“The night of the hunter” di Charles Laughton presentato per “L’ora del lupo” al Santa Chiara di Rende 4 febbraio ore 20.45

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NIGHT OF THE HUNTER (LA MORTE CORRE SUL FIUME – USA 1955), “CAPOLAVORO SOLITARIO” DI CHARLES LAUGHTON RIPROPOSTO LUNEDÌ 4 FEBBRAIO AL SANTA CHIARA DI RENDE PER LA RASSEGNA “L’ORA DEL LUPO” CURATA DA UGO G. CARUSO ED ORAZIO GAROFALO 
L’appuntamento aperiodico ideato da Ugo G. Caruso ed Orazio Garofalo, “L’ora del lupo” si aggiorna a lunedì 4 febbraio alle ore 20.45 al Cinema Santa Chiara di Rende (Cosenza) per un’occasione di grande pregio che prevede la riproposizione di un film singolare e a se stante, The night of the hunter (USA 1955), l’unico diretto dal grande attore inglese Charles Laughton, il quale scoraggiato dalla scarsa accoglienza tributatagli tornò poi ai suoi panni abituali davanti la macchina da presa o sulle scene rinunciando a portare sullo schermo “Il nudo e il morto” dal romanzo di Norman Mailer poi girato nel 1958 da Raul Walsh.
Da sempre tra i film preferiti da Caruso che lo presenterà brevemente in apertura e che lo considera un “capolavoro solitario” ancorchè assoluto, un’opera che nulla ha a che fare con tutte le altre, The night of the hunter può essere visto come una favola gotica, un incubo di purissima marca “americana”, un romanzo di formazione dai contorni  tenebrosi che contiene echi di Mark Twain come di Sinclair Lewis e di Flannery O’ Connor.
Tratto dal romanzo The Night of the Hunter di Davis Grubb, il film, girato in poco più di un mese, si segnala per la peculiare fotografia in bianco e nero di Stanley Cortez al servizio dell’originale stile del regista, influenzato nell’attenzione maniacale per la posizione delle luci dal cinema espressionista tedesco e dal cinema scandinavo, ma anche dallo stile di David Wark Griffith.
In breve la trama:
Siamo negli anni della Grande depressione. Harry Powell, in prigione per un furto d’auto, viene a sapere dal suo compagno di cella condannato a morte, dell’esistenza del bottino della sua ultima rapina. Il denaro è stato nascosto da qualche parte presso la sua abitazione. Una volta uscito dal carcere Powell, che non smette mai di esibire la propria professione di pastore protestante, raggiunge Willa, la vedova dell’uomo, la sposa e cerca di scoprire dove si trovano i soldi. Il segreto però è custodito dai due figli piccoli. Powell inizia a perseguitarli ed avendo già ucciso delle donne per impossessarsi dei loro averi, pensa di liberarsi della donna per avere maggiore possibilità di intimorire i bambini.
The night of the hunter è un film che esalta la forza ipnotica, magica, creatrice del cinema, ed è un’opera composita, “polifonica” che fonde culture, fonti e generi diversi, come la fiaba classica, il fantastico, il gotico, l’espressionismo, il surrealismo, il noir, il thriller, riferimenti biblici, letture psicanalitiche. È un film ricco di simboli, visionario, notturno, sospeso tra il meraviglioso e l’orrore visti come inseparabili facce di una stessa medaglia, quella del mondo trasfigurato attraverso gli occhi, la mente, l’immaginazione dei bambini. È un incubo infantile, viaggiante sul doppio binario della storia nera e del racconto fiabesco. È un’opera sull’infanzia vista come baluardo di resistenza alla violenza, alla ferocia, alla crudeltà degli uomini. Segue un percorso di formazione, quello di John, che riesce a crescere solo nel momento in cui si distacca dalla figura e dal ricordo del padre naturale. Ed è un film sui rapporti tra bambini e adulti, tra figli e genitori: abbiamo due padri, il padre naturale (morto, assente, o presente solo come ricordo) e il padre adottivo, Powell (l’orco delle favole), entrambi figure negative, criminali; e abbiamo due madri, la madre naturale (la vittima sacrificale) e l’anziana Rachel, il solo personaggio adulto totalmente positivo (la fata delle fiabe). Uno dei fulcri del film è la rappresentazione della lotta tra Bene e Male, tradotta visivamente con lo scontro espressionista tra luci e ombre, che contribuiscono a creare la dimensione fantastica che domina il film, accentuata da natura e animali (la fuga notturna lungo il fiume). Il film è anche un attacco al fanatismo, al fondamentalismo cristiano, al moralismo intollerante. La narrazione ha un andamento sciolto, libero, procede non secondo consequenzialità logica, bensì seguendo un percorso poetico, metaforico.
Il film offre una delle migliori interpretazioni di Robert Mitchum, che sette anni dopo, ne Il promontorio della paura, vestirà nuovamente i panni di un personaggio molto simile. Nel cast pure Lillian Gish, omaggio vivente al cinema di David W. Griffith, amatissimo da Laughton oltre a Shelley Winters, bravissima nella sua recitazione sopra le righe.
Rivalutato costantemente nel tempo e meritoriamente restaurato di recente dalla Cineteca di Bologna, il film merita di essere scoperto da quanti ancora non lo conoscono e rivisto da quanti già lo apprezzano, tanto più che rivela sempre qualcosa che era sfuggita in precedenza.

Autore: Redazionale

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