi che precisano ciò che in quel momento accade. Non si sa mai quello che potrà succedere nel quadro successivo, si viene quasi scioccati dalle corse da una parte all’altra del palcoscenico fatte a perdifiato, con l’impressione che il centro di gravità di chi si esibisce sia pericolosamente insicuro. Non ce ne rendiamo conto, ma il mondo che vediamo inizia ad appartenerci; cominciamo ad essere ricettivi davanti a qualcosa che intellettualmente ed emotivamente a poco a poco ci coinvolge.

Il gioco, la ballerina che mima i movimenti delle bamboline meccaniche che hanno accompagnato l’infanzia di tante generazioni, quella (autentica) che con un applauso si anima e consente ad un’altra artista di reinterpretarla. La magia prosegue, si evolve verso sempre nuovi lidi, imprevedibili ma non per questo illogici. Con pochi e poveri elementi scenici (davvero bravi i due artisti che collaborano come tecnici, capaci di rispettare in maniera perfetta tempi e ritmi) quali secchi o taniche d’acqua, noccioline o asciugamani lanciati in aria che creano ulteriori momenti favolistici, scope che calano dall’alto e sembrano elementi di una coreografia perfetta; in ogni momento si vive il piacevole sapore dell’improvvisazione. Ma tutto è scritto, provato mille volte, interpretato sul palcoscenico da tempo, vissuto come un collettivo in cui tutti hanno la stessa importanza per portare avanti il messaggio della drammaturga, che si è anche occupata della regia e di quant’altro.

Emma Dante può essere considerata una delle più importanti ricercatrici del teatro europeo, che ormai da anni porta avanti un percorso in cui la lingua si evolve in polifonia tra dialetto e italiano, viene resa viva con parole che acquistano un valore non solo di comunicazione per e attraverso la scena. Qui la sua ulteriore sfida (vincente) in cui è il corpo nudo protagonista con la sua ricchezza e povertà, la capacità di diventare bello indipendentemente dall’aspetto fisico dell’artista, la fragilità e la forza, la possibilità di dire molto più che non attraverso convenzionali parole. La fisicità di chi sta dando vita a questa drammaturgia è materia viva, racconta quanto la Dante vuole comunicarci, plasmando i corpi che non si vedono più come persone ma come elementi narrativi e scenografici: il nudo scompare, si trasforma in qualsiasi cosa lei abbia pensato e di cui abbia desiderato farci partecipi. Uno dei momenti più belli, ma anche più contestati, è quello in cui viene prende forma e vita davanti ai nostri occhi la splendida caratterizzazione di una scimmia, con una mimesi così perfetta da far dimenticare che a riprodurli è un essere umano: straordinario anche nel raccontarne la sessualità.

Questo racconto dei corpi può ricordare l’ingenuità di Adamo ed Eva che, dopo essere stati cacciati dal Eden, si trovano a vivere in un mondo imperfetto in cui non ci sono più momenti sereni ma solo la necessità di combattere continuativamente per sopravvivere. C’è una comunità che sul palcoscenico cerca di trovare una via d’uscita ad una specie di incubo, e in quello spazio chiuso compie il rito del cibarsi, si scontra in lotte dettate più da tensione astratta che per drammatici contrasti sociali (gli interpreti si esprimono, rabbiosamente, in un dialetto del Sud), vengono investiti dall’acqua che li rende psicologicamente ancora più fragili, ma all’inizio l’acqua – avidamente bevuta da un solo recipiente – è segno di vita e di comunità. Non è volontà di Emma Dante – qui alla sua prima produzione col Piccolo Teatro – spiegarci ogni cosa. Tutto è leggibile secondo le nostre conoscenze, emozioni oppure, semplicemente, attraverso la nostra capacità di leggere simboli che rendono più facile – pur non essendo di immediata comprensione – intendere il senso un lavoro il cui il suo substrato ci rimarrà incollato addosso per molto tempo.

 

Scheda spettacolo:

Bestie di scena

di Emma Dante

Interpreti Elena Borgogni, Sandro Maria Campagna, Viola Carinci, Italia Carroccio, Davide Celona, Sabino Civilleri, Roberto Galbo, Carmine Maringola, Ivano Picciallo, Leonarda Saffi, Daniele Savarino, Stephanie Taillandier, Emilia Verginelli, Marta Zollet e con Daniela Macaluso, Gabriele Gugliara

Regia Emma Dante

Elementi scenici Emma Dante

luci Cristian Zucaro

Produzione Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa, Atto Unico/ Compagnia Sud Costa Occidentale, Teatro Biondo di Palermo, Festival d’Avignon

Autore: Furio Fossati

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