Il sapore familiare del Cous Cous (Klan) al Teatro di Rifredi

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Il sapore familiare del Cous Cous (Klan) al Teatro di Rifredi

FIRENZE – In un campo di roulottes degradato – posto fuori dalla città recintata, dalla zona ricca che lavora, che ha case, palestre, fioristi, supermercati, negozi di abbigliamento, stadi – viene lanciato il grido di allarme relativo alla privatizzazione dell’oro blu, l’acqua e alle sue conseguenze. Una piccola immensa guerra per un goccio di acqua potabile, che immediatamente annulla il comune modo di dire “Facile come bere un bicchiere d’acqua”. Niente di più difficile perché di immensa criticità a livello mondiale.

Un discorso che riguarda in primo luogo, come è palese, l’acqua potabile, quella che è vita, che muove il sistema economico e quello produttivo e che non è illimitata, per ragioni varie che coinvolgono il cambiamento climatico, l’uso smodato dell’elettricità, lo sfruttamento delle falde. E intanto per l’acqua ci si comincia a fronteggiare, a battersi e la sua scarsità ci riporta lentamente a una condizione sempre più primitiva.

Nella baraccopoli vivono tre fratelli.  Caio, ex sacerdote di mezza età, ribellatosi alle nefandezze di una parte della chiesa e miseramente ridotto a dissotterrare morti per trafugare vestiti o gioielli.  Achille, omosessuale e mezzo sordo è innamorato della voce del DJ di Radio Clandestina, l’unica emittente che riesce ad arrivare in questo luogo e a portare una luce di speranza. Olga, giunta all’età di 52 anni con un orologio biologico che sempre più vanifica il suo desiderio di diventare mamma.  Davanti a loro vive Mezza Luna, un musulmano, che seppellisce rifiuti tossici per conto di un italiano per una manciata di spiccioli e al quale è stato tolto (per ricatto) il permesso di soggiorno, che inganna il padre fingendo di essere un terrorista degno della propria famiglia.

A questi disperati si uniscono Aldo, uomo separato e ridotto sul lastrico dalla moglie, che ha scelto un avvocato migliore del suo, e Nina, vittima di un terribile abuso subito da eminenti esponenti della chiesa. Un grumo sociale fuori dal recinto dei normali, sciupato e ferito da opere di morte, menzogne e ingiustizie.

La Compagnia “Carrozzeria Orfeo” qui affronta, con attori tutti davvero talentuosi, ogni tipo di emarginazione e di ferocia umana: l’abuso sessuale, il contrabbando delle reliquie dei Santi, l’omosessualità, la disabilità, il razzismo, l’omicidio ma la vicenda porterà i protagonisti e i loro ‘respingenti’ disagi a contribuire alla pace postuma di Nina e alla salvezza dell’umanità, insomma al riscatto collettivo.

Il ritmo è incalzante. Tutto ciò che è assolutamente assurdo diventa normale.  I drammi del nostro vivere contemporaneo raffigurati nell’opera si trasformano da contorti a quasi facili. La percezione del gusto del Cous Cous, piatto tradizionalmente nordafricano, si materializza e sembra di poterne assaporare tutti gli ingredienti: l’orzo, il miglio, il riso, il farro, il mais, le sue carni in umido e/o verdure bollite di accompagnamento.

Cous Cous Klan

drammaturgia Gabriele Di Luca

con Angela Ciaburri, Alessandro Federico,

Pier Luigi Pasino, Beatrice Schiros, Massimiliano Setti,

Aleph Viola

voce fuori campo Andrea Di Casa
musiche originali
Massimiliano Setti
scene
Maria Spazzi
costumi
Erika Carretta
luci
Giovanni Berti

regia Gabriele Di Luca, Massimiliano Setti, Alessandro Tedeschi

uno spettacolo di Carrozzeria Orfeo

Autore: Raffaella De Biasi

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