Donnellan dirige “La tragedia del vendicatore” di Middleton (versione di Massini, alla Pergola di Firenze), capolavoro “pulp” del ‘600

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Donnellan dirige “La tragedia del vendicatore” di Middleton (versione di Massini, alla Pergola di Firenze), capolavoro “pulp” del ‘600

Al Teatro della Pergola, da mercoledì 12 a domenica 16 dicembre, il maestro della regia Declan Donnellan dirige per la prima volta un cast tutto italiano ne La tragedia del vendicatore di Thomas Middleton, nella versione di Stefano Massini. Un inesorabile testo del Seicento su violenza, sopruso e corruzione, che pare una fotografia contemporanea. Un capolavoro “pulp” che gronda orrore e crudeltà, generoso di assassinii, incesti, intrighi ed efferatezze.

È materia viva di vendetta – ha affermato Declan Donnellan – ha forti componenti di derivazione medievale nel senso della morte e della corruttibilità della carne, l’affascinato orrore per il peccato, e l’uso di personaggi chiaramente simbolici”.

La minaccia è incombente, cresce come un tumore invisibile fino a scoppiare, alimentata dal rancore e dall’ingiustizia. Il governo è corrotto, invischiato in loschi affari, e il popolo si compra al prezzo dei beni di consumo.

Una giovane donna assassinata da un Duca lussurioso. Un ragazzo che vive solo per vendicarla. Nessuno si salverà dal suo pugnale. Scritta nel 1606, nei primi anni del regno di Giacomo I, tra il dilagare della corruzione e del malcostume, questa brutale revenge play riflette una visione del mondo cupa e disperata. Fu diretta in Italia la prima e unica volta nel 1970 da Luca Ronconi, quando ancora veniva erroneamente attribuita a Cyril Tourneur.

Benché il testo di Middleton sia un esplicito ritratto della corruzione della corte d’Inghilterra – ha detto Declan Donnellan – il testo è ambientato nella malvagia Italia cattolica. All’epoca l’Italia era un luogo proibito che ben pochi inglesi avrebbero visitato. L’Europa cattolica rappresentava, per gli inglesi protestanti, un altrove simile a quel che la Russia sovietica incarnava quando eravamo ragazzi: era il potenziale invasore, latore di un’ideologia perniciosa.”

Thomas Middleton fu contemporaneo di William Shakespeare (era di sedici anni più giovane del Bardo). Entrambi si affermarono in una Londra teatro di cambiamenti dirompenti. Era un tempo di boom economico e bancarotta; regnava un enorme malcontento, colpevolmente ignorato, che fu sul punto di distruggere il mondo dei due autori.

Ne La tragedia del vendicatore – ha spiegato Donnellan – Middleton contrappone la moralità del clan puritano e calvinista del vendicatore alla corte italiana, cattolica, lussuriosa e dissoluta. Attribuisce ai personaggi della sua pièce nomi ‘parlanti’, così da connotarne fin da subito il ruolo e il comportamento: Vindice, che vendica l’amante uccisa usando il teschio di lei come arma contro il Duca, l’avvelenatore; ci sono Spurio, Supervacuo, Lussurioso, Ambizioso, Castiza. Il dramma riflette la visione dell’autore: isolamento ascetico e rinuncia sono l’unico antidoto all’azione inquinante del potere.”

Acclamato per i suoi allestimenti shakespeariani (Cimbelino nel 2007, Macbeth nel 2010, Racconto d’inverno nel 2016), più volte insignito del Premio Laurence Olivier e Leone d’oro alla Biennale Teatro, Donnellan, che di recente ha ricevuto il prestigioso Premio Stanislavski, mette in luce una società spaventosamente contemporanea: ossessionata dall’ipocrisia, dalla celebrità, dalla posizione sociale e dal denaro, dominata dal narcisismo e da un bisogno compulsivo di autorappresentarsi per convincere gli altri, ma soprattutto se stessi, di essere buoni e belli.

Il pubblico troverà delle somiglianze con il nostro mondo? – è intervenuto Declan Donnellan – presumo di sì, perché quando un testo parla di identità, corruzione, consumismo, bancarotta spirituale, non possiamo non sentirlo contemporaneo. Ma non era questa la mia intenzione, e non dovremmo mai dimenticare che un’opera d’arte non trasmette altro che se stessa.”

Sulla sua prima regia con attori italiani, Donnellan ha così concluso: “Il vero problema non è la lingua i cui dirigo, ma il linguaggio in generale. Ci sono cose che le parole non dicono. Ma grazie al teatro possiamo usare l’immaginazione.”

12 – 16 dicembre

(ore 20:45, domenica ore 15:45)

Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa, ERT – Emilia Romagna Teatro Fondazione

LA TRAGEDIA DEL VENDICATORE

di Thomas Middleton

versione italiana Stefano Massini

con Ivan Alovisio, Alessandro Bandini, Marco Brinzi, Fausto Cabra, Martin Ilunga Chishimba, Christian Di Filippo, Raffaele Esposito, Ruggero Franceschini, Pia Lanciotti, Errico Liguori, Marta Malvestiti, David Meden, Massimiliano Speziani, Beatrice Vecchione

scene e costumi Nick Ormerod

luci Judith Greenwood, Claudio De Pace

musiche Gianluca Misiti

drammaturgia e regia Declan Donnellan

Durata: 1h e 50’, atto unico.

 

Autore: Matteo Brighenti

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