Un maestro controcorrente. ‘Vangelo secondo Lorenzo’ di Muscato e Perini al Teatro Nazionale di Genova

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Un maestro controcorrente. ‘Vangelo secondo Lorenzo’ di Muscato e Perini al Teatro Nazionale di Genova

Il Vangelo secondo Lorenzo – regia Leo Muscato – ph Ilaria Costanzo

GENOVA – Leo Muscato, a cui è affidata anche la regia, e Laura Perini hanno scritto in occasione del cinquantennale della morte di Don Lorenzo Milani un testo che si occupa di una delle figure più importanti nel mondo cattolico e civile del dopoguerra italiano, che nella sua breve vita – quarantaquattro anni – ha saputo tracciare importanti punti di riferimento per un nuovo modo di intendere la scuola, i rapporti con la Chiesa Cattolica, la politica.

In quasi due ore e mezzo, divise in due parti, viene condensato l’immenso materiale lasciato dal maestro di Barbiana ma anche tutto quanto è stato detto e scritto su di lui.
Rischi ce n’erano tanti, dall’agiografia al qualunquismo, da un susseguirsi di dati ad un’eccessiva fantasia nel ricostruire la sua vita.
Questa grande battaglia è stata ampiamente vinta, riuscendo a creare un racconto a tratti avvincente in cui la drammaturgia racchiude solo fatti e dati che hanno preciso riscontro nella realtà della cronaca.
Ovviamente, era impossibile racchiudere tutto quanto fatto da Don Milani in uno scritto teatrale seppure non breve, ma le scelte sembrano essere state corrette riuscendo a dimostrare quanto fosse moderno il suo pensiero, quali importanti intuizioni avesse avuto, quanto sia stato poi seguito e utilizzato anche il suo metodo di insegnamento. La bravura
degli autori è nell’essere riusciti a trasfondere l’emozione del suo messaggio senza mai tradire un racconto in cui la cronaca è l’asse gravitazionale della struttura narrativa.
Si presentò fin dall’inizio come un prete scomodo perché carismatico e lontano dai canoni, un uomo che ebbe una conversione tardiva dopo aver fatto una vita da agiato borghese ed essersi concesso una non breve avventura nel mondo dell’arte come pittore, dicono anche dotato. Elementi biografici che lo avvicinano alla vita di San Francesco – quantomeno agli inizi – anche lui convertito inetà adulta dopo una fanciullezza trascorsa in una classe sociale facoltosa.
L’obbedienza alla Chiesa, da lui portata avanti anche a costo di grandi crisi di
coscienza, lo costrinse ad una vita grama in cui i Superiori lo punirono per essere diverso dai preti che accettavano anche situazioni antitetiche rispetto al Credo, ad esempio che a Barbiana il Clero fosse proprietario terriero e che spettasse al religioso di amministrare
questa parte pecuniaria che riconosceva alla Chiesa il 70 per cento di tutta la produzione, riducendo alla fame i contadini.
Le idee e il comportamento di Don Milani avevano scatenato critiche accese sul suo operato: la libertà di pensiero non era tra le caratteristiche più gradite ai suoi Superiori.
Forse era un utopista, ma molte cose ‘impossibili’ da lui pensate si trasformarono in realtà
e divennero tangibilmente visibili anche se negate da chi lo osteggiava. Educatore Illuminato ed illuminante, militante che lottava per il suo Credo, obiettore di coscienza; tutto questo ancora più pericoloso perché si trattava uomo di grande cultura in grado di
difendere le proprie scelte controcorrente. Anche se considerato spesso come un rivoluzionario, probabilmente, in maniera conscia questo non era certo il suo obiettivo. E’
vero, voleva cambiare, ma sperava di poterlo fare all’interno della struttura
ecclesiastica di cui tentava di rispettare l’indirizzo. Morto nel 1967, è considerato uno degli ispiratori del ’68, momento storico che ha trasformato gran parte del modo di interpretare il sociale, la politica, la cultura.
La drammaturgia parla di don Lorenzo Milani seguendo le due stagioni della sua breve vita, dapprima a Calenzano in qualità di Cappellano, poi come Priore del disagiato borgo montano di Barbiana datogli come ‘promozione’ nel grado ma come assoluta punizione perché pensava e diceva troppo. Si racconta di Lorenzo, si capisce molto del suo pensiero anche attraverso la presenza di persone che vissero vicino a lui parte della sua vicenda terrena, dal fratello medico a illuminati avvocati, da porporati inquisitori a capitalisti che affamavano i dipendenti, dalla colta madre agnostica fino al comunista che lo aiutava anche nella sua missione religiosa. Il ritratto che scaturisce tiene ben presente e riesce a raccontare con credibilità l’umanità ma anche l’impegno spirituale (mai divenne un nemico della Chiesa anche se ne contestò vari personaggi che ne facevano parte) e sociale che lo portarono ad essere considerato un prete rosso.
Si dà importanza anche al suo primo periodo di sacerdozio, quando nella Parrocchia di San Donato a Calenzano si impegnò per trasformare una scuola popolare per operai in una occasione di maturazione anche sociale e politica. Ma si conosce anche molto di più del suo più importante periodo di lotta contro un mondo in cui non tutti erano uguali, dove i poveri erano spesso ingiustamente colpevolizzati, perchè considerati diversi per censo e conoscenze: qui iniziò il primo tentativo di scuola a tempo pieno, pensato per le classi popolari (bello il momento in cui nella commedia Don Milani redarguisce il saputello che
mette in ombra i compagni privi della sua cultura), dove lui era l’amico insegnante e non la figura da temere, dove sperimentò il metodo della scrittura collettiva, in cui molti suoi allievi divennero portatori del suo messaggio in giro non solo per l’Italia. E’ stato sepolto,
per suo espresso desiderio, nella piccola chiesa di Sant’Andrea a Barbiana.
Pur nella sua lunghezza, Vangelo secondo Lorenzo riesce sempre a tenere desta l’attenzione, merito anche di una regia che imprime un buon ritmo alla narrazione.
Molto funzionale la scenografia che si trasforma davanti agli occhi dando vita ad ambienti diversi, ad episodi di una vita sempre da protagonista anche nel momento della morte, quando volle vicino a sé i SUOI ragazzi perché capissero cosa fosse il distacco dalla vita terrena.
Validi tutti gli interpreti compresi i ragazzini che interpretano gli allievi; agli adulti, a parte Alex Cendron che dà vita senza momenti di protagonismo a Don Milani, l’onere di caricarsi dell’interpretazione di vari personaggi.
Scheda spettacolo:
Vangelo secondo Lorenzo
di Leo Muscato e Laura Perini
Interpreti Alex Cendron e con Alessandro Baldinotti, Giuliana Colzi, Andrea
Costagli, Nicola Di Chio, Silvia Frasson, Dimitri Frosali, Fabio Mascagni,
Massimo Salvianti, Lucia Socci, Beniamino Zannoni e con (per la prima volta sulla
scena) Giovanni Carrara, Pietro Carrara, Corrado Casalini, Duccio Casalini, Giulio
Elefante, Mattia Mazzoni, Ilaria Pascale
Regia Leo Muscato
Luci Alessandro Verazzi
Scene Federico Biancalani
costumi Margherita Baldoni
assistente costumista Marta Genovese
direzione di scena Lorenzo Galletti
direttore di produzione Gianluca Balestra
Assistente alla regia Alessandra De Angelis
Produzione Elsinor Centro di Produzione Teatrale, Arca Azzurra Teatro, Teatro
Metastasio di Prato per Fondazione Istituto Dramma Popolare di San Miniato

Autore: Furio Fossati

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