Di ruspa e di governo. Un DASPO per Salvini (che ammicca alla violenza nello sport)

  

Di ruspa e di governo

 

UN DASPO PER SALVINI

 

Preferita la violenza sportiva a quella politica

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“Non si può morire andando a vedere una partita!”. Questa la considerazione che molti commentatori TV hanno lanciato nell’etere dopo la morte del tifoso varesino, avvenuta durante un assalto armato ad alcuni supporter del Napoli, prima della partita con l’Inter a San Siro. I giornalisti fanno il loro mestiere: spiegare agli altri quello che non capiscono. Basterebbe chiedere alle centinaia di arbitri, aggrediti ogni anno in tanti campi d’Italia, quale è il problema: il calcio è una zona franca.

Qualche anno fa fece scalpore la notizia che alcuni estremisti di sinistra facevano parte degli “ultras” del Livorno. La notizia era che questi violenti erano di sinistra, mentre nella stragrande maggioranza i tifosi violenti hanno movenze e rituali di estrema destra, partendo dall’esistenza in ogni tifoseria di “falangi”, che si denominano riferendosi al fascismo. Ma il problema non è nell’ideologia politica dei “tifosi” violenti, la questione è perché hanno libera possibilità di azione negli stadi (e fuori) con morti e feriti, con il coinvolgimento, spesso, di società e malavitosi.

Il problema è quello di avere lasciato una gran massa di violenti nella libertà di organizzarsi per un controllo degli stadi. Forse si preferisce rinchiudere negli stadi la violenza, che potrebbe essere politica, se questa avesse libero sfogo nelle altre aree delle città. La scelta politica di tutti gli ultimi governi è stata ufficialmente suggellata dalla clamorosa stretta di mano tra Salvini ed un capo ultras durante una partita del Milan.

In qualunque altro stato occidentale un fatto di tale portata non sarebbe passato come un gesto goliardico: “una stretta di mano tra indagati” (Salvini). Vista la gravità degli ultimi eventi, proponiamo allo stesso Ministro degli Interni di auto- infliggersi una modesta sanzione: un DASPO per lui stesso, che duri sino alla fine del governo gialloverde.

 

 

Autore: Francesco Nicolosi Fazio

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