“Da Caligari a Hitler. Il cinema tedesco nell’era delle masse”. Evento a cura di Ugo G. Caruso, Cineforum ‘Falso Movimento’ di Rovito 27 marzo ore 20.45

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“DA CALIGARI A HITLER. IL CINEMA TEDESCO NELL’ERA DELLE MASSE”, IL PLURIPREMIATO DOCUMENTARIO DI RÜDIGER SUCHSLAND COSTRUITO SUL CELEBERRIMO SAGGIO DI SIGFRIED KRACAUER È L’ANNUALE EVENTO SPECIALE IDEATO E CURATO DA UGO G. CARUSO PER IL CINEFORUM “FALSO MOVIMENTO” DI ROVITO IN PROGRAMMA MERCOLEDÌ 27 MARZO ALLE 20.45
“Cosa sa il Cinema che noi non sappiamo?” La domanda ricorre frequentemente nel corso del documentario-saggio che Rüdiger Suchsland ha messo in immagini partendo dalle considerazioni di Sigfried Kracauer, uno dei più originali intellettuali del suo tempo, francofortese di origine ebraica, saggista, filosofo, sociologo vicino alle teorie dell’Istituto per La Ricerca Sociale del suo amico Theodor W. Adorno, nonché flâneur animato da una curiosità onnivora. Un film ispirato da un saggio, per certi versi come Hitchcock\Truffaut di Kent Jones, già presentato due anni fa a Rovito.
Con questo evento Ugo G. Caruso ritorna ad uno dei suoi argomenti prediletti, il Cinema Espressionista tedesco e la Repubblica di Weimar, già oggetto di numerosi saggi e di un seminario tenuto al DAMS dell’Università di Calabria nel 1992, nonché tema della collaborazione per conto dell’Ente Gestione Cinema nel 1990 di un progetto per il restauro di alcuni importanti capolavori della storia del cinema insieme con il Filmmuseum di Monaco.
Il film di Suchsland consiste in uno excursus ragionato nel cinema tedesco degli anni d’oro del cinema, racchiuso appunto nella stagione weimariana, dal 1918 al 1933, ovvero dal muto al sonoro.
Presentato e premiato al festival di Venezia, il documentario è punteggiato da una serie di brevi interviste a storici del cinema, critici, sociologi, psicoanalisti e cineasti che tentano di focalizzare, ciascuno dal suo punto di vista, le ragioni per cui in quella grande stagione cinematografica si possono rinvenire le premonizioni della sciagura nazista che si sarebbe abbattuta sulla Germania cancellando quel controverso periodo e riducendolo a mero antefatto di un destino più grande per via della sua tragicità assoluta.
“Da Caligari a Hitler” mostra i turbamenti dell’anima tedesca, il mutamento che porta dalla liberale, dinamica, moderna, fervorosa società weimariana alla cupezza, la disperazione, la dissoluzione sociale e l’invocazione di un nuovo ordine che chiuderà drammaticamente quell’esperienza tanto carica di attese e per anni modello degli altri Paesi Europei. Sulle orme di Kracauer, il regista indaga nelle radici profonde della cultura tedesca, rinvenendo nel cinema l’espressione più attendibile e aggiornata della wolksculture. “Da Caligari a Hitler” traccia le linee percorse dall’industria cinematografica tedesca a cavallo tra la fine del primo conflitto mondiale e l’avvento del Terzo Reich e ci immerge in una delle epoche più esaltanti della Settima Arte, prodigioso punto d’incontro tra avanguardia, cinema popolare, teoria dell’immagine, analisi sociale e politica. Una fusione di elementi eterogenei ed in parte inconsapevole, ma dalle quali presero il via alcune delle poetiche autoriali più compiute e al contempoinnovative e destabilizzanti, come dimostrano in maniera eclatante le vicende artistiche di Fritz Lang, Friedrich Wilhelm, Murnau, Georg Wilhelm Pabst, Ernst Lubitsch.
Nel documentario appaiono insieme ad altre figure significative, come Emil Jannimgs o Louise Brooks o altre, il cui rilievo diverrà poi assoluto ad Hollywood, dopo la loro fuga dalla Germania: Billy Wilder, Marlene Dietrich, Joseph Von Sternberg, Peter Lorre, ecc.
Suchsland non si fa scrupolo di deviare talvolta o andare oltre il dettato kracaueriano, componendo un affascinante mosaico in cui rivivono nello splendore di restauri smaglianti le sequenze di celebri film ma anche quelle non meno sorprendenti di opere oggi dimenticate. Nel suo viaggio all’interno del cinema tedesco trova ampie conferme alla capacità di quest’ultimo di preconizzare la nefasta figura del Fuhrer nei tanti despoti-ipnotizzatori, nei subdoli manipolatori, nei grandi ammaliatori di folle che ricorrono e percorrono tutto il cinema del periodo, da Caligari a Mabuse, passando per Metropolis e che comprendono, se vogliamo, pure per il minaccioso Nosferatu.
Come è facile intuire si tratta dunque di un’occasione imperdibile per le tante implicazioni di carattere artistico ma anche storico e sociologico, nonchè per le molteplici suggestioni visuali in essa racchiuse.

Autore: Redazionale

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