Femmineccidi. Studio per “Carne da macello”

  

FEMMINECCIDI*

Studio per Carne da Macello.

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Il presidente della più grande associazione imprenditoriale d’Italia, accusato di gravi molestie sessuali, viene accolto dall’assemblea degli iscritti con una “standing ovation”. Non è una notizia di decenni fa, ma è accaduto alla vigilia di questa giornata contro i femminicidi, 25/11/2018. Molto c’è ancora da fare nella mentalità di tanti uomini, ma anche di  alcune donne, che applaudivano. Chissà costoro come reagirebbero assistendo allo spettacolo che proprio il 25 è stato rappresentato con grande successo allo Stabile.

Valentina Ferrante e Micaela De Grandi riescono brillantemente a produrre una piece veramente nuova, su un tema che è un eufemismo definire scottante. Inutile parlare dei rischi elegantemente superati, concentriamoci sul risultato: approfondire e fare teatro, giungendo nel cuore dei sentimenti del pubblico, perforando la corteccia cerebrale e giungendo dentro la bestiale amigdala, centro dei peggiori atavismi che, ben oltre il 2000, ancora ci governano, particolarmente con e negli atti violenti, prestazioni dove eccellono i maschi.

Le scene, i suoni, la narrazione, l’analisi scientifica, diventano un’insieme di stimoli positivi che coinvolgono lo spettatore, mettendolo di fronte alla sua natura bestiale, che tanti non riescono a governare. Difatti le reazioni del pubblico sono tutte prova dell’efficacia del metodo: dal lugubre silenzio al risolino compresso, per poi esplodere nell’applauso liberatorio, a scena aperta. Teatro vero che vale cento sedute di analisi  (anche grazie dell’apporto di una sessuologia in scena), soprattutto per il grande impatto emotivo che ci offre. Una funzione culturale e sociale, che ci rimanda al teatro degli antichi greci, cerimonia sacra. In fondo Valentina e Micaela bene si muovono sulle sacre  pietre.

Le storie dei femminicidi, rappresentati in scena, offrono anche lo spunto per esempi di grande recitazione, che poteva essere solo al femminile: Laura Giordani la madre siciliana che evoca e modula, vocalmente ed emotivamente, il dolore del lutto, alternato alla folle risata devastante; Elisabetta Anfuso, l’araba lapidata, che fa vibrare la sua voce in musica, perché la violenza è frutto dell’intera società, del mondo; Valentina Ferrante la venditrice televisiva, mercante del dolore e del delitto, l’esatto opposto del materno amore ; Micaela  De Grandi  la donna in carriera, vittima di sé stessa e materialmente del marito, suo rivale nel ruolo nella società;  Giovanna Criscuolo, la moglie che nega l’evidenza,  nascondendosi nell’impossibile unità della famiglia, trasformandosi in vera e propria “Carne da Macello”.

Elegante la incombente presenza di Raniela Ragonese, che guida silente le vicende e mostra l’ineluttabile, sino alla morte, chiudendo lo spettacolo con un movimento, come di danza, che si libra con le ali di una farfalla, che è vita e morte.

Spettacolo robusto.  Da vedere, da capire, da far girare.

                                                          

*Il titolo è la somma di femmine ed eccidi

Autore: Francesco Nicolosi Fazio

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