Il teatro dell’accadere, intervista a Milvia Marigliano

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Il teatro dell’accadere, intervista a Milvia Marigliano

di Pierluigi Pedretti

Milvia Marigliano in ‘Lunga giornata verso la notte’

Attrice di teatro di straordinaria esperienza e bravura, Milvia Marigliano – diploma all’Accademia dei Filodrammatici di Milano la dice tutta – è reduce da alcune esperienze intense e particolari: Alda diario di una diversa di Giorgio Gallione per il teatro Nazionale di Genova e la Trilogia Americans a Milano con la regia di Arturo Cirillo (Lo zoo di vetro di Tennessee Williams, Chi ha paura di Virginia Woolf di Edward Albee e Lunga Giornata verso la notte di Eugene O’Neill). Al cinema ha lavorato con Sorrentino e ha interpretato recentemente Rita Calore, la madre di Stefano Cucchi, nel film Sulla mia pelle di Cremonini. Nel 2015 è stata premiata dall’Associazione dei Critici del Teatro come migliore attrice protagonista. Abbiamo parlato con lei pochi giorni fa partendo proprio da una delle esperienze più forti. Le abbiamo chiesto cosa ha significato interpretare Alda Merini a teatro?

-“E’ stata una sfida. Non avevo una conoscenza approfondita delle sue poesie, della sua, meno famosa, prosa. Per certi versi gli ultimi suoi periodi mi hanno sempre lasciata perplessa, non le riconoscevo la tipica sobrietà milanese, ma al contrario, un narcisismo eccessivo. Con l’aiuto di Gallione regista e adattatore del suo materiale, ho avuto compassione e misericordia della sua fame d’amore, d’affetto, e più approfondivo la sua parola, più riconoscevo me stessa, noi tutti, affamati di conferme, ma forse, rispetto alla Merini solo un po’ più controllati, strutturati, più a tenere a bada i freni inibitori. Lei no, era pura fragilità e genialità che spesso si accompagnano. Mi ci sono buttata, emozionata.”

Una sfida che Milvia ha triplicato, mettendo in scena, in una unica serata, al Teatro Menotti, tre drammi (la Trilogia americana n.d.r.), per sette ore di spettacolo continuo, interpretando tre donne diverse. Non è solo una fatica fisica immane, ma una grande palestra di recitazione. Come si è preparata a questa triplice prova?

La Trilogia americana é stata una montagna russa di sentimenti, contraddizioni, rabbie, fragilità (parlo dei personaggi), che mi ha riempito il cuore per un po’ di anni. Sono state tre protagoniste magnifiche e di grande soddisfazione. L’incontro con Cirillo regista è stato importante. Terminare questa avventura in una maratona ci è sembrato naturale, necessario, tanto più che corrispondeva con l’uscita del libro che Andrea Porcheddu ha dedicato a questa trilogia faticosa ma coinvolgente per noi e per il pubblico. Da non dimenticare che tutti e tre i lavori hanno girato in tournée in tutta Italia per qualche anno permettendoci un’osmosi con i personaggi “straordinaria“.

 Milvia è stata diretta a teatro da tanti registi (tra gli altri, Pierattini, Binasco, Borrelli, De Rosa, Mazzotta, Vacis, Shammah). Ma Milvia Marigliano – incalziamo noi – quale tipologia di regista predilige?

-“Sono stata fortunata. Ho incontrato registi che hanno tenuto sempre conto della creatività dell’attore e della concretezza della parola drammaturgia. Ma soprattutto registi che hanno reso contemporaneo e universale anche un testo classico. Alcuni di loro mi hanno dato l’opportunità di sentirmi parte di un teatro vivo, un teatro dell’accadere lì e in quel momento. Spesso si vede un teatro morto, esteriore che non vibra. Un regista che adoro dice che gli attori devono essere dei “pirati”! Così mi piacerebbe proseguire il cammino.”

Ma Milvia stessa è stata regista. Continuerà a farlo?

-“Ho avuto solo un’esperienza come regista, anzi, no – si schermisce, discreta – ho solo aiutato un’attrice comica a realizzare un monologo. Non farò la regista. Mi piace tanto quello che faccio.”

E adesso quali progetti l’attendono? Cosa ha in programma in questo momento?

-“Riprenderò il monologo “Ombretta Calco” di Sergio Pierattini per la regia di Peppino Mazzotta. Subito dopo, Scena Verticale, un’importante realtà calabrese, mi ha proposto un testo vincitore premio Sipario, scritto da Dario De Luca che debutterà in un Festival. Poi nella stagione prossima lavorerò con due Teatri Nazionali molto importanti: quelli di Torino e di Genova. Con quest’ultimo riprenderò “Alda, storia di una diversa”. A Torino farò un testo inglese molto comico, per adesso top secret, per la regia del mio adorato Valero Binasco, uno dei più bravi registi del nostro teatro.”

Ma anche il cinema rimane una passione importante: sul grande schermo ha interpretato la madre di Stefano Cucchi in Sulla mia Pelle di Alessio Cremonini, ma aveva iniziato qualche tempo prima con Paolo Sorrentino in Young Pope e Loro, e con Duccio Chiarini ne Lospite. Cosa può dirci di questa esperienza?

– “Mi sono innamorata del Cinema . Come spettatrice lo sono sempre stata, ma adesso con queste prime esperienze d’attrice, ho avuto il colpo di fulmine. Fortunata anche in questo caso: registi profondi e importanti.”

A bruciapelo le chiediamo che tipo di regista è Sorrentino…

-“Sorrentino è intelligente, arguto, visionario, aristocratico ma scugnizzo. Pura immaginazione e creatività. Mi mette soggezione e non mi dispiace, mi piace ogni tanto stare sulle spine. È uno stimolo creativo.”

Quali differenze di recitazione ha trovato tra teatro e cinema?

– “Il cinema, penso (sono ancora inesperta), è sottrazione, è uno sguardo che deve restituire un sentimento, un pensiero. Forse adesso con la maturità mi piace anche sottrarre. Mi piace il set. Dopo anni di teatro trovo molto stimolante avere la possibilità di crescere, di cambiare, di imparare.”

 E allora, per il futuro: cinema o teatro?

-“Sono bulimica! Vorrei fare tutto!”

Autore: Pierluigi Pedretti

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