“…Noi che siamo la miglior cosa che abbia prodotto al mondo la bella madre natura”. Parola di Mirandolina, avanguardia femminista del ‘700

  

“…Noi che siamo la miglior cosa che abbia prodotto al mondo la bella madre natura”. Parola di Mirandolina, avanguardia femminista del ‘700

Un capolavoro drammaturgico di celebre autore, un regista talentuoso, un’attrice versatile di grande forza interpretativa e umana ed ecco la novità teatrale “Mirandolina” prendere il vento come gli “Aquiloni”, per citare uno dei tanti interessanti spettacoli del nostro giovane regista Nicola Alberto Orofino. De “La Locandiera” di Goldoni, uno dei ritratti più accattivanti del padre della Riforma del teatro, la coppia Orofino-Buffa Calleo ha saputo offrire originali spunti di riflessioni sull’emancipazione femminile, schiacciata nel Settecento da una visione maschilista che continuava a cavalcare subdolamente il secolo dei Lumi, al di là delle conquiste e delle ambizioni delle donne. In una pièce lontana dalla musicalità veneta, tra dialetti dell’italo suolo, velata da ironie e sarcasmi, assistiamo divertiti alle maliziose e vendicative strategie dell’eterno femminino incarnato da Mirandolina, feroci fin quasi al sadismo, ma con garbo e misura, per irretire, abbindolare, soggiogare l’eterno mascolino. Archetipo della forza delle donne, dalla sfida con il cavaliere misogino Mirandolina uscirà vittoriosa, ma forse vinta. L’inattesa capitolazione verso un saggio matrimonio con il servo Fabrizio della novella amazzone infatti insoppettisce alquanto, proprio al culmine del pathos giocoso, sull’onda di un misterioso rapporto con il Cavaliere nero.

Il pregio dell’opera tuttavia non sta soltanto in questo ammiccamento a femminismi ante litteram ed abusati irretimenti del gentil sesso, seduttore sedotto da oscuri cavalieri, roboticamente semoventi sul palco nudo, in connubio allucinatorio con la protagonista in carne ed ossa. Ciò che dà un’impronta originale e pregnante all’opera è il crescendo tonale, che dall’incipit colloquiale e domestico culmina in una sorta di epica tragedia annunciata, rovesciando generi e stilemi. In scena, dominatrice incontrastata, Carmela Buffa Calleo, dichiaratasi al pubblico attrice con tanto di diploma accademico, appassionata di Mirandolina e decisa a interpretarla anche da sola. Spostatasi poi agevolmente sul piano della finzione la vediamo   attraversare mirabilmente l’intera commedia, dal monologo ai fitti dialoghi dei personaggi rappresentati da inquietanti giocattoli. Unici e affascinanti elementi di scena bambole e robot trascinano e coinvolgono in una suspence da thriller, fino alla capitolazione finale. Rovesciare una sapida commedia in latente dramma è il coup de scene inaspettato che conferma l’ispirazione drammaturgica della triade. Si può attraversare un classico con sensibilità moderna e godere della bellezza del testo parimenti all’impronta nuova e originale del teatro contemporaneo. Questa “Mirandolina” , per la prima volta a Catania dopo il primaverile debutto a Noto, ne è un brillante e calzante esempio.

MIRANDOLINA

Tratto da La locandiera di Carlo Goldoni

Con

Carmela Buffa Calleo

Drammaturgia scenica e regia di Nicola Alberto Orofino

Costumi Sorelle Rinaldi

Impianto scenico Vincenzo La Mendola

Assistente alla regia Gabriella Caltabiano

Produzione Centro Teatro Studi

Al Teatro del Canovaccio di Catania

Autore: Anna Di Mauro

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