La sensualità raffinata di Julianne Moore. ‘Gloria’ di Sebastiàn Lelio

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La sensualità raffinata di Julianne Moore. ‘Gloria’ di Sebastiàn Lelio

Julianne Moore in ‘Gloria Bell’

Per il remake statunitense del suo pluripremiato Gloria (2013), il cileno Sebastián Lelio ha spostato il suo interesse maggiormente verso la figura della protagonista vista in tutta la sua femminilità. Per farlo, si è avvalso di collaboratori donne per gran parte dei ruoli fondamentali della realizzazione privilegiandole agli uomini per l’adattamento della sceneggiatura, fotografia, montaggio, scenografia, arredamento e costumi. La presenza di Julianne Moore non solo come protagonista, ma anche produttrice esecutiva ha fatto ulteriormente virare l’angolazione verso le donne ed il loro punto di vista. Non che nel film originario fosse poco sviluppata la figura di Gloria, ma qui diviene rigorosamente centrica relegando a posizioni di contorno tutti i personaggi maschili, compreso John Turturro che risulta come una marionetta i cui fili vengono mossi da mani femminili, soprattutto dalle figlie che dopo il divorzio con la madre lo tormentano e lo costringono a rinunciare ad avere una nuova vita.

Il primo film girato in inglese, Disobedience (2017), è risultato imperfetto e non in linea con lo stile del regista. Probabile concausa di questo parziale insuccesso era l’assenza del suo migliore collaboratore, considerato da molti come coautore anche nell’ambito della direzione, quel Gonzalo Maza sempre presente quale sceneggiatore o cosceneggiatore dei suoi lavori: c’è una certa curiosità per Ella es Cristina (2019), sua opera prima prevista in Cile per maggio di cui si dice bene: potrebbe essere presentata in un festival europeo.

Nella sua seconda esperienza con le major è sicuramente andato meglio, anche se alcune caratteristiche da cinema latino americano mancano e si fanno sentire, sopra ogni cosa il torrido erotismo che qui è assente. I corpi non perfetti di Paulina García (vincitrice a Berlino del Orso d’argento per la migliore attrice protagonista) e Sergio Hernández trasfondevano carnalità alle scene riuscendo a vivere come una coppia normale momenti di grande trasporto fisico. Julianne Moore non nega l’integralità del suo nudo, ma raccontato attraverso immagini raffinate, castamente raccolte dalla brava direttrice di fotografia Natasha Braier che ha imposto tonalità soft a tutto il film. Turturro, invece, si immagina possa essere privo di abiti ma questo non viene confermato da quanto si vede.

Non basta che la Moore balli (e bene) sui ritmi della bachata per donare emozioni violentemente sensuali: questo non fa parte, crediamo, delle intenzioni dei produttori che hanno indirizzato la storia verso una lettura più distaccata del desiderio sessuale della protagonista raccontata non solo come amante della vita ma anche come mamma presente di figli ormai adulti e orgogliosa nonna.

Difficile raccontare di una donna non in crisi oppure completamente felice, stereotipi che sono presenti in fin troppi film. La normalità di una donna che ha vissuto con serenità il divorzio ed è rimasta in ottimi rapporti con l’ex (ma anche con la sua attuale moglie), vive senza traumi un lavoro che tutto sommato le piace, dedica molto tempo al ballo che ama visceralmente e ha una certa facilità nell’affrontare nuove avventure non crea particolare interesse: è in attesa di un uomo con cui cominciare una nuova vita ma senza patemi d’animo o particolare fretta. La bravura di Lelio è di tenere sempre alto l’interesse.

Altra cosa che si nota paragonando i due film – non a caso il secondo è più breve di una decina di minuti – è che in Gloria Bell le scene vengono velocizzate, fornendo maggiore importanza alle immagini e riducendo lievemente i dialoghi: in questa maniera forse è più scorrevole ma perde gran parte del suo fascino.

Julianne Moore, inutile dirlo, è bravissima. Sempre a suo agio, si trasforma da donna che vive con intensità la sua vita e poco si nega per cercare di essere davvero felice a tradizionale nonna. E’ sempre credibile, mai dà l’impressione di recitare, regge perfettamente il peso dell’obiettivo che tende ad inquadrare quasi esclusivamente lei, la racconta in ogni suo momento facendo dimenticare cosa la attornia.

Non si può dire che il remake sia migliore o peggiore dell’originale: il soggetto è davvero lo stesso, la sceneggiatura cambia poco, in certi momenti si ha difficoltà ad accorgersi delle differenze. Non era un capolavoro il pluripremiato Gloria (Lelio ha fatto di meglio), non lo è nemmeno questo. Sono buoni prodotti con ottime interpretazioni che saranno accomunati dal successo col pubblico. Lo sviluppo narrativo è semplice, come la storia: donna cinquantenne e divorziata incontra uomo anche lui nuovamente ‘libero’ con cui trova affinità, forse l’amore, amore che non andrà a buon fine per la debolezza del compagno incapace di liberarsi dai ricatti delle figlie.

Del film precedente ha conservato la bravissima montatrice Soledad Salfate che era con lui anche in Una donna fantastica (Una Mujer Fantástica, 2017).

Tra le scene che si potevano evitare quelle girate a Las Vegas (eh, gli sponsor ‘occulti’) stranamente lunghe e fuori contesto con lo stile del film.

Titolo Gloria Bell

Titolo originale Gloria Bell

Genere Drammatico

Regia Sebastián Lelio

Paese/Anno Cile, USA – 2018

Sceneggiatura: Sebastián Lelio dall’adattamento sceneggiatura di Gloria (2013) di Alice Johnson Boher e Sebastián Lelio scritta da Gonzalo Maza e Sebastián Lelio

Fotografia Natasha Braier

Montaggio Soledad Salfate

Scenografia Shannon Walsh

Arredamento Dianna Freas

Costumi Stacey Battat

Musiche Matthew Herbert

Interpreti Julianne Moore, John Turturro, Caren Pistorius, Michael Cera, Brad Garrett, Holland Taylor, Jeanne Tripplehorn, Rita Wilson, Sean Astin, Alanna Ubach, Cassi Thomson, Jordan Garcia, Kevin Hager

Produzione: Juan De Dios Larraín, Pablo Larraín, Sebastián Lelio per Fabula, Filmnation Entertainment

Distribuzione: Cinema di Valerio De Paolis

Durata: 102 minuti

Data uscita: 07/03/2019

Autore: Furio Fossati

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