Quando il teatro si tinge di cinema. Al Duse di Genova il divertente ‘Buon anno, ragazzi’ di Francesco Brandi

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Quando il teatro si tinge di cinema. Al Duse di Genova il divertente ‘Buon anno, ragazzi’ di Francesco Brandi

GENOVA – Difficile trovare una drammaturgia contemporanea che non cerchi di stupire, di raccontare storie importanti quasi considerando missione del teatro il portare avanti un discorso serioso in cui l’impegno è la base di ogni cosa. Quando capita che un autore sia intenzionato a scrivere qualcosa di divertente si ha quasi timore che non possa essere interessante, capace di affrontare temi originali o, quantomeno, poco utilizzati. Non si capisce bene la ragione, ma il teatro leggero rende diffidenti: possibile si possa ridere con intelligenza, senza essere qualunquisti nelle trovate e ripetitivi nelle battute?

Dopo il successo ottenuto con Per strada di e con Francesco Brandi, classe 1982, non stupisce che Buon anno, ragazzi sia altrettanto divertente e ricca di trovate, ma questa conferma fa sperare che anche in un prossimo futuro l’attore ed autore milanese possa creare altri spettacoli così coinvolgenti.

Scena unica che viene utilizzata sia nella sua completezza che frazionandola lasciando parte di essa in penombra e illuminando i personaggi che in quel momento dialogano; ma incombe la presenza degli altri interpreti sul palcoscenico pronti ad alternarsi ai compagni di ventura creando un interscambio che dona grande ritmo alla vicenda. La scena fa subito pensare a una famiglia borghese, dalla vita senza scossoni: le morbide pareti, il divano, la televisione, i colori che non si notano, un terrazzino per interagire col mondo esterno. Si trasforma con l’utilizzo di luci che colorano di rosso, di blu, di emozioni ogni cosa in un gioco molto ben congegnato.

Brandi rende protagonista del suo lavoro un frustrato professore di filosofia che vorrebbe trascorrere il Capodanno da solo. Nella tranquillità, nell’assenza di rumori e presenze moleste, cerca benevole giustificazioni ai propri fallimenti. E’ stato assieme a una ragazza dal liceo in poi, hanno avuto una bimba e, dopo questo, lei è andata via per seguire la sua passione per il teatro. Lui è anche uno scrittore incapace di scrivere, non riesce ad essere finanziariamente autonomo, riceve soldi dalla giovane donna, vive in un appartamento dei genitori. E’ nelle condizioni di essere umiliato dal padre giudice e dalla madre professoressa che, pur volendogli bene, non tralasciano occasione per dirgli quanto poco vale.

Ma la pace, peraltro disturbata da vicini che sparano al massimo volume musiche che non gradisce, è di breve durata. Dapprima un vicino e grande amico entra nell’appartamento di cui ha le chiavi: lavora come tranviere e arrotonda spacciando. A sorpresa, arriva la ex compagna che è venuta per festeggiare il terzo compleanno della figlia nata il primo dell’anno. Poi giunge la madre che ha litigato col marito perché ha scoperto che ha un’amante e per di più non raffinata come lei bensì calabrese di taglio popolare. La giovane non vuole farsi vedere dalla ‘suocera’ e si nasconde nella cameretta della bimba; nel frattempo, giunge anche il fedifrago.

Questa è la base su cui Brandi, convincente anche come protagonista insoddisfatto della propria vita, riesce a costruire una pièce scoppiettante, piena di trovate e dialoghi curatissimi carichi di vis comica che provocano fragorose risate. Con malcelata cattiveria mette in discussione tutti i personaggi, ognuno dei quali ha grandissimi difetti suscettibili di diventare pregi. Il più tartassato è proprio il professorino, che incarna tutte le incertezze del trentenne emarginato dalla vita e dall’indecisione endemica: affetti che non riescono ad essere sviluppati in maniera soddisfacente (il rapporto di amore e disagio con la madre di sua figlia), l’insoddisfazione per il lavoro, l’ingombrante sostegno dei genitori, le amicizie belle perché tali ma incapaci di dare un supporto nei momenti più difficili.

Lo sviluppo della vicenda non può essere assolutamente svelato, pena la perdita dell’interesse per una costruzione drammaturgica funzionale che trasforma la commedia in un thriller dal taglio cinematografico, con tanto di Carabinieri sotto le finestre, luci e suoni che creano un clima drammatico, scoperta della doppia vita di uno dei personaggi, in cui Brandi racconta l’altra parte della storia, quella che probabilmente rimane più impressa.

Gli autori sono di fatto due: oltre a lui, il regista Raphael Tobia Vogel che riesce a trasformare questa ‘sceneggiatura’ in uno spettacolo dal ritmo adrenalinico. Con molte esperienze da aiuto nel cinema italiano che conta e lui stesso video maker, miscela il linguaggio teatrale con le emozioni del grande schermo: realizzando così un ‘film’ che ogni sera coinvolge in maniera diversa. La loro collaborazione era iniziata con Per strada e qui acquisisce i toni di un’intesa perfetta.

Altra caratteristica vincente di Buon anno, ragazzi è un cast di attori davvero bravi. Brandi ha avuto il coraggio – non comune – di attorniarsi di interpreti che avrebbero potuto oscurare in parte la sua performance, ma che sono quel valore aggiunto che rende ancora più gradevole ogni cosa. Loris Fabiani (lo ricordiamo travolgente in Zelig) è l’amico dal cuore d’oro che sa farsi perdonare alcune scelte di vita non esattamente legali, Daniela Piperno e Miro Landoni sono i genitori che tanto si amano e tanto si dileggiano in un rapporto di coppia particolarmente realistico nella sua assurdità, Sara Putignano è la madre snaturata attorno a cui ruota gran parte della vicenda.

 

Al Teatro Duse il divertente Buon anno, ragazzi – Quando il teatro si tinge di cinema

Scheda spettacolo:

Di Francesco Brandi

Interpreti Francesco Brandi, Loris Fabiani, Miro Landoni, Daniela Piperno, Sara Putignano

Musiche Andrea Farri

Luci Luigi Biondi

Scene Francesca Pedrotti e Alice De Bortoli

Costumi realizzati presso la sartoria del Teatro Franco Parenti diretta da Simona Dondoni

direttore dell’allestimento Lorenzo Giuggioli

Regia Raphael Tobia Vogel

assistente alla regia Beatrice Cazzaro

produzione Teatro Franco Parenti

Autore: Furio Fossati

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