Coro greco per ‘Eracle’. Il dramma di Euripide, regia di Massimo Mesciulam, alla Sala Mercato del Teatro Nazionale di Genova

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Coro greco per ‘Eracle’. Il dramma di Euripide, regia di Massimo Mesciulam, alla Sala Mercato del Teatro Nazionale di Genova

Questa nuova trasposizione del dramma scritto da Euripide nel 415 a.c. frutto della maturità dei suoi 70 anni, dimostra la modernità e la piacevolezza di un testo che ha superato indenne il trascorrere del tempo e che offre sempre nuove possibili riletture.

Nata con intendimenti didattici nell’ambito della Scuola Mariangela Melato del Teatro Nazionale di Genova e presentato con buon riscontro al Festival Internazionale Your Chance di Mosca – prestigiosa vetrina per le scuole di recitazione di tutta Europa – dopo il successo ottenuto lo scorso anno nei passaggi al Teatro Duse e nella stessa Sala Mercato viene riproposta con gli stessi interpreti, che appaiono ancora più affiatati avendo acquisito sempre maggiori motivazioni.

Prevale su tutto la precisa – ottima davvero la funzionale trasposizione – regia di Massimo Mesciulam, convinto che “le esercitazioni offrono l’occasione di affrontare testi celebri ignorando il peso della reputazione e sacralizzazione”, rilegge in maniera interessante senza mai volere imporre linguaggi che non siano legati alla tradizione greca, cercando di trovare escamotage narrativi che arricchiscano quanto scritto dal drammaturgo.

Il regista dice che “Il testo pur mantenendo tutte le parole scritte da Euripide è coralizzato: non c’è solo il Coro dei Vecchi ma anche quello delle Donne e dei Giovani. Anche le lunghe battute di Anfitrione e Megara sono state affidate a questa funzione portante collettiva. Il sottotitolo potrebbe essere Eracle lo sfortunato, una storia commovente perché già quando nasce ha contro gli dei”.

Questa polifonia viene ulteriormente sviluppata con l’inserimento di due musicisti, un fisarmonicista ed un chitarrista, che si esprimono anche in dialoghi capaci di comunicare grandi emozioni col suono dei loro strumenti.

Nel caso di Matteo Palazzo – dotato di estrema padronanza della scena – si aggiunge l’impegno di incarnare l’Eracle che al inizio del dramma viene sempre nominato e mai visto. Vestito con un mantello con cappuccio, si spoglia di questi abiti per trasformarsi nel Re del quale in molti speravano il ritorno.

I costumi sono rappresentati da abiti stile inizio novecento, con palandrane per i vecchi, gonne lunghe per le donne. Questo minimalismo permette ai dialoghi di diventare protagonisti incontrastati.

Stesso discorso per i fondali, teli bianchi senza orpelli, e oggetti d’arredamento rappresentati da qualche sedia o poltroncina.

La bravura di Mesciulam sta nell’essere riuscito a creare uno spettacolo godibile che mette al bando qualsiasi tono melodrammatico, riuscendo così ad avvincere totalmente lo spettatore.

Valutando la complessità di un dramma considerato da molti particolarmente ostico, è una grande vittoria. L’eroe non appare nella prima parte ma poi lo vediamo in tre situazioni molto diverse tra loro: trionfatore e uccisore del tiranno Lico, poi costretto dalla Dea Era a divenire assassino dei propri figli, infine triste e disperato ma disponibile verso l’amicizia di Teseo che lui aveva aiutato a fuggire dall’Ade.

Eracle è uno dei grandi eroi della mitologia ellenica, e le sue dodici fatiche rappresentano un percorso di vita, di sofferenza, di capacità di superare ogni ostacolo guidato e spinto dalla volontà di uomo che vive di ideali, e che per quelli è disposto a morire. Semidio, è figlio di Zeus e Alcmena.

Affronta le paure dei più ed entra nel Mito con dodici imprese “impossibili”: il leone di Nemea, Idra di Lerna, la cerva di Cerinea, il cinghiale di Erimanto, le stalle di Augia, gli uccelli del lago Stinfalo, il toro di Creta, le cavalle di Diomede, la regina delle Amazzoni, i buoi di Gerione, il giardino delle Esperidi, Cerbero; per quest’ultima scende negli inferi dove rischia di rimanere per sempre.

Eracle è atteso dal padre Anfitrione, dalla devota moglie Megara e dai tre figli. Quando fa ritorno a casa, viene a sapere che i suoi familiari potrebbero essere uccisi dal tiranno Lico: non esita a tendergli un agguato per rendere giustizia. Ma per volere della dea Era, Eracle impazzisce uccidendo moglie e figli. Tornato lucido l’eroe intende suicidarsi ma viene dissuaso dall’amico Teseo che lo porta con sé ad Atene.

Scheda spettacolo:

Francesco Bovara

Giuseppe Brunetti

Simone Cammarata

Roberta Catanese

Valentina Favella

Riccardo Marinari

Silvia Napoletano

Matteo Palazzo

Francesco Patanè

Alessandro Pizzuto

ERACLE

di Euripide

Musiche Riccardo Marinari, Matteo Palazzo

Effetti sonori Francesco Patanè

coreografie Claudia Monti

regia Massimo Mesciulam

produzione TEATRO NAZIONALE DI GENOVA

Autore: Furio Fossati

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