Un avamposto senza tempo e l’avidità di tre uomini. ‘The Vanishing – Il Mistero del Faro’ di Kristoffer Nyholm

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Un avamposto senza tempo e l’avidità di tre uomini. ‘The Vanishing – Il Mistero del Faro’ di Kristoffer Nyholm

Non sempre le buone idee generano un buon film, e gli sceneggiatori Joe Bone e Celyn Jones lo sanno bene. Se si è di fronte ad una storia vera – il mistero del faro delle isole Flannan che risale al dicembre del 1900 e la scomparsa di tre uomini – bisogna avere riferimenti storici precisi da poter sviluppare oppure si possieda la capacità di creare solo con la fantasia una storia credibile, quantomeno interessante. Bone, attore non molto noto, qui firma il suo primo script per il cinema: è lui che ha avuto l’idea della storia perché nato sull’isola di Wight, e forse per questo particolarmente attratto dalla drammaticità della natura nell’inospitale punta di Santa Caterina che può ricordare uno dei ‘limiti estremi’ conradiani. Jones con maggiore esperienza di recitazione, qui alla sua seconda scrittura dopo il mediocre Set Fire to the Stars (2014) mai giunto in Italia, manca delle capacità necessarie a costruire una storia di impianto teatrale, con tre personaggi quasi sempre all’interno di uno spazio claustrofobico e male illuminato.

Nei 100 minuti della sua durata poco accade o, meglio, tutto è raccontato al rallentatore, senza mai riuscire a creare empatia con lo spettatore che guarda ciò che passa sullo schermo senza riuscire a viverlo in prima persona. La prevedibilità è il principale cancro del film. Oltretutto, c’è una cronica incapacità di approfondire minimamente la psicologia di tre persone che poco parlano e poco fanno. Li incontriamo prima dell’inizio di quello che sarà per loro l’ultimo periodo di 6 settimane trascorse sull’isola maledetta da cui non hanno mai fatto ritorno. Thomas è il più anziano, quello che non risente della lontananza dalla vita più chiassosa del paese dove vive perché completamente solo dopo la morte della moglie e delle figlie gemelle: è il capo, quello che deve prendere le decisioni, il cui compito è di tentare di dirimere gli scontri che hanno per protagonisti gli altri due. James è sui 40 anni, lascia con dispiacere moglie e figli, ma accetta questo sacrificio per potere accumulare un po’ di denaro per la famiglia. Donald è la prima volta che va sull’isola, soffre di mal di mare ed è, apparentemente, anche il più instabile emotivamente: è una persona senza storia, forse alla ricerca di se stesso.

Questi sono gli elementi che vengono forniti su di loro ma, a parte qualche piccolo flashback che riguarda il padre ansioso di tornare a casa, di queste loro situazioni mai si ha uno sviluppo nella sceneggiatura. Quindi, grandi tempeste, buio, rumori sinistri, solitudine: poco per reggere i 100 minuti del suo sviluppo. Dovrebbe rivitalizzarsi quando le ondate fanno arenare una scialuppa sulla spiaggia, con un uomo che cerca di difendersi (e viene ucciso) e una cassa piena di oro. Ma gli episodi in cui vediamo i tre che decidono di non dire nulla a nessuno e di arricchirsi con questo dono insperato non funzionano proprio, anche se la ricerca del bottino porta sull’isola altri loschi figuri che fanno domande e, probabilmente, vorrebbero uccidere i tre guardiani. Delitto che non avviene, ed ogni successivo sviluppo si disperde nell’opacità di dialoghi minimalisti, di inquadrature senza mordente, della poca fiducia degli interpreti nei loro personaggi. Sono persone normali che davanti a situazioni particolari si comportano come scafati delinquenti, mentendo, rubando, uccidendo per cercare di cambiare la loro esistenza che vorrebbero meno mediocre.

I temi principali del film sono l’avidità, la paranoia ma, soprattutto, l’isolamento che permette di dare sfogo a parti oscure della propria personalità, forse nemmeno conosciute da chi le celava. Con uno script tanto lacunoso sarebbe servito un regista di mestiere, un artigiano in grado di trasformare una storia in un film. La scelta del danese Kristoffer Nyholm, qui al suo primo lungometraggio dopo una buona attività televisiva, non è stata vincente offrendo sicuramente una discreta qualità tecnica ma non riuscendo ad infondere ritmo e drammaticità a quanto pensato da Joe Bone e Celyn Jones: tra l’altro, anche se non è accreditato, ha collaborato (così viene detto) con loro per oltre due anni. Sembra impossibile che tra i produttori ci sia anche Gerard Butler, attore di ottima qualità che già aveva seguito dietro le quinte altri film: molti, troppi errori nell’impostazione di The Vanishing – Il Mistero del Faro che non hanno certo aiutato a creare qualcosa di interessante. Nonostante la bellezza del Mull of Galloway e del faro situato sulla punta del promontorio, ancora in buone condizioni e più facilmente raggiungibile che non quello sull’isola di Flannan – la drammaticità di quelle pietre senza tempo, del fendere il buio con una luce accecante – Nyholm non è riuscito ad emozionare, MAI.

Accettabili gli interpreti, anche se sono stati forniti loro ben pochi strumenti per rendere più interessanti i personaggi. L’esperto sessantenne scozzese Peter Mullan – con moltissima militanza soprattutto in televisione – affronta senza problemi il capo di questa squadra che deve convivere assieme per 6 settimane. Gerard Butler è più di maniera, e non sfodera il meglio delle sue capacità attoriali. Connor Swindells, ex pugile qui alla sua prima esperienza nella recitazione, ha scene soprattutto violente e, in quelle, funziona bene.

Titolo: The Vanishing – Il Mistero del Faro

Titolo originale: Keepers (altro titolo “The Vanishing”)

Genere: Drammatico, thriller

Regia: Kristoffer Nyholm

Paese/Anno: Gran Bretagna, 2018

Sceneggiatura: Joe Bone, Celyn Jones

Fotografia: Jørgen Johansson

Montaggio: Morten Højbjerg

Scenografia: Jacqueline Abrahams

Costumi: Pam Downe

Musiche: Benjamin Wallfisch

Interpreti: Peter Mullan, Gerard Butler, Connor Swindells, Søren Malling, Ólafur Darri Ólafsson, Gary Lewis, Ken Drury, Roderick Gilkison, Emma King, John Taylor

Produzione: Gerard Butler, Andy Evans, Maurice Fadida, Sean Marley, Jason Seagraves, Ade Shannon, Alan Siegel per Mad As Birds, Cross Creek Pictures, G-Base, in associazione con Head Gear Films Metrol Technology

Distribuzione: Notorious Pictures

Durata: 101 minuti

Data uscita: 28/02/2019

Autore: Furio Fossati

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